L’arcivescovo Antonio Mennini: «Sul matrimonio e la sacralità della vita umana, siamo uniti con musulmani ed ebrei».
Quando venne nominato nunzio in Gran Bretagna, l’arcivescovo Antonio Mennini fu salutato dai media come la scelta morbida di un Papa preoccupato di calmare i conflitti fra la Chiesa e il secolarismo inglese. L’arcivescovo, però, non è di certo disposto a tacere quando in pericolo c’è il rispetto della natura umana. IlDaily Telegraph di venerdì scorso scrive di un suo discorso davanti ai vescovi cattolici di Inghilterra e Galles in cui si afferma la volontà di unire gli sforzi per difendere il matrimonio naturale contro «quelle che il Papa ha chiamato correnti politiche e culturali che cercano di alterare la definizione legale del matrimonio». Il 9 marzo scorso, infatti, Benedetto XVI ha richiesto uno «sforzo coscienzioso della Chiesa per resistere a queste pressioni», sforzo che «esige una difesa ragionata del matrimonio come istituzione naturale costituita da una comunione specifica di persone, fondamentalmente radicata nella complementarietà dei sessi e orientata alla procreazione».

Mennini ha indicato la via:«Mi sembra che, per quanto riguarda l’istituzione del matrimonio e la sacralità della vita umana, abbiamo molto in comune con la posizione della comunità ebraica e con la maggioranza dei rappresentanti del mondo islamico». Già il mese scorso, infatti, il Consiglio musulmano della Gran Bretagna aveva levato la voce contro il progetto di legge del premier David Cameron. In Scozia, invece, il Consiglio degli Imam di Glasgow ha firmato una risoluzione che descrive la legalizzazione del matrimonio omosessuale come un attacco alla fede e alle convinzioni fondamentali. Mentre il rabbino delle sinagoghe unite di Mill Hill, a nord di Londra, ha accusato il governo di assalto ai valori religiosi e umani. Mentre l’associazione medica islamica ha parlato di due milioni di musulmani che vivono in Gran Bretagna, 30 milioni in Europa Occidentale e di un miliardo e seicento nel mondo certi che «il matrimonio è solo tra uomo e donna», come «insegnano anche l’ebraismo e il cristianesimo». Parecchi membri della Chiesa anglicana hanno infine lanciato una petizione, la “Coalition for Marriage”, che è già stata firmata da vescovi e associazioni cattoliche, da molti ebrei e da diversi musulmani.

L’attacco alle istituzioni naturali sta portando con sé un’inaspettata e «nuova Santa Alleanza», come l’ha chiamata Majid Katme, presidente dell’Associazione Medica Islamica: «È ora di stabilirla tra i membri delle diverse fedi e tra gli uomini di buona volontà». È un fatto di speranza questo, in tempi difficili. Anche perché non isolato, né circoscrivibile ai confini inglesi. In America, proprio in questi mesi, i membri delle diverse religioni stanno infatti scoprendo un’unità analoga per la difesa della libertà religiosa e del matrimonio. In controtendenza rispetto all’idea che la negazione della propria identità possa generare per lo meno tolleranza. Affermare la propria identità si sta dimostrando l’unica via per sopravvivere e per convivere realmente.

di Benedetta Frigerio a Tempi.it