di Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio

Non solo Austria, Germania, Irlanda, Belgio e pochi giorni fa la Svizzera, ma da oggi anche la Slovacchia.

Si allarga a macchia d’olio il fronte dei cattolici che Roma non sa in quale altro modo qualificare se non con l’appellativo di “irrequieti”, semplici fedeli che assieme a diversi sacerdoti chiedono a Roma continue riforme: non soltanto la concessione dell’eucaristia ai divorziati risposati ma anche l’annullamento dell’obbligo del celibato sacerdotale.

Il Forum teologico della Slovacchia è l’ultimo baluardo dell’antagonismo cattolico nato in Europa. Presieduto dal sessantenne Karol Moravcik, parroco a Bratislava, il Forum dichiara di appoggiare in tutto quella Pfarrer-Initiative (PI) – fondata nel 2006 da monsignor Helmut Schüller – che in Austria da tempo tiene sulle spine il primate cardinale Christoph Schönborn proprio sul nodo delicato del celibato: “Comprendiamo il senso e il contenuto del vostro appello alla disobbedienza del 19 giugno 2011 – ha scritto il Forum alla Pfarrer-Initiative il 3 marzo scorso –, come comprendiamo e apprezziamo le iniziative di altri movimenti cattolici di riforma in Austria”. E ancora: “Vi ringraziamo sinceramente per tutte le vostre attività, in quanto sono a favore di riforme nella chiesa secondo il modello del Vangelo. Così voi lottate anche a nostro nome e per noi, per la forza creatrice della chiesa nel mondo di oggi”.

La situazione della chiesa in Slovacchia è diversa da quella austriaca a causa dell’isolamento dal resto del mondo durato parecchi anni (dal 1950 al 1990). Se è dunque vero che molti fedeli sono alieni alle richieste di riforma, è cosa assodata che le giovani generazioni siano oggi molto combattive in merito.

Secondo Moravcik per molti giovani fedeli il rinnovamento “ è un tema importante”. E a chi gli ricorda l’accusa che da più parti viene fatta a movimenti come il suo di tradire la chiesa mondanizzandola, dice: “Come cattolici per la riforma non siamo affatto persone secolarizzate, senza una vera fede. Non ci adeguiamo allo spirito del tempo come ci dicono, ma allo spirito del Vangelo nell’oggi”.

La richiesta del Forum è un lungo documento che molto fa preoccupare il Vaticano. Il punto due, in perticolare, quello cioè dedicato all’eucaristia, solleva apprensione: “Intendiamo la celebrazione eucaristica come evento della comunità che si immerge nell’amore di Cristo. Facciamo perciò notare la differenza tra la celebrazione dell’eucaristia secondo le norme della chiesa e l’esempio di Gesù. Ci impegniamo affinché la celebrazione eucaristica esprima accoglienza e includa anche coloro che, secondo i regolamenti della chiesa, si sentono esclusi da questa celebrazione comunitaria, benché vogliano vivere la stessa cosa a cui Cristo fece partecipare i giusti ma anche gli ingiusti, i peccatori. Egli ha infatti cercato prima di tutto i peccatori. Oggi dobbiamo, analogamente, andare incontro a tutti i cattolici battezzati come sono i cosiddetti ‘gruppi problematici’, come ad esempio i divorziati risposati”.

La battaglia è sempre la medesima. Da una parte il Vaticano che, pur chiedendo di seguire semplicemente la dottrina, viene visto da questi gruppi come forza ostile, oscurantrice, nemica del nuovo e delle diversità. Dall’altra questi gruppi che la Santa Sede fatica a contenere: vorrebbe il dialogo con loro ma teme che questo dialogo degeneri in concessioni che essa reputa illecite.

Al punto tre il Forum parla dei preti e motiva così la richiesta dell’annullamento dell’obbligo del celibato sacerdotale: “Ricordiamo alle gerarchie ecclesiastiche, ma anche a tutti i fedeli, le loro responsabilità e attiriamo l’attenzione sul carico eccessivo di lavoro per i preti in servizio nelle parrocchie. Ci si aspetta da loro un grande impegno lavorativo, ma ci si interessa poco di sapere in quali condizioni devono vivere e lavorare. La gerarchia della chiesa in Slovacchia sposta i preti da un posto all’altro senza chiedere l’assenso né a loro né ai membri delle loro parrocchie. Questo offre l’impressione che i vescovi ritengano giusto che i preti non debbano trovare ‘casa loro’ da nessuna parte, ma che debbano essere sempre a disposizione come soldati al fronte. Le strutture e l’intero contesto della chiesa obbligano i preti ad agire come manager della vita ecclesiale e a funzionare come ‘esecutori’ di riti, senza poter entrare in relazioni personali. I nostri preti celebrano la messa troppo spesso: alla domenica fino a quattro volte, nei giorni feriali due volte, e nelle festività le celebrazioni eucaristiche diventano un lavoro massacrante”.