Tratto da L’Osservatore Romano

L’egoismo non porta da nessuna parte. L’amore invece libera. Per questo chi è capace di vivere la propria vita come “un dono da dare agli altri” non resterà mai solo e non sperimenterà mai “il dramma della coscienza isolata”, facile preda di quel “Satana cattivo pagatore” sempre “pronto a truffare” chi sceglie la sua strada. È il messaggio che Papa Francesco ha lasciato questa mattina, martedì 14 maggio, a quanti hanno partecipato alla messa celebrata nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

Commentando le letture del giorno, tratte dagli Atti degli apostoli (1, 15-17, 20-26) e dal vangelo di Giovanni (15, 9-17), il Papa ha esordito ricordando che in questo tempo di attesa dello Spirito Santo torna il concetto dell’amore, il comandamento nuovo: “Gesù ci dice una parola forte: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. L’amore più grande: dare la sua vita. L’amore va sempre per questa strada: di dare la sua vita. Vivere la vita come un dono, un dono da dare. Non un tesoro per conservare. E Gesù l’ha vissuta così, come dono. E se si vive la vita come dono, si fa quello che Gesù vuole: “Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto””. Dunque non bisogna bruciare la vita con l’egoismo. A questo proposito il Pontefice ha riproposto la figura di Giuda, il quale ha un atteggiamento contrario a chi ama, perché “mai ha capito, poveretto, cosa sia un dono”. Giuda era uno di quegli uomini che non compiono mai un gesto di altruismo e che vivono sempre nella sfera del proprio io, senza lasciarsi “prendere dalle situazioni belle”. Atteggiamento che, invece, è proprio della “Maddalena, quando lava i piedi di Gesù con il nardo, tanto costoso”. È un momento “religioso – ha affermato il vescovo di Roma – un momento di gratitudine, un momento di amore”. Giuda invece vive distaccato, nella sua solitudine, e continua su quella strada. “Un’amarezza del cuore” l’ha definita il Santo Padre. E così “come l’amore cresce nel dono”, anche l’altro atteggiamento, quello “dell’egoismo, cresce. Ed è cresciuto, in Giuda, fino al tradimento di Gesù”. Chi ama, ha detto in sostanza il Papa, dà la vita come dono; chi è egoista, tradisce, resta sempre solo e “isola la sua coscienza nell’egoismo, in quel curare la propria vita; ma alla fine la perde”.

E cadere nell’egoismo è facile per tutti. Il Papa ha indicato ancora una volta l’esempio di Giuda, il quale “era un idolatra, attaccato ai soldi. Giovanni lo dice: era un ladro. E questa idolatria lo ha portato a isolarsi dalla comunità degli altri: questo è il dramma della coscienza isolata”. Quando un cristiano incomincia a isolarsi, “isola la sua coscienza dal senso comunitario, dal senso della Chiesa, da quell’amore che Gesù ci dà”. E alla fine, proprio come Giuda, perde la sua vita. “Giovanni – ha ricordato il Pontefice richiamando il racconto evangelico – ci dice che “in quel momento Satana entrò nel cuore di Giuda”. E, dobbiamo dirlo: Satana è un cattivo pagatore. Sempre ci truffa: sempre!”.

Dunque ci sono due strade da scegliere: vivere la vita per sé o viverla come dono, cioè come “ha fatto Gesù: “Come il Padre mi ha amato, così mi invia per amore e io mi dono per amore””. In questi giorni di attesa della festa dello Spirito Santo – ha concluso il Santo Padre – “chiediamo: “vieni, vieni e dammi un cuore largo, che sia capace di amare con umiltà, con mitezza””. E “chiediamogli anche che ci liberi sempre dall’altra strada, quella dell’egoismo, che alla fine finisce male”.

Con il Papa hanno concelebrato, tra gli altri, i presuli colombiani Ricardo Antonio Tobón Restrepo, arcivescovo di Medellín, e Fabio Duque Jaramillo, vescovo di Garzón, e lo spagnolo Jesús García Burillo, vescovo di Ávila. Fra i presenti, un gruppo di dipendenti dei Musei Vaticani e alcuni seminaristi ospiti del Pontificio Collegio Portoghese.