Una deriva già attuale in Gran Bretagna: in 8 anni 20 Ivg tardive per “piede torto”

Nessuno ha il diritto di voltarsi dall’altra parte, di lasciar correre, di dimenticare quello che è avvenuto in un ospedale di Rossano Calabro poco meno di una settimana fa. Nessuno può dire “non mi riguarda”, rispetto a un bambino abortito alla ventiduesima settimana di gravidanza e sopravvissuto per un intero giorno su un carrello metallico, senza nome, senza cure e senza attenzione, prima di essere soccorso – ma troppo tardi – grazie all’allarme dato dal cappellano, e sopravvivere per un altro giorno in un’incubatrice di Cosenza.
Personalmente, vorremmo sapere quale fosse la malformazione che ha indotto una giovane madre alla prima gravidanza (all’inizio quel figlio era desiderato, altrimenti non si abortisce a ventidue settimane) a decidere quel passo terribile. Non possiamo permetterci di dare giudizi senza capire che cosa sia davvero accaduto, ma vorremmo, appunto capire. Vorremmo sapere se quell’aborto è stato deciso davvero per una palatoschisi (una malformazione che colpisce una persona su mille, perfettamente sanabile con un’operazione di chirurgia routinaria). Se così fosse – e aspettiamo che qualcuno ce lo confermi o lo smentisca – significherebbe che siamo avviati sulla pessima strada della Gran Bretagna. Paese dove – ha scritto il Sunday Times – negli anni tra il 1996 e il 2004 più di venti bambini sono stati abortiti a uno stadio avanzato della gestazione solo perché affetti da piede torto. Una sindrome che, così come la palatoschisi, è perfettamente sanabile attraverso cure adeguate. E’ il trionfo della logica del figlio-prodotto perfetto, accettabile solo se garantito senza difetti di fabbricazione. E’ una logica terribile, prima di tutto per chi vi aderisce, sollecitato da un diffuso e malsano giudizio sociale che penalizza i non conformi. A questo proposito, faccio mia la riflessione di un editoriale del Riformista: chi si scandalizza – giustamente – per il fatto che aspiranti genitori adottivi pretendano di scegliere il colore della pelle del bambino da adottare, è disposto a scandalizzarsi se gli stessi aspiranti genitori si rifiutano di adottare bambini con sindrome di Down o altri handicap?

Nicoletta Tiliacos