di Antonello Cannarozzo
Tratto da Rai Vaticano – il blog il 6 ottobre 2009

Si parla sempre più spesso di una gioventù ”sballata”, senza ideali, affetta da bullismo e dal bisogno di distruggere la propria vita con ogni mezzo.

Come sempre le cose non stanno proprio così.

Certo, il malessere non si può ignorare, ma c’è anche una generazione che non vive solo di “sballo”, ma di valori assistita da strutture che offre punti di riferimento, quando, a volte, proprio la famiglia non è in grado di dare, parliamo degli oratori, quelle strutture che hanno formato migliaia di generazioni dando loro i contenuti della vita, un dono che rimarrà nei ragazzi anche con il trascorrere degli anni.

Un mondo, quello degli oratori, che sembrava in crisi o del tutto cancellato dai vari e molteplici cambiamenti della società e della stessa Chiesa. Qualche cifra per comprendere il fenomeno in piena crescita: 6 mila oratori sparsi sul territorio nazionale dei quali, oltre la metà, è in Lombardia, 900 nel Trivento, seguiti dal Piemonte con almeno 500 oratori, la Sicilia 400, la Puglia 230 e il Lazio 150, un centinaio a testa anche in Sardegna, in Emilia Romagna, per arrivare ad ottanta in Campania e sessanta in Toscana. Seguono poi piccole realtà, ma sempre rilevanti come in Umbria, nella Marche, in Abruzzo e in Valle d’Aosta.

Ma chi sono e quanti sono i ragazzi che frequentano questi luoghi? Dimenticate la simpatica, ma feroce caricatura che fece Alberto Sordi con i “Compagnucci della parrocchietta” ragazzi sempre dietro la tonaca dei preti, timidi ed insicuri. In realtà, come allora, sono giovani che vivono il loro tempo, oggi con il computer o ipod, ma che sanno conciliare tutto questo con una visione della vita costruttiva e ricca di possibilità e non una visione puramente nichilista.

Le cifre parlano chiaro.

Un milione e mezzo di ragazzi, che raddoppiano se si considerano quelli che li frequentano saltuariamente, e, non dimentichiamo, gli oltre 200 mila volontari che seguono questi giovani per puro spirito di servizio. Fino a qualche tempo fa si pensava che questo tipo di realtà fosse ormai sorpassata insieme alla visone del sacro e ad una vita con valori e principi solidi, invece, come tutte le cose buone, sta ritrovando una seconda giovinezza, specialmente nei periodi di grandi difficoltà come quella che stiamo vivendo attualmente. Molte famiglie, infatti, sono state costrette a rivedere i loro bilanci a causa della crisi: portare i figli in palestra o altre discipline sportive, seguirle nel doposcuola è sempre più caro, e così, non dimentichiamolo mai, chi sopperisce è, e rimane, sempre la Chiesa con le sue strutture e le sue organizzazioni da sempre. Gli oratori, nello specifico, hanno una storia che risale al Cinquecento, grazie a due grandi santi italiani> Carlo Borromeo a Milano e Filippo Neri a Roma, i quali hanno dato le basi di ciò che trecento anni dopo, a Torino, san Giovanni Bosco riuscirà ad organizzare, in maniera ancora oggi attuale, i suoi oratori salesiani e da li in ogni parte del mondo.

Il successo di questa istituzione, anche se poco studiato dai mass-mediologi, è dovuto dalla semplicità, dove tutto è organizzato ad una forma di ottimismo come educazione dando ai giovani fiducia, ascolto e dignità ai loro problemi giovanili grazie al coinvolgimento nelle attività sociali.

A questo punto sorge una domanda lecita, ma come si mantiene un Oratorio? Le spese vive, come si sa, non sono indifferenti, pensiamo solo al riscaldamento o alla luce. Generalmente il contributo arriva dal coinvolgimento delle famiglie e dalle comunità che li promuove e, da alcuni anni, grazie ad una maggiore attenzione legislativa, c’è anche una partecipazione degli enti locali tra cui comuni e regioni. Ma per mandare avanti una tale struttura così complessa e fare degli oratori dei momenti non solo di partecipazione, ma anche di impegno e di coordinamento delle varie attività, nel 2001 è stato promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, il Forum degli Oratori italiani, (FOI) nato per ”studiare la realtà delle nuove generazioni –  come recita lo statuto – in costante cambiamento, per mantenere viva l’attenzione sulle esigenze educative”.

Con i suoi 30 membri il FOI, insieme ai rappresentanti dei coordinamenti regionali dai vari istituti religiosi alle realtà che hanno nel loro carisma l’oratorio come i Salesiani, le figlie di Maria Ausiliatrice, i Filippini, solo per citare qualche esempio, incoraggia il conseguimento dei loro obiettivi nei differenti ambiti sia nazionali che internazionali adeguandosi anche alle nuove conoscenze di comunicazione per stare sempre con i giovani e il loro tempo. Parlando con un giovane sacerdote, che ben conosce questa realtà, gli ho chiesto quale sarà il futuro degli Oratori, come saranno i giovani domani e come ci si può adeguare a queste esigenze: “Possono cambiare le forme – ci dice – ma la sostanza degli Oratori rimarrà sempre nell’incontro con i giovani, ma, non dimentichiamo però che è soprattutto il primo incontro formativo con Dio e questo, possono cambiare le mode, i costumi, andare su Marte, ma la ricerca di Dio e della via che a lui ci conduce, rimarrà sempre la stessa ieri come oggi e come domani”.