“tante persone che ho conosciuto durante la mia esperienza non esprimevano la voglia di morire, ma gioia di vivere e di combattere contro il male”
Federica Musso

Buon giorno a tutti, sono una giovane studentessa di infermieristica e volevo condividere con voi la mia breve esperienza di tirocinante a stretto contatto con i pazienti  in fase terminale. Questi malati sono delle persone, che purtroppo, per  le loro condizioni cliniche non hanno grandi speranze di una certa guarigione, ma che rimangono comunque persone (meritevoli di cura ed amore) finché la morte naturale non sopraggiunge (purtroppo molte volte i mass-media tendono a dimenticare che pur nella sofferenza nessuno dovrebbe considerarsi giudice sulle loro vite).

La mia impressione di questi mesi di lavoro, è molto in contrasto con quanto alcuni casi famosi hanno cercato di comunicare al grande pubblico. Infatti queste persone, pur nella sofferenza vivono sempre nella speranza di guarigione o almeno in un alleviamento delle loro quotidiane sofferenze. Esse desiderano vivere giorno per giorno, cercando l’amore delle loro  famiglie (moltissime volte ricambiata, quanti parenti ho visto darsi il cambio per poter essere vicino al proprio caro giorno e notte) e affidandosi pienamente alle cure del personale ospedaliero. Questi turn-over  garantiscono un’assistenza continua al malato, al fine di provvedere a tutti i suoi bisogni. Bisogni che non sono solo soddisfatti dai farmaci e dai quotidiani controlli, ma che rivestono (molti sostengono che la laurea infermeristica è più una materia umanistica che scientifica) anche l’aspetto psicologico. Per questo motivo oltre a cercare di alleviare (con apposite terapie) il dolore si cerca in tutti i modi di creare un ambiente sereno e confortevole, in modo che la persona possa vivere i suoi ultimi giorni quasi come fosse a casa (circondato da persone che gli vogliono bene) cercando anche di non essere troppo rigidi nelle cure e magari di soddisfare qualche “vizietto” (un dolcetto per i più golosi e una sigaretta per i patiti del tabacco). Mi pongo dunque come obbiettivo quello di offrire al malato tutto il possibile, ricordandomi che la vita è una sola e che tutte hanno il medesimo valore (seppur malati e magari in stato di incoscienza non devo in nessun modo mancargli di attenzione o magari avere un atteggiamento troppo freddo). Naturalmente, sono state molte le volte che sono tornata a casa piangendo. La sofferenza è tanta e molti sono quelli che settimanalmente ci lasciano. Ognuno di essi rappresenta una storia ed una vita, ognuno di essi nel momento del ricovero rappresenta per me un nuovo amico, con cui cerco di instaurare un vero rapporto di fiducia e confidenza. Cosi, come ogni vero amico, ogni volta che qualcuno mi lascia, provo un continuo senso di vuoto e di tristezza. Le mie colleghe mi han detto che ci si abitua.. ma vi posso giurare che è davvero difficile abituarsi a tutti quegli angeli che si addormentano eternamente. Anche perchè, probabilmente, non siamo più abituati alla morte, non è una faccenda quotidiana, sembra un qualcosa di molto ma molto distante…

Parecchie volte la televisione maschera queste persone terminali come persone tristi piene di solitudine che si chiudono in se  stesse e che non vogliono  più né vedere né parlare con nessuno; invece non è così per tutti… tante persone che ho conosciuto durante la mia esperienza non esprimevano la voglia di morire, ma gioia di vivere e di combattere contro il male,  affidandosi a Dio  speravano  fino alla fine  di guarire.

Posso fare un’osservazione queste persone hanno bisogno di tanto affetto ed amore, di compagnia,  di poter parlare con qualcuno, di essere ascoltati e capiti.

Un ruolo veramente fondamentale dell’infermiera e delle altre figure professionali è di saper ascoltare chi si trova davanti e saper soddisfare i suoi desideri. Probabilmente questa assistenza ha un costo elevato e sopratutto rappresenta un vero e proprio peso per le famiglie, ma  vi posso assicurare, che se date le opportune cure e sopratutto le giuste attenzioni, nessuna di queste persone chiederà di voler morire (chiederebbero di morire se lasciate sole in mano al dolore), dunque, credo, che la nostra società per essere davvero umana e sopratutto moderna deve investire in assistenza e volontariato al fine di poter garantire a tutti i malati terminali una vera dignità.

A volte basta davvero un sorriso per rendere felice qualcuno.