Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici al V Colloquio di Roma

ROMA, martedì, 26 gennaio 2010 (ZENIT.org).- Il Cardinale Stanisław Ryłko ha presentato questo martedì “il ‘nuovo stile di collaborazione’ tra sacerdoti e laici nei movimenti ecclesiali e nelle nuove comunità” e il beneficio che ne può trarre la Chiesa.

Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici è intervenuto al V Colloquio di Roma, organizzato dalla Comunità dell’Emmanuele e dall’Istituto Universitario Pierre Goursat (IUPG), in collaborazione con l’Istituto Pontificio “Redemptor Hominis”, dal 25 al 27 gennaio sul tema “Sacerdoti e laici nella missione”.

Il “nuovo stile” di collaborazione tra sacerdoti e laici, ha spiegato il porporato polacco, presuppone “che i presbiteri riconoscano l’identità propria dei fedeli laici e ne valorizzino effettivamente la missione nella Chiesa e nel mondo, guardandosi sia dal nutrire diffidenza nei loro confronti e dall’assumere atteggiamenti paternalistici e autoritari nel governo delle comunità parrocchiali, sia da quella falsa promozione del laicato che, non rispettandone la specificità della vocazione, rischia di tramutarsi in un alibi per il disimpegno e la rinuncia ai propri doveri pastorali verso la comunità cristiana”.

Questo “nuovo stile”, ha aggiunto, chiede ai laici “un vivo senso di appartenenza ecclesiale oltreché la consapevolezza della propria corresponsabilità e necessaria partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, scuotendosi dall’indifferenza ed evitando, tuttavia, sia un eccessivo ripiegamento sugli affari intra-ecclesiali a scapito della missione, sia la pericolosa trappola di certa mentalità ostile all’istituzione ecclesiale e contagiata dalla logica mondana della lotta per il potere, sia un corporativismo aggressivo e contestatario nei confronti del Magistero ecclesiale”.

“Fattore decisivo per il risveglio missionario di tutto il popolo di Dio in un mondo dove dilagano laicismo e neopaganesimo, e dove Dio è sempre più il Grande Escluso, il ‘nuovo stile’ di collaborazione tra Pastori e laici inaugurato dal Concilio Vaticano II si prospetta tuttora come un traguardo importante a cui tendere insieme e spesso come una vera sfida da raccogliere”, considera il Cardinale. “Ognuno deve fare la sua parte: sacerdoti e laici”.

“Ai nostri giorni, suscita grande speranza nella Chiesa la stupefacente fioritura di movimenti ecclesiali e nuove comunità, anch’essa frutto del Concilio”, ha spiegato, constatando che “tra gli stessi fondatori, del resto, figurano sia laici (uomini e donne) che sacerdoti, religiosi e religiose”.

In questi movimenti, ha aggiunto, “prende forma così un ‘noi’ comunitario” che diventa “un percorso pedagogico fatto ‘insieme’ e nel quale ci si sente tutti coinvolti e interpellati, sacerdoti compresi”.

“Per questo, i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono diventati vere e proprie fucine del ‘nuovo stile’ di collaborazione tra Pastori e laici nel servizio alla missione evangelizzatrice della Chiesa”.

“Il sacerdote, per primo, deve saper cogliere e interpretare la novità di questi ‘doni carismatici’ porgendo l’orecchio a quello che lo Spirito dice alla Chiesa oggi (cfr Ap 2, 8). Ai movimenti non si deve guardare come a un ‘problema pastorale’, ma come a una grande opportunità, una preziosa risorsa di rinnovamento delle nostre comunità parrocchiali”.

Associazioni e movimenti ecclesiali, ha constatato il Cardinale, “possono costituire un nucleo vitale delle parrocchie in cui operano”, aspetto “particolarmente vero per le parrocchie urbane che, non di rado estese su territori molto vasti, si misurano con il rischio di un anonimato che può essere efficacemente contrastato da una microstruttura di piccole comunità cristiane che vivono la fede con intensità”.

“Essi non si pongono in concorrenza con la parrocchia, né tanto meno, sono un’alternativa alla parrocchia – ha segnalato -. Rappresentano piuttosto una grande possibilità pastorale da cogliere. Perché ogni ambiente in cui si formino cristiani ‘adulti’, consapevoli della propria vocazione e missione, serve la causa della Chiesa e della parrocchia”.

“Dai suoi ministri la Chiesa si aspetta quindi sensibilità, apertura e cordiale accoglienza di queste nuove realtà che portano nella vita di tante comunità cristiane frutti veramente benedetti di conversione, santità e missione”.

“D’altro canto, il carattere essenzialmente laicale dei movimenti ecclesiali non sopprime il bisogno che essi hanno di una presenza sacerdotale. Lungi dal significare la loro clericalizzazione, tale presenza – sempre animata da sincera carità pastorale – è bensì un servizio prestato nel pieno rispetto della libertà associativa dei fedeli laici e del carisma di ciascuna realtà aggregativa”.

I movimenti ecclesiali e le nuove comunità hanno dunque bisongo “del sapiente, attento e paterno accompagnamento dei Pastori. Si tratta di una missione impegnativa e molto delicata, alla quale ogni sacerdote deve prepararsi in modo adeguato, a prescindere dal fatto di una sua effettiva appartenenza all’uno o all’altro”.

Il Cardinale si è detto convinto che l’Anno Sacerdotale che stiamo vivendo nella Chiesa costituisca “un’ottima opportunità data ai Pastori per mettersi all’attento ascolto di ciò che lo Spirito Santo dice alla Chiesa mediante questi doni carismatici”.

“Ai cristiani stanchi e scoraggiati e a tante comunità cristiane ormai troppo autoreferenziali e ripiegate su sé stesse, i movimenti lanciano la sfida di una Chiesa coraggiosamente proiettata verso nuove frontiere di evangelizzazione”, ha concluso.

“In questo nostro tempo, la Chiesa ha davvero bisogno di aprirsi a questa novità generata dallo Spirito”.