tratto da Avvenire

Pier Luigi Fornari

Rinvio al primo ottobre dell’inizio della indagine della commissione sanità del Senato sulla Ru486, su richiesta del Pd, dove al termine di una assemblea del gruppo di Palazzo Madama, Dorina Bianchi rimette al presidente della commissione l’incarico di relatore dell’indagine (assunto martedì insieme a Raffale Calabrò del Pdl). Nel partito dei democratici, dunque, la campagna congressuale porta ad una sorta di “normalizzazione” in materia di bioetica e di libertà coscienza. Infatti dopo le prime avvisaglie di critica alla Bianchi da parte di alcuni colleghi di partito per il suo voto favorevole martedì all’avvio dell’indagine conoscitiva, arriva una lettera del segretario Dario Franceschini alla Finocchiaro, capogruppo a Palazzo Madama. «Cara Anna – scrive il segretario – a seguito del nostro colloquio telefonico di stamattina, concordo con te che sulla scelta di avviare una indagine conoscitiva sulla Ru486 è necessaria una decisione del gruppo, anche attraverso una votazione. E, non essendo certo la scelta di una indagine conoscitiva una questione di coscienza, alla decisione del gruppo tutti devono attenersi».

Al termine dell’assemblea del gruppo, la Bianchi spiega la decisione di rimettere il mandato di relatore «alla luce della mancanza del coinvolgimento del Pd nell’individuazione dei tempi, dei contenuti e delle modalità di svolgimento dell’indagine conoscitiva». Dichiara: «Non voglio essere strumentalizzata dalla destra né lo vuole il mio partito». Assicura che «non era assolutamente» sua intenzione «prendere decisioni in solitudine».

Comunque la riunione del gruppo, che si era avviata dopo la comunicazione della lettera di Franceschini alla Finocchiaro, dopo una sospensione per attendere i lavori di aula, termina in serata. Ma non è tutto perché la sortita dell’ex vice di Veltroni è accompagnata dalla anticipazione di una sua esternazione all’Espresso in materia di bioetica. La pillola, sostiene Franceschini, è un modo di abortire «meno invasivo per la donna di un intervento chirurgico». Dunque «perché opporsi?». Semmai evitare che «venga vissuta come un contraccettivo. Ma questo dipende dal modo di usarla». E poi prospetta “un giro di vite” sul tema della libertà di coscienza, cruciale per i cattolici che militano nel Pd. «Discuteremo e decideremo», dice sul fine vita in discussione alla Camera. «Fino a poco tempo fa – spiega – su questi temi c’era solo la libertà di coscienza, in pratica significava che ognuno votava come voleva. La posizione prevalente è stata il superamento di quella linea. Ora i tempi sono maturi per un passo ulteriore: il Pd deve discutere, poi però deve decidere. La posizione del partito è una». L’ex dc delinea anche la tipologia di chi «in coscienza, laico o cattolico che sia, non si sentirà di condividerla». Il rispetto è assicurato, ma in una posizione che così diviene marginale, cioè esposta al pressing culturale del resto del partito. «Non si può imporre con la forza alimentazione e idratazione come norme di legge. Lo Stato deve fermarsi fuori dalla camera di quella persona», conclude.

L’assemblea del gruppo del Pd sull’indagine sulla Ru486, riflette indubbiamente le vicende congressuali del Pd sulle scelte di natura etico-politica. La Finocchiaro ammette di aver dato l’incarico alla Bianchi di votare “sì”. Ma l’adesione sarebbe stata condizionata ad un previo accordo con il presidente della commissione Sanità, Antonio Tommasini (Pdl), per un inizio successivo al congresso del Pd. Dalle schiere della maggioranza, Tomassini ricorre ad una citazione di Carlo Goldoni, «le baruffe chiozzotte», per descrivere la situazione interna al gruppo del Pd, ed accoglie la richiesta della Bianchi, e del vice presidente della commissione, Enrico Bosone (Pd), di far slittare l’inizio dell’indagine al primo ottobre con l’audizione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. «Avremmo dovuto sentire domani (oggi, giovedì) il ministro», ricorda il presidente della commissione, riferendo della domanda di rinvio dei democratici. «So che all’interno del Pd hanno le “baruffe chiozzotte””, e quindi capisco che debbano passare, così ho accettato la richiesta di uno slittamento», aggiunge.

Le reazioni nel Pd. Un passo indietro»: non mancano nel Pd le voci di coloro che considerano tale la “svolta” in materia di libertà di coscienza di Dario Franceschini. «L’obiettivo forte con cui i partiti si devono confrontare è il livello di democrazia interna, a questo riguardo non è certo un segnale positivo il fatto – afferma Paola Binetti, ancor prima che Dorina Bianchi annunci la sua rinuncia alla carica di relatore dell’indagine sulla Ru486 – che parlamentari di area cattolica siano progressivamente collocati in situazione residuale, rispetto ad un posizionamento sostanzialmente simile in materia di bioetica di tutte e tre le mozioni congressuali del Pd». Secondo la deputata democratica, «questa situazione potrebbe comportare che al legislatore che voglia seguire la propria coscienza, una linea normale anzi doverosa, sia richiesto una condotta eroica». In altri termini in un partito che per sua vocazione deve essere plurale, la determinazione della posizione nei termini così perentori, come quelli usati adesso anche da Franceschini, «espone il parlamentare che si discosti dalla maggioranza del partito ad una pressione culturale così forte che potrebbe indurlo al silenzio». La laicità, aggiunge la Binetti, «dovrebbe presupporre quanto meno la libertà di espressione delle proprie opinioni politiche, soprattutto quando si tende ad identificarla con la autodeterminazione».

«Una maggioranza non cade o sta in piedi sui temi etici – osserva un altro esponente del Pd, Luigi Bobba – né su di essi si qualifica un opposizione, sono temi sui quali si auspica più libertà e dialogo. Quindi è normale che un partito riconosca a pieno titolo la libertà di coscienza su questa materia, come del resto prevedono i regolamenti parlamentari». Per l’ex presidente delle Acli del resto è «una tempesta in un bicchier d’acqua stare a discutere se la Bianchi ha fatto bene o male ad accettare la carica di relatrice dell’indagine sulla Ru486, nello stesso giorno in cui il Senato ha varato lo scudo fiscale, che sostanzialmente premia gli evasori».

«Un passo indietro», sono giudicate le dichiarazioni di Franceschini sulla bioetica da Claudio Gustavino membro pd della commissione Sanità, perché si finisce per considerare «un fattore drammatico» la posizione di chi la pensa diversamente dalla maggioranza del partito. «Un danno per il Pd». «Si sta perdendo il buon senso – puntualizza il parlamentare primario di ginecologia –, non si può rinunciare ad un atto politico come quello della commissione di indagine, anche se è richiesto strumentalmente dalla maggioranza. Dovremmo essere noi democratici a volerla per primi». «Non è vero» poi, mette in chiaro Gustavino, che la Ru486 non sia materia di coscienza.

Anche Lucio D’Ubaldo, pur ribadendo la sua «amicizia» ed il suo «sostegno» a Franceschini, ritiene che il tema possa costituire «una questione di coscienza per il parlamentare». «È giusto – dice Emanuela Baio – che attraverso l’indagine si individui la congruità» dell’adozione del farmaco ai principi della 194. È giusto anche indicare «buone prassi» d’applicazione visto che è stato sperimentato in modi diversi. «La laicità» del Pd sarà confermata anche dalla capacità di saper affrontare questi temi.