Gasparri: «indagine conoscitiva» sulla pillola abortiva. Il presidente della Camera: «Idea originale»

ROMA – «È originale pretendere che il Parlamento si debba pronunciare sull’efficacia di un farmaco». Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, di ritorno dalla commemorazione della strage di Marcinelle, ha replicato alla proposta avanzata da Maurizio Gasparri di una «indagine conoscitiva» da parte del Parlamento sulla pillola abortiva Ru486. «Ognuno ha la sua opinione e io ho la mia – ha sottolineato Fini -, ma non credo ci sia motivo per un dibattito politico». «Ci sono – ha aggiunto – le linee guida del governo. C’è l’Agenzia del farmaco che si è già pronunciata, non vedo cosa c’entri il Parlamento».

GASPARRI : SE NE OCCUPI PARLAMENTO – «Sulla RU486 non solo è possibile, ma è necessario che se ne occupi il Parlamento. Lo faremo senz’altro a settembre respingendo le patetiche intimidazioni della sinistra, che non ci impressionano e non ci fermano. Non si può delegare a tecnici privi di legittimazione democratica una decisione che attiene al diritto alla vita». Così si era espresso Maurizio Gasparri circa la questione della Ru486. «Confermo la volontà del Pdl – aveva aggiunto l’ex esponente di An e attuale presidente del gruppo Pdl al Senato – di portare il problema in Parlamento». E dopo la secca bocciatura di Fini Gasparri ha rilanciato la sua proposta: «Ho grande rispetto per le opinioni delle massime istituzioni dello Stato, ma confermo che al Senato promuoverò iniziative di indagine conoscitive sugli effetti della pillola Ru486 in Italia e negli altri Paesi dove è stata già impiegata. Il Parlamento ha la possibilità di svolgere attività ispettive e conoscitive su ogni materia e spesso si occupa di cose molto meno importanti che il diritto alla vita, la corretta applicazione della 194, e vicende delicate come quella della Ru486». Per poi concludere: «Con tutto il rispetto dell’Aifa (l’agenzia del farmaco, ndr), il Parlamento è molto più importante ed è legittimato dal voto dei cittadini».

LE REAZIONI – «C’è più di una ragione perché il Parlamento si occupi della Ru486», ha quindi commentato il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. «La Ru486 – dice Mantovano – non è un farmaco ma un composto chimico che determina con certezza la morte del concepito e, in qualche caso, danni alla madre». E poiché «il concepito, come previsto dalla legge 40, qualche diritto lo ha, così come è sancito il diritto alla salute della donna – conclude il sottosegretario – il Parlamento ha più di una ragione per occuparsi» della vicenda. «Bisogna evitare di trasformare ogni tema che riguarda la biopolitica in una guerra di ideologia», ha invece dichiarato in una nota Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl. «Nel caso specifico della Ru486 nessuno, e tantomeno il Parlamento, può mettere in discussione – osserva – la commercializzazione autorizzata dall’Aifa. Ci si aspetta, piuttosto, che il protocollo che la stessa agenzia deve emanare assuma ogni precauzione affinché vengano garantite la salute e l’incolumità delle donne. Quel che però non si può impedire – prosegue – è che il Parlamento attivi, se crede, tutti gli strumenti conoscitivi e discuta in merito alla compatibilità tra la tecnica della pillola abortiva e l’applicazione della 194 che, non va dimenticato, è una legge dello Stato in vigore». Diverso il tenore del commento di Fabrizio Cicchitto: «Dopo il pronunciamento della Agenzia del Farmaco, ormai il problema reale è quello della regolamentazione della Ru486, che è materia che riguarda il ministero che ha competenza sulla sanità», ha detto il presidente dei deputati del Pdl. «Le commissioni parlamentari competenti – ha concluso – possono fare audizioni, ma sul terreno dell’aborto nel suo complesso la Camera ha già fatto un buon dibattito approvando una mozione molto significativa». «Non vedo lo scandalo nel fatto che il Parlamento si occupi della pillola abortiva Ru486 – dice invece Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc – Certamente non ha il compito di entrare nelle specifiche scientifiche della Ru486, cosa che spetta ad altri enti. Ma può entrare nel merito sulla compatibilità dell’utilizzo della Ru486 rispetto alla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza».

da Il Corriere della Sera