Intervento dell’Arcivescovo Migliore al Consiglio Economico e Sociale

di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, giovedì, 2 aprile 2009 (ZENIT.org).- L’aumento della popolazione, lungi dall’essere un freno per lo sviluppo, lo alimenta e lo favorisce, ha affermato l’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Il presule è intervenuto questo mercoledì a New York alla 42ª sessione della Commissione su Popolazione e Sviluppo del Consiglio Economico e Sociale constatando che “la popolazione è vista come un ostacolo a un maggiore sviluppo sociale ed economico anziché come elemento fondamentale per il successo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) e lo sviluppo sostenibile”.

Secondo l’Arcivescovo, sembra che “la stessa organizzazione che ha lanciato gli OSM quindici anni fa stia dando priorità al controllo della popolazione e a far sì che i poveri accettino queste disposizioni piuttosto che concentrarsi in primo luogo sui suoi impegni relativi all’istruzione, all’assistenza sanitaria di base, all’accesso all’acqua e all’impiego”.

Se in passato molti demografi e politici avvertivano che una crescente popolazione mondiale avrebbe creato un “fardello schiacciante” sul mondo con “spaventose conseguenze come carenza di cibo, fame di massa, distruzione ambientale e conflitti per le risorse”, ricorda, a quindici anni di distanza “la crescita della popolazione ha iniziato a diminuire, la produzione alimentare aumenta al punto da sostenere una maggiore popolazione e viene perfino deviata verso la produzione di combustibile”.

In questa situazione, per monsignor Migliore “è quasi ironico che la distruzione ambientale sia perpetrata in primo luogo da Stati con bassi tassi di crescita e che i Paesi sviluppati stiano sostenendo l’aumento della popolazione interna mentre lavorano per ridurla nei Paesi in via di sviluppo”.

I più elevati indici di natalità in Africa negli ultimi decenni, osserva, sono ritenuti dagli esperti estremamente utili per far sì che il continente abbia una forza lavoro capace di fornire “un vantaggio senza precedenti in termini economici su regioni la cui popolazione che invecchia presenta crescenti sfide economiche”.

“Per capitalizzare questa opportunità, per l’Africa e in fondo per il mondo intero”, secondo l’Arcivescovo è necessario “un maggiore impegno” “per fornire assistenza economica e investimenti nel capitale umano e nelle infrastrutture per sostenere la crescita”.

Per questa ragione, “programmi di finanziamento che si concentrano sulla riduzione dell’aumento della popolazione piuttosto che sul favorire un ambiente per lo sviluppo rallenteranno il raggiungimento degli OSM”.

Il presule ha quindi ribadito che la stabilizzazione della popolazione e la necessità di promuovere lo sviluppo sono “questioni serie”, sottolineando che la Santa Sede ritiene che per affrontare la questione dello sviluppo globale ci si debba in primo luogo concentrare su “programmi e valori che sostengono lo sviluppo personale e sociale”.

“L’accesso all’istruzione, le opportunità economiche, la stabilità politica, l’assistenza sanitaria e il sostegno alla famiglia devono restare le basi per raggiungere gli OSM”, ha dichiarato l’Osservatore, ricordando che queste priorità nel corso della storia hanno rappresentato “la piattaforma per la crescita economica e sociale”, favorendo anche “la paternità responsabile”.

Dal canto suo, la Santa Sede continua a operare “in prima linea”, mostrando “mediante la sua presenza continua e l’enfasi sul fornire un’istruzione accessibile e di qualità, assistenza sanitaria, accesso al cibo e rispetto per tutti i diritti umani” che “la cura dei poveri, insieme alla riduzione della povertà globale, è un modello per un approccio allo sviluppo centrato sull’essere umano”.

Il presule ha concluso il suo intervento con un riferimento all’aborto, dichiarando che non è “una forma legittima di salute, diritti o servizi a livello sessuale e riproduttivo”.

Allo stesso modo, ha auspicato che “le organizzazioni internazionali e i politici mantengano o, dove necessario, reindirizzino gli sforzi pubblici verso un approccio centrato sull’uomo per raggiungere gli OSM”.