di Giuseppe Santoro da http://www.ioamolitalia.it

Riprendiamoci la speranza nel futuro: una battaglia demografica affinché gli italiani non scompaiano!

Il sociologo Enrico Finzi dal 1980 studia il “tasso di felicità” degli italiani. Dalle sue indagini risulta che gli italiani si sono sempre dichiarati abbastanza felici anche nei momenti più cupi degli ultimi decenni. In particolare, circa il 39% si è sempre definito molto felice e il 20% abbastanza felice, comunque andassero le cose anche indipendentemente dalla situazione economica.

Ma dalla metà del 2011 e ancor più dall’insediamento del governo Monti, per la prima volta, si assiste al dilagare dell’infelicità. In un solo anno si sono aggiunti sei milioni di italiani che dichiarano di essere profondamente infelici. E non è, principalmente, un problema di sola economia, anche si evidenzia un netto peggioramento della situazione economica e sociale.

L’indagine fa emergere qualcosa di peggio e di più profondo: la fine della speranza nel futuro; la fine della certezza di avere un futuro. Si è fatta strada nelle coscienze degli italiani la triste consapevolezza che il futuro è stato loro rubato, non solo ai giovani  bensì all’intera comunità nazionale. E’ un’infelicità, quindi, che nasce dal sentimento di non avere più futuro, di non poter più sperare nel futuro.

Inoltre, nell’ambito dell’indagine, si è sottoposto ad un test il governo Monti con due semplici domande agli intervistati: quanto (il governo Monti) ti rende felice? Quanto ti rende infelice? Per un italiano che ha risposto “mi ha reso più felice” diciotto rispondono “mi ha reso più infelice … mi ha rubato felicità … mi ha rubato il futuro!”

Ed è proprio il futuro che sta venendo meno all’Italia, non solo in senso morale o economico ma persino biologico!

Una indagine della Fondazione Leone Moressa rivela che nel 2011 il 18,4% dei bambini nati in Italia è straniero, con un incremento del 28,7% rispetto al 2010. Il 58,6% di queste nascite si registrano nelle sole regioni di Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia Romagna e proprio in quest’ultima regione si registra l’incidenza massima del 29,1% dei nuovi nati stranieri sul totale delle nascite (questo potrebbe essere un buon spunto di riflessione sul nome da dare alla nuova macroregione del Nord, Padasia o Padafrica?).

Dal 2002 le nascite di bambini stranieri in Italia sono aumentate del 209%. Se questo andamento dovesse anche solo restare invariato, nel 2021 i nuovi nati stranieri raggiungerebbero il 56,2%. Non avrebbe allora più senso parlate ancora di Italia!

Le conclusioni dell’indagine della Fondazione non sono, come ci si aspetterebbe in un mondo normale, affatto allarmate per la prossima scomparsa  della propria nazione. Non sono una pressante richiesta alle autorità nazionali di realizzare un’efficace e tempestiva politica demografica e di rivedere in senso drasticamente restrittivo la politica (o, meglio dire, la “non” politica) nei confronti dell’immigrazione. Tutt’altro. Ci si limita ad auspicare “una seria riflessione sulla normativa sulla cittadinanza vigente in Italia”, ovviamente nel senso di rendere più rapida e facile l’acquisizione della cittadinanza da parte degli stranieri.

Il tutto è ancora più inquietante se si pensa al senso della risposta data dal segretario del Pd Pier  Luigi Bersani, prima delle ultime elezioni politiche, ad una giornalista che gli chiedeva quale sarebbe stato il suo primo provvedimento qualora fosse divenuto Capo del Governo: “Un figlio di immigrati che studia qui è italiano!”. Un’applicazione dell’eutanasia all’intero Paese … Tanto, estinti per estinti … facciamola finita prima …

Ma cosa può fare chi non voglia arrendersi a questo atteggiamento culturale mortale per noi e per il nostro futuro? Cosa si può fare per ridare speranza e futuro al nostro Paese? Un atto d’amore!

E cos’è il progetto politico di Io Amo l’Italia se non un profondo atto d’amore per il nostro Paese?

Il riscatto della sovranità monetaria, economica e politica da un lato e la battaglia (sì, battaglia!) demografica, perché gli italiani non scompaiano, dall’altro, sono le due braccia che, come in un gesto d’amore, devono soccorrere l’Italia. Cosa c’entra l’amore con la politica? C’entra, perché entrambi hanno, nell’animo umano, la stessa origine: la volontà.

Come l’amore è volere il bene di qualcuno, così la politica è volere il bene comune. Amore è politica sono espressione di una stessa volontà che vuole il bene.

E proprio questa è l’essenza del progetto di Io Amo l’Italia: volontà rivolta al bene.

W l’Italia.

W Io Amo l’Italia.