E’ stato celebrato il 70esimo anniversario della morte per mano nazista del sacerdote polacco che offrì la sua vita per salvare quella di un padre di famiglia
Tratto da Vatican Insider il 14 agosto 2011

La Chiesa cattolica celebra San Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco, ucciso dai nazisti il 14 agosto del 1941 nel lager di Auschwitz, dove offrì la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia. Il 70esimo anniversario, ricordato dal Papa all’Angelus, è particolarmente sentito in Polonia dove, ieri, è iniziato un triduo di celebrazioni ed è stato proclamato un “Anno Kolbiano”, per iniziativa del Senato polacco e dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, a cui padre Kolbe apparteneva.

Questa mattina, il culmine del triduo con la Messa solenne presso il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, presieduta dal cardinale Stanislaw Dziwisz e concelebrata da vescovi tedeschi e polacchi.

Sulla testimonianza di questo Santo, Radio Vaticana ha intervistato padre Egidio Monzani, assistente spirituale della “Milizia dell’Immacolata”, fondata da Massimilano Kolbe nel 1917. “Il senso della sua testimonianza – ha osservato padre Monzani – è quello di proclamare l’autorità del Vangelo, anche in momenti terribili come quelli della Seconda Guerra Mondiale, in un ambiente terrificante come il campo di Auschwitz. Lì padre Massimiliano Kolbe è stato proprio la presenza di Dio. Tanti si sono domandati di fonte alle vicende di Auschwitz e di altri campi di concentramento: “Dov’è Dio, dov’è Dio?”. Dio si trova lì, dove c’è Massimiliano Kolbe, con il suo atto d’amore! Giovanni Paolo II, quando era arcivescovo di Cracovia, nella circostanza della Beatificazione disse: “Morì un uomo, ma si salvò l’umanità”. La professione di fede più grande secondo me di San Massimiliano è quando scrive la sua ultima lettera alla mamma. Lui arriva nel campo di concentramento alla fine di maggio e muore il 14 di agosto. Scrive l’ultima lettera alla mamma dicendo: “Dio c’è dappertutto e ama tutti e tutto con infinito amore!”.

Se la morte e il martirio di San Massimiliano Kolbe sono universalmente noti, lo sono meno la sua grande versatilità e i suoi grandi carismi. Fu promotore di iniziative caritatevoli ed anche editoriali…”Questo – ha riposto padre Egidio – credo che sia il destino di padre Kolbe… allora bisogna tirarlo fuori da quel “bunker”… tutti lo hanno relegato lì, in quell’atto finale della sua vita e dimenticano, oppure non sanno, quella che è stata la grande novità della sua vita, per esempio da un punto di vista apostolico, puntando sulla stampa. Siamo agli inizi del ‘900: stravolge la vita del convento, che è una vita abituata ai Salmi, alle preghiere … lui nel convento porta la tipografia!”.

Interrogato su quale sia l’eredità spirituale lasciataci da San Massimiliano Kolbe, padre Egidio Monzoni mostra di non avere dubbi: “L’eredità è la spiritualità mariana, ma non vissuta come semplice devozione. Padre Kolbe dice: “L’Immacolata, ecco il nostro ideale, essere simili a Lei”. In questa frase c’è tutta l’eredità, cioè una spiritualità che renda presente, operante Maria dentro la vita della Chiesa, la vita dell’umanità. Lui ha puntato tutto su questo e ovviamente con la mariologia, che ci ha ridato poi Giovanni Paolo II, stiamo riscoprendo la ricchezza di questa intuizione profetica”.