Il 27 giugno prossimo a Ratisbona avverrà l’ordinazione di nuovi sacerdoti della Comunità. Il vescovo di Fulda è contrario all’iniziativa. E il Vaticano?
di Marco Tosatti
Tratto dal blog di Marco Tosatti San Pietro e dintorni il 16 giugno 2009

«Di un affronto all’unità della Chiesa non se ne parla nemmeno, e tantomeno di un rifiuto alla mano tesa dal Santo Padre, per il quale ogni giorno preghiamo». Le ordinazioni sacerdotali del prossimo 27 giugno verranno invece impartite «nell’intenzione di servire la Chiesa Cattolica». Sarà un gesto compiuto per «esprimere così la nostra unità con Roma». Lo afferma la Fraternità San Pio X in una dichiarazione a firma di padre Stefan Frey, rettore del Seminario «Herz Jes» di Ratisbona, dove si sta preparando un grande tendone per contenere i mille fedeli che assisteranno al rito. I lefebvirani, spiega il testo, si sentono già in comunione con il Pontefice: «l’unità – infatti – consiste nel medesimo Magistero, nei medesimi Sacramenti e nel Sacrificio della Messa di tutti i tempi». E dunque «i nuovi sacerdoti ordinati come tutti i membri della fraternità riconoscono l’ufficio del Papa e l’autorità della Chiesa». Così pure «i candidati all’ordinazione pregheranno in tutte le loro messe nominalmente per il Santo Padre in carica così come per il vescovo locale, espressione di unità che tutti i sacerdoti della Fraternità praticano da oltre trent’anni». Come è noto, però sia il vescovo locale, mons. Gerhard Ludwig Mueller, che il vescovo di Fulda, mons. Heinz Josef Algermissen, hanno vivacemente espresso la loro contrarietà all’iniziativa invitando i lefebvriani a rinunciare alle nuove ordinazioni e giungendo addirittura a evocare una nuova possibile scomunica. Ecco la risposta della Fraernità a questa velata minaccia: «non vogliamo fondare alcuna chiesa parallela, bensì intendiamo conservare nell’unica vera Chiesa cattolica l’inestimabile tesoro della Tradizione Cattolica». E, a quanto si è appreso, nei giorni scorsi, in occasione di una sua visita in vaticano, il superiore generale della Fraternità, mons. Bernard Fellay, «non ha ricevuto nessun tipo di segnale, che le consacrazioni contravvengano al diritto canonico». D’altra parte, chiarisce la nota pubblicata sul sito del semonario tedesco, sei mesi togliendo la scomunica ai quattro vescovi consacrati illecitamente nell’88 da mons. Marcel Lefebvre, «il Santo Padre aveva sicuramente in mente un provvedimento di vita, e non di morte: il magnanimo gesto è stato soprattutto un provvedimento per gli imminenti colloqui teologici con i rappresentanti della Santa Sede, pensati per chiarire le rimanenti difficoltà e che si suppone non saranno facili». Per la Fraternità San Pio X in sostanza permane nella Chiesa Cattolica «una situazione di emergenza», testimoniata dalla diminuzione della pratica religiosa e dalla fuga dai seminari: l’85 per cento in meno dei fedeli alla messa e solo 100 nuovi sacerdoti per tutta la Germania. E sono dunque necessari «adeguati provvedimenti». «Un prezioso edificio – ironizza la dichiarazione – brucia con fiamme alte, un gruppo di giovani uomini coraggiosi si affretta sul luogo dell’incendio per spengerlo o almeno circoscriverlo, per più tardi cominciare la ricostruzione. Ecco che però i tutori dell`ordine ostacolano tali uomini, dicendo loro che avrebbero infranto i limiti di velocità». «Non si dovrebbe ringraziare invece con insistenza il Signore – si domanda in conclusione la Fraternità San Pio X – per la Grazia di tali vocazioni, oggi che le vocazioni autentiche sono così rare?».