San Benedetto del Tronto, 29. “Il Paese deve tornare a crescere, perché questa è la  condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del Meridione, dei giovani senza garanzie, delle famiglie monoreddito, ciascuno è chiamato in causa in quest’opera di amore per il Paese:  è una responsabilità grave che ricade su tutti, in primo luogo sui molti soggetti che hanno doveri politico-amministrativi, economico-finanziari, sociali, culturali e formativi”. Lo ha detto monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, a margine del trentaquattresimo convegno delle Caritas diocesane dal titolo:  “Educati alla carità nella verità”, svoltosi a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno).

“Si tratta – ha aggiunto monsignor Nozza – di individuare un insieme di questioni-problemi che possano essere ritenuti prioritari nella prospettiva del bene comune e in particolare rispetto alle necessità che il Paese riprenda a crescere. Tra essi certamente le dimensioni, le dinamiche e la composizione del debito pubblico”.
Secondo il direttore della Caritas italiana “vanno valorizzati i soggetti sociali vitali a partire dalla famiglia, come soggetto di rinnovamento umano e sociale, anche se la struttura della spesa pubblica, i regimi fiscali, la politica dei servizi tendono a renderla luogo di povertà”.
Monsignor Nozza ha però messo in guardia contro alcuni fattori “che mettono a rischio la giustizia e la pace all’interno del Paese, come la “caduta del senso della moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti; la caduta della coscienza sociale, come percezione dell’intreccio tra bene personale e bene comune; il calo della tensione partecipativa, con una percezione della politica sempre più lontana dai bisogni della gente. Il Paese – ha sottolineato monsignor Nozza – ha bisogno di riscoprire il senso pieno del diritto-dovere del lavoro e di organizzarlo in termini di sicurezza, combattendo la disoccupazione, aprendo prospettive ai giovani, superando gli squilibri tra Nord e Sud, mettendo in atto un adeguato sistema economico che consideri il capitale e le strutture del lavoro a servizio dell’uomo. Dovremmo imparare a vivere nella crisi con lucidità e con coraggio – ha aggiunto monsignor Nozza – non per adagiarci rassegnati nella situazione, ma per disporci tutti a pagare di persona. La crisi in corso non si risolverà a brevi scadenze, né possiamo attendere soluzioni miracolistiche. Si tratta di andare con decisione controcorrente e di porre sui valori morali le premesse di un’organica cultura della legalità e della vita”.
A parere del direttore della Caritas le Chiese devono “innanzitutto assicurare presenza. L’assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno. Sono anzi illegali. Per i cristiani sono peccato di omissione”.
C’è poi il dovere della Chiesa di “accompagnamento educativo dei cristiani, in particolar modo i laici, a un coerente impegno, fornendo non soltanto dottrina e stimoli, ma anche adeguate linee di spiritualità perché la loro fede e la loro carità crescano attraverso l’impegno”.
Contro disuguaglianze, solitudini e insicurezza sociale monsignor Nozza ha invitato a sviluppare, soprattutto nelle città, “politiche di coesione e di solidarietà perché solo una comunità coesa e solidale riesce a creare un territorio sicuro su un piano sociale. Affrontare i problemi per quello che sono – ha aggiunto il direttore della Caritas italiana – definendoli nella loro concretezza “è il compito di amministratori che dovrebbero amare la verità quanto la loro città”. E come possibile impegno per il nuovo anno pastorale (2010-2011) monsignor Nozza ha concluso proponendo un “anno sabbatico” da vivere approfondendo gli orientamenti pastorali del nuovo decennio, “nella sospensione e presa in carico di tutte le principali attività da parte di Caritas italiana in termini di verifica e di riprogettazione; nella programmazione di quattro-cinque seminari, a livello nazionale e regionale tra Caritas italiana e Caritas diocesane, per scrivere una nuova “Carta pastorale Caritas”; nella celebrazione del quarantesimo di Caritas italiana come momento conclusivo dell’anno sabbatico, nell’autunno 2011″.

(©L’Osservatore Romano – 30 aprile 2010)