Tommaso d’Aquino, il futuro dottore angelico, nacque nel 1225 nel castello di Roccasecca, vicino Caserta, in Campania. Egli è l’erede di un nome prestigioso e di una fortuna economica, cose che non si abbandonano alla leggera. A Napoli dove si reca a studiare, conosce i frati predicatori del convento di San Domenico e  rimane affascinato dal loro stile di vita religiosa. Pertanto, Tommaso ha scelto. Quando rientra a casa sua alla fine dei suoi studi, egli annuncia ai suoi genitori che vuole essere frate domenicano. Per diversi anni sarà un rinomato professore e scrittore di teologia. La mattina del 7 marzo 1274 muore all’età di 49 anni. Nel 1323 viene canonizzato e nel secolo XV riceve il titolo di dottore della Chiesa. E’ il patrono degli studenti delle università cattoliche, dei librai e dei filosofi. San Tommaso riguardo al Purgatorio e sul come aiutare le anime in purificazione nell’aldilà, in una lunga lettera scritta ad un Cantore di Antiochia …

… afferma che tutta la chiesa prega in suffragio dei fedeli defunti. Ovviamente la Chiesa non prega per quelli che sono all’Inferno, perché lì non c’è liberazione e nemmeno prega per coloro che godono della visione divina in Paradiso perché hanno raggiunto il vero obiettivo della vita; non resta quindi altro da pensare che ci sia una pena purificatrice per i peccati dopo questa vita terrena e la Chiesa prega per la remissione di tali pene. Sua sorella Marotta, badessa di Santa Maria a Capua morì nel 1257 ed apparve a Tommaso mentre questi si trovava a Parigi.

Marotta gli chiese di celebrare delle sante messe per liberarla dal Purgatorio ed il santo supplicò i sacerdoti studenti che partecipavano alle sue lezioni di pregare per la sua defunta sorella. Guglielmo di Tocco scrive: “Maestro Tomaso…che parlava più di cose celesti che di cose terrene, aveva frequenti consolazioni da parte di cittadini del cielo. Si narra a proposito di ciò, che mentre si trovava a Parigi, gli apparve sua sorella in sogno visionario. Mentre gli diceva di trovarsi in purgatorio, lo pregò che celebrasse un certo numero di messe.

Essa sperava di essere liberata per mezzo di questo prezioso aiuto. Allora Tomaso radunò i suoi studenti e li pregò di celebrare delle sante messe e di fare delle preghiere per l’anima di sua sorella. Quando più tardi san Tomaso si trovava a Roma, gli apparve di nuovo sua sorella in una visione e gli rivelò che ora era stata liberata dal purgatorio e grazie alle sante messe che lei aveva chiesto ora godeva della gloria del cielo. Avendogli poi il santo chiesto di sé stesso, come stavano le cose, essa rispose: <Tu, fratello ti trovi in una felice condizione e verrai presto da noi.

Ma a te è riservata una gloria più grande della nostra. Soltanto conserva quello che tu hai>. Quando poi chiese di suo fratello Landulfo, essa rispose che era al purgatorio. Di Reginaldo, altro fratello del santo, che era stato tolto di mezzo dall’imperatore Federico II, ella disse che era in paradiso”. Un’altra volta mentre san Tommaso stava pregando nel convento di Napoli gli apparve il suo confratello defunto Padre Romano Rossi Orsini, al vederlo il nostro santo gli disse: “Benvenuto! Quando siete arrivato qui?”. Quello rispose: “Io sono dipartito dalla vita terrena.

Per i tuoi meriti mi fu concesso di mostrarmi a te”. Allora san Tommaso ripresosi dallo stupore per quella improvvisa manifestazione gli chiese: “Se a Dio piace, allora io ti scongiuro di rispondere alla mia domanda: Le mie opere piacciono a Dio?”. Romano rispose: “Le tue opere piacciono a Dio!”. Tommaso allora chiese ancora: “E’ con te come va?” ed il defunto rispose: “Io sono nella Vita eterna, ma fui quindici giorni in purgatorio per via della negligenza di cui mi resi colpevole a causa di un testamento che il vescovo di Parigi mi aveva ordinato di stendere al più presto, io però ho rimandato con negligenza la stesura di esso”.

San Tommaso gli chiese ancora: “Come va con quella questione della quale spesso abbiamo discusso fra noi, se cioè il possesso della scienza che si acquista quaggiù, di là nella Patria celeste rimane?” e quello rispose: “Fratello Tommaso, io vedo Dio, e voi non dovete cercare altro su questa questione!” e Tommaso ancora: “Come vedi Dio? Dimmi se lo vedi senza una infrapposta immagine o mediante rassomiglianza?” ed egli rispose: “Come abbiamo udito, così vediamo nella città del Signore degli eserciti!” e subito dopo scomparve.

Don Marcello Stanzione

da Pontifex.roma.it

Tommaso d’Aquino, il futuro dottore angelico, nacque nel 1225 nel castello di Roccasecca, vicino Caserta, in Campania. Egli è l’erede di un nome prestigioso e di una fortuna economica, cose che non si abbandonano alla leggera. A Napoli dove si reca a studiare, conosce i frati predicatori del convento di San Domenico e  rimane affascinato dal loro stile di vita religiosa. Pertanto, Tommaso ha scelto. Quando rientra a casa sua alla fine dei suoi studi, egli annuncia ai suoi genitori che vuole essere frate domenicano. Per diversi anni sarà un rinomato professore e scrittore di teologia. La mattina del 7 marzo 1274 muore all’età di 49 anni. Nel 1323 viene canonizzato e nel secolo XV riceve il titolo di dottore della Chiesa. E’ il patrono degli studenti delle università cattoliche, dei librai e dei filosofi. San Tommaso riguardo al Purgatorio e sul come aiutare le anime in purificazione nell’aldilà, in una lunga lettera scritta ad un Cantore di Antiochia …

… afferma che tutta la chiesa prega in suffragio dei fedeli defunti. Ovviamente la Chiesa non prega per quelli che sono all’Inferno, perché lì non c’è liberazione e nemmeno prega per coloro che godono della visione divina in Paradiso perché hanno raggiunto il vero obiettivo della vita; non resta quindi altro da pensare che ci sia una pena purificatrice per i peccati dopo questa vita terrena e la Chiesa prega per la remissione di tali pene. Sua sorella Marotta, badessa di Santa Maria a Capua morì nel 1257 ed apparve a Tommaso mentre questi si trovava a Parigi.

Marotta gli chiese di celebrare delle sante messe per liberarla dal Purgatorio ed il santo supplicò i sacerdoti studenti che partecipavano alle sue lezioni di pregare per la sua defunta sorella. Guglielmo di Tocco scrive: “Maestro Tomaso…che parlava più di cose celesti che di cose terrene, aveva frequenti consolazioni da parte di cittadini del cielo. Si narra a proposito di ciò, che mentre si trovava a Parigi, gli apparve sua sorella in sogno visionario. Mentre gli diceva di trovarsi in purgatorio, lo pregò che celebrasse un certo numero di messe.

Essa sperava di essere liberata per mezzo di questo prezioso aiuto. Allora Tomaso radunò i suoi studenti e li pregò di celebrare delle sante messe e di fare delle preghiere per l’anima di sua sorella. Quando più tardi san Tomaso si trovava a Roma, gli apparve di nuovo sua sorella in una visione e gli rivelò che ora era stata liberata dal purgatorio e grazie alle sante messe che lei aveva chiesto ora godeva della gloria del cielo. Avendogli poi il santo chiesto di sé stesso, come stavano le cose, essa rispose: <Tu, fratello ti trovi in una felice condizione e verrai presto da noi.

Ma a te è riservata una gloria più grande della nostra. Soltanto conserva quello che tu hai>. Quando poi chiese di suo fratello Landulfo, essa rispose che era al purgatorio. Di Reginaldo, altro fratello del santo, che era stato tolto di mezzo dall’imperatore Federico II, ella disse che era in paradiso”. Un’altra volta mentre san Tommaso stava pregando nel convento di Napoli gli apparve il suo confratello defunto Padre Romano Rossi Orsini, al vederlo il nostro santo gli disse: “Benvenuto! Quando siete arrivato qui?”. Quello rispose: “Io sono dipartito dalla vita terrena.

Per i tuoi meriti mi fu concesso di mostrarmi a te”. Allora san Tommaso ripresosi dallo stupore per quella improvvisa manifestazione gli chiese: “Se a Dio piace, allora io ti scongiuro di rispondere alla mia domanda: Le mie opere piacciono a Dio?”. Romano rispose: “Le tue opere piacciono a Dio!”. Tommaso allora chiese ancora: “E’ con te come va?” ed il defunto rispose: “Io sono nella Vita eterna, ma fui quindici giorni in purgatorio per via della negligenza di cui mi resi colpevole a causa di un testamento che il vescovo di Parigi mi aveva ordinato di stendere al più presto, io però ho rimandato con negligenza la stesura di esso”.

San Tommaso gli chiese ancora: “Come va con quella questione della quale spesso abbiamo discusso fra noi, se cioè il possesso della scienza che si acquista quaggiù, di là nella Patria celeste rimane?” e quello rispose: “Fratello Tommaso, io vedo Dio, e voi non dovete cercare altro su questa questione!” e Tommaso ancora: “Come vedi Dio? Dimmi se lo vedi senza una infrapposta immagine o mediante rassomiglianza?” ed egli rispose: “Come abbiamo udito, così vediamo nella città del Signore degli eserciti!” e subito dopo scomparve.

Don Marcello Stanzione

da Pontifex.roma.it