Commento di monsignor Juan del Río Martín

MADRID, giovedì, 21 aprile 2011 (ZENIT.org).- “Il senso liturgico, spirituale e pastorale del  Sabato Santo è di grande ricchezza”, ha affermato l’Arcivescovo Juan del Río Martín, Ordinario militare per la Spagna.

“Non è solo un altro giorno della Settimana Santa”, ha spiegato. “La sua singolarità consiste nel fatto che il silenzio avvolge la Chiesa. Per questo non si celebra l’Eucaristia né si amministrano altri sacramenti che non siano il viatico, la penitenza e l’unzione dei malati. Solo la recita della Liturgia delle Ore riempie la giornata”.

Nulla, tuttavia, impedisce che possa svolgersi una Liturgia della Parola su mistero del giorno, o che si espongano nelle chiese le immagini di Cristo crocifisso o nel sepolcro e della Vergine Addolorata, perché i fedeli possano pregare davanti a lei.

Chiuso il sepolcro e dispersi i discepoli, “erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria” (Mt 27,61), dice la Scrittura.

“Il discepolo amato accompagna la Vergine nella sua solitudine, mentre gli ebrei celebravano lo Shabbat, giorno che ricorda il riposo di Dio nella settimana della creazione”, ha sottolineato l’Arcivescovo.

“Di quale solitudine e di quale silenzio stiamo parlando quando ci riferiamo alla Madre del Signore?”, ha chiesto.

“E’ la solitudine feconda della fede, per nulla disperata e profondamente corredentrice. Il silenzio che comporta deriva dal sentirsi traboccante della Grazia divina che l’ha costituita Madre dell’Autore della nostra Salvezza”.

“La contemplazione silenziosa e orante di quegli istanti di dolore e sofferenza della Vergine ci commuove l’animo e ci spinge a lasciare il vecchio lievito del peccato e a trasformarci in ‘azzimi di sincerità e di verità’ (I Cor 5,8)”, ha riconosciuto il presule.

“Così, in ogni Veglia pasquale, come ‘sentinelle nella notte’, tutta la Chiesa insieme a Maria attende la luce del chicco di grano che è il Risorto”, ha concluso.