intervista a Dorina Bianchi
Tratto da Il Sussidiario.net il 25 settembre 2009

Sulle questioni etiche nel Pd si decide a maggioranza.

È stata questa la dura reprimenda di Dario Franceschini e di Anna Finocchiaro  (e che ha trovato concordi anche le “alte sfere” del partito, tranne parte dei cosiddetti Teodem) nei confronti della Senatrice Dorina Bianchi, “rea” di aver votato a favore della indagine conoscitiva sulla pillola abortiva Ru486. IlSussidiario. net ha raggiunto la Senatrice per capire le ragioni del suo gesto così contestato e del perché ritenga necessaria una indagine sulla Ru486.

A proposito delle polemiche di questi giorni sul suo incarico, come ci si è arrivati? È stato un errore rinunciare all’incarico?
L’incarico di co-relatrice è stato dato dal Presidente Tomassini, noi non ne sapevamo niente. Non reputo di aver sbagliato nel non accogliere il mandato, perché vorrei che l’indagine conoscitiva sulla Ru486 fosse condotta serenamente senza alcun rischio di strumentalizzazione sia nei confronti dell’Aifa che del Partito democratico. L’importante, al di là di chi sarà relatore, sono i tempi e le finalità con cui verrà fatta questa indagine.

Il Partito democratico parteciperà in qualche modo a questa indagine?
Io sicuramente parteciperò. Tutti i capogruppo in Commissione hanno votato a favore. Non andare ad ascoltare il Ministro Sacconi, l’Aifa, i ricercatori che hanno sperimentato la Ru486 e gli altri soggetti non penso che possa costituire un vantaggio per i senatori del Pd.

Al di là della polemica politica qual è il suo giudizio sull’uso della Ru486?
Il 31 luglio ho presentato un’interrogazione parlamentare per sapere quanto l’uso della Ru486 si armonizzasse con la Legge 194. Non vorrei infatti che l’introduzione di questa pillola porti a una diminuzione dei servizi di assistenza e di supporto garantiti alle donne da tale legge. La stessa Aifa mette in evidenza che oltre la settima settimana i casi in cui c’è la necessità di ricorrere a un intervento chirurgico sono altissimi. Credo quindi che ci sia bisogno di un chiarimento su quando è meglio utilizzare la Ru486 e quando invece è meglio affidarsi all’intervento chirurgico.

Come si spiega questa presa di posizione così dura all’interno del suo partito? In fondo si parlava di un’indagine conoscitiva, di certo non veniva messa in discussione la Legge 194.
Credo purtroppo che ci sia un preconcetto per cui alcune posizioni laiche vengono considerate in altro modo. Non disconosco di avere una posizione cattolica, ma questo non significa che alcuni valori non siano condivisibili con l’etica laica. Questo non era sicuramente il caso. Io mi ero anzi preoccupata che la pillola fosse armonizzata con quella che è una legge dello Stato. Era questo che mi interessava più di sapere se la Ru486 doveva essere commercializzata o meno, perché tale decisione compete all’Aifa, che si è già espressa.

Solo un equivoco o il tema della laicità rappresenta un nervo scoperto nel Pd? Una posizione come la sua trova adeguato spazio e libertà nel suo partito?
Il Pd è nato con la grande ambizione di dare ospitalità a tutte le posizioni. Ora che è un partito di opposizione credo che non possa permettersi di non avere al proprio interno posizioni culturali diverse. Il fatto però che vada in fibrillazione su questi temi così facilmente mi fa pensare che il problema non siano le idee che porto io, ma che ci sia un preconcetto interno. È un limite da superare se vogliamo arrivare realmente a quel partito che avevamo pensato all’inizio quando Ds e Margherita hanno deciso di mettersi insieme

È una fibrillazione sperimentata altre volte in passato?
È successo con il testamento biologico, ci sono state polemiche interne, ma poi si è giunti a una posizione comune senza arrivare a spaccature.

Pensa che con il congresso e le primarie possa arrivare un leader capace di garantire al meglio la libertà di coscienza su questi temi?
Com’è noto io sostengo Franceschini, ma al di là di questo ritengo che chiunque sarà il segretario del Pd vorrà ancora un partito non ideologico, di governo, capace di rappresentare il paese, comprese le posizioni cattoliche.

Come giudica il comportamento tenuto da Franceschini in questa circostanza?
Credo che in questi momenti di tensione congressuale si possono commettere degli errori di superficialità. Sinceramente non mi aspettavo che una mia posizione venisse criticata senza essere conosciuta. Questa è la cosa che mi rammarica di più.

Alcuni giornali ritengono che se Bersani dovesse diventare segretario del Pd, la componente cattolica e Rutelli sarebbero pronti a uscire dal partito per confluire al centro. È uno scenario plausibile?
No, credo che nessuno dei cattolici cerchi una motivazione per andarsene, anche perché sarebbe una sconfitta rispetto alla scommessa fatta su questo partito. Il punto non è quindi Bersani, che è una persona capace, ma i contenuti che vuol portare, la visione che ha del partito, il modo con cui lo vuol far crescere. Noi cattolici dovremo raggiungere un riconoscimento all’interno del partito, in modo da sentirci a casa nostra.

Quando potrete discutere con la dovuta calma di questi temi?
Credo dopo il congresso e la scelta del nuovo segretario. E spero ci sia la volontà di aprire questo dibattito senza far fuori nessuno e senza voler tornare indietro, cioè volendosi dare una connotazione prevalentemente di sinistra, perché sarebbe un danno non solo per il Partito democratico ma per tutta la politica italiana. Bisogna tener conto che la bioetica è importante e rivestirà un ruolo sempre più rilevante nei processi legislativi futuri.

Lei ha detto di sostenere Franceschini. In che modo immaginate il Pd e con quali alleanze?
Immaginiamo un partito nuovo, che abbia al proprio interno diverse sensibilità e che lavori a un’alleanza con l’Udc e con coloro che avranno delle posizioni programmatiche simili alle nostre. Il Pd è un grande partito e al suo interno mantiene anche una parte di cattolici di centro e di sinistra e diventa un corpo unico.

Come si può nel suo partito garantire il rispetto delle diverse sensibilità e nel contempo garantire una linea chiara?
Credo che un partito debba avere una linea in politica economica, in politica estera, ecc. Ma sulle questioni di coscienza ritengo che debba essere lasciata libertà a ogni singola componente. Sui temi etici non si può obbligare tutti a tenere una posizione solo perché la maggioranza la pensa in un modo piuttosto che in un altro.