Per un Cardinale la laicità non autorizza la repressione delle idee

SAN PAOLO, lunedì, 31 agosto 2009 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di San Paolo, il Cardinale Odilo Scherer, sostiene che la laicità dello Stato, invocata frequentemente e spesso in modo errato, “non autorizza la repressione delle idee o delle manifestazioni religiose”.

In un articolo pubblicato sul settimanale dell’Arcidiocesi “O São Paulo”, monsignor Scherer commenta un’azione civile pubblica proposta il 31 luglio per costringere a ritirare i simboli religiosi dai luoghi ad alta visibilità e di assistenza al pubblico negli organi federali dello Stato di San Paolo.

L’argomentazione dell’azione è che lo Stato brasiliano è “laico”, e quindi la presenza di questi simboli sarebbe contraria alla Costituzione. Il Cardinale ha spiegato che non c’è nulla nel testo costituzionale che proibisca la presenza di simboli religiosi negli spazi dello Stato.

“Intendiamo bene la laicità dello Stato: si tratta della chiara separazione tra Stato e Chiesa, al contrario di ciò che era in vigore prima della Repubblica, quando il Brasile aveva nel cattolicesimo la sua religione ‘ufficiale’”, ha osservato.

Lo Stato brasiliano “non ha una religione ufficiale, ma rispetta tutte e lascia al cittadino la libertà di scelta; e rispetta anche la libertà di avere o non avere una religione. La Chiesa cattolica lo accetta senza problemi”.

Dall’altro lato, prosegue il Cardinale, “la laicità dello Stato significa anche che questo non interferisce nelle Chiese e nelle religioni in modo indebito, rispettando la loro autonomia interna per organizzarsi, fatti salvi i principi costituzionali”.

Secondo monsignor Scherer, “la laicità dello Stato è invocata troppo spesso e con troppa facilità, e in modo errato”. “Sicuramente non autorizza la repressione di idee o manifestazioni religiose, a meno che non siano chiaramente criminose, come nel caso dell’incitazione alla violenza o della promozione di atti disonesti”.

“Non potrebbe nemmeno promuovere la discriminazione dei cittadini che confessano una religione, negando loro il libero accesso alle funzioni pubbliche o al loro esercizio; né autorizza la svalutazione preconcetta delle posizioni e delle idee dei cittadini per il fatto di essere membri di una o dell’altra religione; né potrebbe essere invocata per imporre a tutta la società una sorta di pensiero ‘ufficiale’, come unico valido e con diritto a che se ne tenga conto”.

Secondo l’Arcivescovo di San Paolo, la presenza di simboli religiosi negli spazi pubblici “fa parte della storia e della cultura del popolo e delle sue libere manifestazioni; finora questo non è mai stato visto come mancanza di rispetto o offesa alla libertà religiosa”.

“Al contrario, l’esclusione forzata dagli spazi pubblici dello Stato da un momento all’altro potrebbe, questo sì, suscitare in molti brasiliani, e non solo cattolici, rimostranze e una sensazione di mancanza di rispetto”.

Oltre a ciò, ha aggiunto il Cardinale, “come l’esperienza ha dimostrato in più di cent’anni di Repubblica, il mantenimento dei simboli religiosi negli spazi pubblici non ha portato il Brasile ad avere una religione ufficiale. Resta da chiedersi se il Brasile sarebbe migliore se venissero eliminati i simboli religiosi”.