di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire

«Un fatto gravissimo». Eugenia Roccella è ancora molto colpita dalla tragica strage di embrioni venuta alla luce sabato scorso, dopo essersi verificata martedì 27 nel centro di Procreazione medicalmente assistita (pma) dell’ospedale San Filippo Neri di Roma.

In una vicenda tanto dolorosa stride, nota l’ex sottosegretario alla Salute, «la fiera della ipocrisia» con cui alcuni vogliono ora nascondere l’opposizione esercitata verso una regolamentazione rigorosa di una materia così delicata. «Sono in tanti oggi, a chiedere l’applicazione delle normative europee per la sicurezza – osserva la deputata del Pdl – la trasparenza e la qualità. Ma spesso sono gli stessi che per mesi, e fino a pochi giorni fa, hanno remato contro il lavoro del ministero della Salute, iniziato da me e dall’ex titolare del Welfare, Maurizio Sacconi, nel giugno del 2009, con l’istituzione dell’osservatorio sull’applicazione del decreto legislativo del 2007 sulla pma, continuato con il recepimento di altre direttive europee con un decreto del 2010. E il ministro Renato Balduzzi si è mosso su questo piano in continuità con il precedente governo con l’accordo Stato regioni dello scorso 15 marzo».

La sua accusa di ipocrisia a chi è rivolta?
Ai radicali, al senatore Ignazio Marino, all’Idv, ad alcuni esponenti di società scientifiche. Il presidente della Società di Fertilità e Sterilità, Emanuele Levi Setti, ad esempio, in commissione affari sociali della Camera solo la settimana scorsa ha dichiarato che per l’applicazione delle norme europee era sufficiente l’attività del Registro della procreazione assistita, a cui finora erano stati comunicati gli eventi avversi, e che quindi il nostro lavoro di garanzia era inutile.

Quale il senso delle direttive europee?
Applicare a cellule e tessuti, e quindi a maggior ragione agli embrioni, che sono vita umana, una serie di criteri di garanzia relative alla tracciabilità, la qualità dei trattamenti e la sicurezza.

E le nuove linee guida della pma?
Sono state trasmesse al Consiglio superiore di Sanità, che ha dato parere favorevole. Ma ancora devono essere emanate dal ministro Balduzzi, se le intende recepire in questa versione. Queste norme rendono l’Italia un Paese leader in Europa, siamo tra i primi ad aver applicato questa regolamentazione, che comporta controlli sui centri, trasparenza, applicazione di un codice unitario a livello nazionale, in modo che si può sapere sempre esattamente da dove è partita e dove è finita quella cellula. La meta è comunque quella di arrivare ad una assoluta trasparenza di queste pratiche.

L’effetto di tutta questa normativa?
Rendere molto più difficile che accadano fatti gravissimi come quello verificatosi al San Filippo Neri.

Ma in questa drammatica vicenda è in questione la crioconservazione… 
Ci sono dei modi precisi in cui si deve farla. Ancora non è chiaro se le regole sono state violate, le ispezioni in corso lo verificheranno. Il problema è che proprio per la resistenza incontrata alla loro introduzione, le regole iniziano solo ora ad entrare in vigore, e finora ciascuno ha fatto come ha voluto. Di fronte alle regole che abbia voluto introdurre ci è stato obiettato ad esempio da Levi Setti, “così alcuni centri chiuderanno”. È giusto che ciò avvenga, rispondo, se non sono in grado o non vogliono rispettare certi livelli di sicurezza.

Dunque il sistema dei controlli previsto dalle nuove normative è partito, ma ancora non è a regime?
Il Centro nazionale dei trapianti ha cominciato ad effettuare dei controlli sperimentali con alcuni centri che si sono offerti. Saranno poi le regioni a gestire le verifiche ma con un personale preparato dal Centro trapianti, che è la competente Authority su cellule e tessuti.

Ma come mai nel centro c’erano così tanti embrioni crioconservati? È l’effetto della sentenza della Consulta?
La Corte non ha affatto detto che si possono crioconservare tutti gli embrioni che si vuole, ma ha eliminato solo il limite di tre embrioni da produrre ed impiantare, lasciando al medico la decisione del numero. Ma comunque quelli prodotti devono essere impiantanti, rimane il divieto per la crioconservazione, salvo eccezioni molto ridotte. Non è la Corte che ha smontato la legge, ma sono alcuni centri che interpretano quella sentenza come gli pare. Quindi va chiarito come mai gli embrioni crioconservati in quel centro erano così numerosi. Il fatto è che su come viene applicata la legge non c’è una sorveglianza della magistratura.

Adesso si apre il problema del risarcimento per quella strage di embrioni… 
Infatti si tratta di vite umane. Ma molti di quelli che offrono sostegno legale non ne sono affatto conviti. Ad esempio i radicali come potranno aiutare i genitori in sede legale, loro che considerano l’embrione semplice materiale biologico?