di Don Antonello Iapicca

Gv 7, 40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Questi è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Questi è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?». E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». Ma i farisei replicarono loro: «Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea». E tornarono ciascuno a casa sua.

IL COMMENTO

Nessuno ci ha parlato come Lui. Nessuno è giunto così, sino al più profondo del nostro cuore, sfiorando con dolcezza le nostre più aspre sofferenze. Nessuno ha avuto parole come le Sue. L’autorità dell’amore. Incondizionato. Gratuito. Infinito. Proprio quello che aspettavamo, esattamente le parole che, da sempre, abbiamo desiderato ascoltare. E la Pace che ne scaturisce, la veridicità e la credibilità che risuonano da quanto dice. Ed un Amen che sorge naturale. Si, è la Verità, non può che essere così. Il Creatore e la creatura, Lui e noi, oggi, nella Sua Parola. Fatti l’uno per l’altro. E la scoperta della verità, il senso della nostra vita, d’ogni istante di ciascuno di noi, tutto vero e bello e santo nelle Sue Parole. Semplici parole di un Galileo. Di un uomo. Parole vicine, comprensibili, ragionevoli. Le uniche. Niente affettata religiosità, niente moralismi, solo comprensione e misericordia. Un Profeta, un Pastore, il Messia. Ed il rifiuto delle “menti” del popolo, sempre d’una spanna più in alto, sapienti secondo la carne e incapaci d’essere semplici. Anche in noi, gli inganni carnali del demonio, il freno tirato sulle apparenze, un povero figlio di falegname, in bottega sino ad ieri e oggi ad insegnare. Troppo semplice per chi ha ormai il cuore diviso. Lo SCISMA, la divisione di cui parla il Vangelo di oggi ( scisma: divisione tra la folla…), i contrasti e la separazione a causa di LUI. In noi, come nel popolo. E la semplicità, la luce dell’amore che illumina la Verità e fa semplici le cose. Pane al pane e vino al vino. Amore al peccatore e vita ad un morto. Libertà ad uno schiavo, felicità ad un infelice. La Buona Notizia predicata ai poveri. Le Sue Parole, anche oggi, per i piccoli, per i poveri. Per chi ne ha bisogno e ne avverte, sulla sua pelle, l’urgente necessità. Per chi non ne può fare a meno. Dell’amore. Di Lui. Il Suo amore e le Sue Parole sono il nostro studio. E scoprire che proprio dalla Galilea, la nostra terra pagana, è sorto il Messia che ha posto la Sua tenda in mezzo a noi. Incarnato per noi e per la nostra salvezza. E la gioia del Suo amore.
Per noi. Oggi.

Meditazione del giorno:

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Peri Archôn, 2, 6, 2 : PG 11, 210-211

« Nessuno gli mise le mani addosso »

Riscontriamo in Cristo contemporaneamente i lineamenti umani comuni alla nostra debolezza di mortali, e i lineamenti divini propri soltanto di quella natura sovrana e ineffabile. Di fronte a ciò, l’intelligenza umana, troppo piccola, è presa da tale ammirazione da non sapere che dire e come orientarsi. Sa che Cristo è Dio, e tuttavia lo vede morire ; se poi lo considera un uomo, ecco che lo vede risorgere col suo bottino di vittoria dopo aver distrutto il regno della morte. La nostra contemplazione, meditando nello stesso Gesù la verità delle due nature, deve procedere con riverente timore, evitando sia di attribuire cose indegne o sconvenienti all’ineffabile essenza divina, sia di considerare gli avvenimenti storici come apparenze illusorie.

In verità spiegare tali cose a intelligenze umane e cercare di esprimere parole, è impresa superiore alle nostre forze e ai nostri meriti e supera l’intelligenza e la parola. Anzi, penso che superi le capacità degli stessi apostoli. Ancor più : la spiegazione di questo mistero trascende probabilmente tutto l’ordine delle potenze celesti.