Con mia grande sorpresa leggendo un volumetto sulla grande Santa Caterina da Siena, la dolce, umile e soave Caterina, biancovestita, coperta del nero mantello domenicano, ho scoperto che potrebbe essere una lettura utile per il nostro tempo di crisi sociale, religiosa, politica ed economica.

Ventitreesima figlia di Jacopo Benincasa e di Lapa di Pucci dei Piangenti, nata nel 1347, lei fragile ed esile donna medievale è riuscita ad opporre una fiera resistenza contro la prepotenza germanica e quella francese del Re di Francia: “l’Italia era contesa da due prepotenze straniere contrastanti fra loro, ma cospiranti alla nostra rovina; allora come ora”. Così si esprimeVittorio Emanuele Orlando, nella prefazioneal libro, Massime di reggimento civile, di Santa Caterina da Siena, a cura di Anna Maria Balducci, Edizioni Cateriniane, Roma 1947, sembrano scritte oggi.

La santa è vissuta in un periodo tra i più travagliati della nostra penisola, il XIV secolo,grandi luci e grandi ombre vi si alternano per l’avvenire dell’Europa. Così come in Francia cinquant’anni dopo, S. Giovanna d’Arco, una povera campagnola terrà per qualche anno tra le sue mani, le sorti della Francia, in Italia, S. Caterina, terrà tra le sue mani le sorti della nostra Patria. Caterina ha dovuto lottare soprattutto contro i nemici interni, gli italiani di allora avevano, “lo spirito individualista e partigiano, l’avidità di dominio e di indipendenza delle ricche città, troppo fiere per accettare di dividere con le finitime il diritto di sovranità, troppo deboli per estendere e affermare la propria egemonia”. Dagli imperatori tedeschi ai principi e ai duchi senza principato e ducato, spesso calavano tra noi in cerca di ricchezza e di gloria. “E in Italia tutti trovavano buon gioco per le loro mire, perché gli italiani sembravano solo intenti a sopraffarsi, città contro città, signoria contro signoria, famiglia contro famiglia in una lotta serrata e senza tregua”. (pag. 17)

Caterina oggetto di predilezioni divine, senza compromessi e mezze misure, in pochi anni raggiunse la santità eroica, “la mia natura è fuoco”, dice di se stessa la Santa. Il suo tatto, la diplomazia meravigliosa, la sua azione pacificatrice nelle città, la sua scienza soprannaturale, la fecero ben presto conoscere oltre le cerchia di Siena, in tutta la Toscana, in Italia, fuori della nostra penisola. Principi e prelati, si rivolsero a lei, per chiedere la sua mediazione. A tutti Caterina indirizzò lettere piene di esortazioni e ammonimenti, traboccanti di carità e di infiammata sollecitudine per il bene spirituale e temporale di tutti, senza distinzione. “Cercate ho io…e cerco continuamente la salute vostra dell’anima e del corpo, non mirando a veruna fadiga, offerendo a Dio dolci e amorosi desideri con abbondanzia di lagrime e di sospiri, per riparare che i divini giudicii non vengano sopra di voi, i quali meritiamo per le nostre iniquitadi”. E’ la forza di Caterina, che offre la verità col fascino delle sue parole, schiette e genuine, vibranti e belle, con“affetto d’amore”. Caterina ebbe il dono da Dio “di convincere e trascinare le volontà, sulle quali esercitò un impero sorprendente e notevolissimo per le conseguenze che se ne ebbero e che la storia ha registrate; come il ritorno a Roma del Papa (onesto e pio ma pavido e irrisoluto), la pacificazione di Firenze e d’Italia con la S. Sede, la conversione dell’Aguto e di altri uomini d’arme e di governo”. (pag. 19)

Tuttavia, per la curatrice del libro Anna Maria Balducci, la sua personalità potente, non tendeva a sopraffare o a schiacciare la persona che voleva persuadere. La santa, era convinta che il lume di verità che brilla nella mente di ogni uomo, prima o poi, affascinato dalla sua bellezza, non potrà non seguirla con la volontà e con tutto il cuore. In una lettera al Pontefice Gregorio XI, troviamo enunciato il programma di quella missione religiosa,sociale e politica di cui Dio aveva investita la Vergine di Siena. Pertanto, per uscire dal mondo travagliato e in crisi, “dicovi da parte di Cristo crocifisso: tre cose principali vi conviene adoperare con la potenzia vostra. Cioè, che nel giardino della Santa Chiesa voi ne traggiate i fiori puzzolenti, pieni di immondizia e di cupidità, enfiati di superbia; cioè li mali pastori e rettori, che attossicano e imputridiscono questo giardino. Oimè governatore nostro, usate la vostra potenza a divellere questi fiori…”. (pag. 21)

Caterina si riferiva ai mali del ‘300 che attanagliavano la società, causati dalla corruzione dei costumi, specialmente del clero e naturalmente auspicava, “la reformazione della santa Chiesa”. Inoltre, Caterina caldeggiò insieme al Papa, la Crociata contro il turco: sarebbe bello che Genova e Venezia, invece di stancarsi nella guerra di Chioggia, vi avessero aderito, rivolgendo d’accordo le armi contro il comune avversario.

S. Caterina, il tenue giglio con la potenza di una quercia secolare, la figlia di un tintore, di mediocre cultura, riesce a scrivere in maniera risoluta e a volte, imperiosa ai maggiori e più potenti uomini del suo tempo, da Bernabò Visconti, signore di Milano, ai Salimbeni di Siena, alla regina di Napoli, alla regina di Ungheria, agli Anziani di Lucca, , alla Signoria di Firenze, al Re di Francia, al duca d’Angiò, ai Consoli di Bologna e a tanti altri.“Straordinario è il tono di quelle lettere: Essa parla come un sovrano e, in un certo senso, come un superiore di tutti questi grandi personaggi, senza però che se ne determini alcuna manifestazione di orgoglio. Caso unico nella storia: Essa comanda umilmente. La sua sicurezza viene perché sa di parlare in nome di Chi non può mai avere torto”. Molte di queste le troviamo a pagina 98 al capitolo VIII.

Caterina ha l’impronta universalistica del genio romano: coordinare senza eliminare, governare senza schiacciare. Ha sempre cercato di impedire la disgregazione spirituale dei molteplici gruppi politici, a sorreggerli insieme a guidali, a eliminare gli antagonismi, i dissidi, le lotte fratricide. Il fine della società è il bene comune, inteso come bene di una‘pluralità unificata’, una molteplicità di persone che costituiscono la società e convergono ad un fine unico. Rispettare il bene comune, oltre ad avere un carattere morale, ha quello pedagogico, per la formazione dell’individuo e della società.

Il libro curato dalla Balducci è stato scritto in un periodo difficile della nostra storia, subito dopo la II guerra mondiale, forse simile a quello che stiamo vivendo oggi, per questo, credo, sia utile farlo leggere, soprattutto a chi ha qualche incarico pubblico, in particolare i capitoli IV e V: La funzione dell’uomo di governo nella società (IV) e La personalità morale dell’uomo di governo (V).

Infatti, per Santa Caterina, la personalità morale dell’uomo di governo occupa un posto centrale nel suo pensiero. La grande santa è convinta che il Capo è il primo a dover conquistare le necessarie virtù per rispondere alla missione di governo, successivamente, sarà poi il popolo ad acquisirle. Sono dei concetti che fanno riferimento ai due pilastri della filosofia greca: Platone e Aristotile. Per la santa senese, la personalità dell’uomo di governo è già di per sé un programma politicoDel resto, si possono formulare in teoria dei bellissimi programmi, ma se poi il carattere, l’integrità personale del governante è deficitaria, la riforma della propria città non avverrà mai.

Il governante ha il debito preciso verso il popolo di guidarlo verso il bene, i sudditi, scrive Caterina, “vi possono amare ed essere fedeli a voi, quando essi veggono che voi siete loro cagione di partirgli dalla vita, e conducergli nella morte, dalla verità mettergli nella bugia?”(pag. 41)

Tutte le lettere, che sono riportate nel testo della Balducci, sono la forte e ardente espressione di questa sua concezione dell’uomo di governo e della sua funzione nella società. Caterina nelle lettere, traccia la figura del “Nuovo” Principe, il principe cristiano, antitesi di quello proposto da Machiavelli. C’è una formula radicale che spesso S. Caterina amava scrivere: “Chi non sa governare se stesso, non può governare gli altri”, qui c’è tutto il pensiero politico della straordinaria santa di Siena. Per ora mi fermo ma sarebbe opportuno ritornare sugli insegnamenti attuali della Patrona d’Italia e d’Europa. Intanto per chi è interessato e vuole leggere il testo può trovarlo sul sito www.centrostudicateriniani.it .

di Domenico Bonvegna