Intervista all’editore di e-libertadreligiosa.net

di Inma Álvarez

BUENOS AIRES, martedì, 3 novembre 2009 (ZENIT.org).- Il laicismo sta diventando un problema per la libertà religiosa in Spagna e nei Paesi dell’America latina come il Venezuela o la Colombia, secondo il sacerdote spagnolo Pedro María Reyes Vizcaíno, editore del sito e-libertadreligiosa.net, che raccoglie notizie e riflessioni da tutto il mondo sull’argomento.

Reyes Vizcaíno ha ottenuto la laurea in giurisprudenza presso l’Università autonoma di Madrid e il dottorato in diritto canonico presso l’Università di Navarra. Ordinato sacerdote nel 1992, risiede attualmente in Argentina. È anche autore di “Ius Canonicum”, una pagina Internet di consultazione su questioni di diritto canonico.

Oltre alla sua attività di canonista, si dedica ad approfondire i temi della libertà religiosa “per interesse personale”: un ambito che, a suo avviso, richiede maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica. Su questi temi ha concesso questa intervista a ZENIT.

La prima parte dell’intervista è stata pubblicata il 2 novembre.

Quali sono le forme più diffuse di violazione della libertà religiosa?

Pedro Reyes: In una prima categoria vanno collocate le azioni violente contro la libertà religiosa. Nei Paesi di tradizione musulmana, la libertà religiosa è assente in molti contesti. L’Arabia Saudita ne è l’esempio più lacerante, perché il culto non islamico è vietato persino nell’ambito privato e nell’intimità delle mura domestiche. Chi custodisce una croce in casa rischia pene severe. Non è un problema circoscritto: alcune fonti calcolano che esistono circa un milione di cristiani che risiedono in quel Paese; soprattutto filippini e immigrati di altre parti dell’Asia e dell’Europa orientale.

In quasi tutti gli altri Paesi musulmani, a causa di pressioni di gruppi islamici radicali, si stanno approvando leggi molto restrittive della libertà religiosa. In Pakistan esistono leggi anti-blasfemia che lasciano indifesi i cristiani di fronte a qualunque accusa. In Algeria e in Egitto esistono leggi anti-conversione; in Iraq vengono espulsi dal Paese; in Marocco, un gruppo di cristiani evangelici è stato espulso per aver commesso “proselitismo religioso”; ecc.

In India le popolazioni non induiste riscontrano crescenti difficoltà per il loro libero sviluppo. Diversi Stati hanno approvato leggi anti-conversione e, cosa ancora più grave, nell’estate del 2008 alcuni gruppi radicali indù hanno lanciato una violenta persecuzione contro i cristiani nello Stato di Orissa, facendo più di 500 morti, secondo alcune fonti. È significativo che questi fatti vengano appena accennati dai mezzi di comunicazione occidentali.

In Cina esiste attualmente una Chiesa delle catacombe, che è la Chiesa cattolica fedele a Roma e che non accetta i vescovi imposti dal regime. Inoltre è noto che in questo Paese i buddisti del Tibet godono di una libertà di culto molto ridotta.

Esiste anche un altro contesto in cui si è assistito ad una retrocessione della libertà religiosa, che è quello dei Paesi occidentali. Come già accennato, in questi Paesi si sta diffondendo una certa mentalità laicista contraria alla libertà religiosa.

Non mi riferisco alla sana laicità che propugna la separazione tra Chiesa e Stato, ed evita le reciproche ingerenze nell’ambito delle rispettive funzioni all’interno della società, cosa che è del tutto encomiabile. Come ha detto Benedetto XVI: “È fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l’ambito politico e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi e, dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società” (Benedetto XVI, Incontro con le autorità dello Stato francese, Parigi, Eliseo, 12 settembre 2008).

Il laicismo radicale, che è contrario alla libertà religiosa, mira a relegare la fede religiosa al solo ambito privato, come se la fede non avesse manifestazioni esterne. Nei Paesi occidentali si vedono esempi di questo laicismo ogni giorno: per esempio, quando i vescovi vengono criticati nel fornire orientamenti ai cattolici sulle leggi in tema di aborto o di matrimonio omosessuale (come se esistessero leggi che vietano ai vescovi, e solo a loro, di esprimere opinioni sulle leggi), o quando si chiede ai cittadini o ai parlamentari di votare prescindendo da credenze religiose.

Secondo il Papa, “non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale” (Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 18 aprile 2008).

Parlando in concreto della nuova proposta di legge sulla libertà religiosa in Spagna, a cui i cattolici guardano generalmente con diffidenza, come cambierebbero le cose?

Pedro Reyes: In realtà è difficile valutare le intenzioni del Governo che ha preannunciato questa nuova legge, considerato che la notizia risale a più di un anno fa e ancora non è stato presentato il progetto. Conosciamo unicamente le vaghe dichiarazioni della Vice Presidente del Governo, María Teresa Fernández de la Vega, secondo cui la legge assicurerà un miglior esercizio di questo diritto e promuoverà la sana laicità dello Stato. Queste dichiarazioni sono sufficientemente ambigue per impedirne una valutazione attendibile.

L’unico punto concreto che è stato rivelato è che la nuova legge prevederà il ritiro di tutti i simboli religiosi dalle scuole e istituti pubblici, ad eccezione di quelli che hanno un valore storico o artistico. Ritengo che questa misura configuri una discriminazione contro i cristiani, ma non si tratta di un grande cambiamento. Suppongo però che il disegno di legge che il Governo sta preparando includa novità più importanti.

La prevista riforma della Legge organica sulla libertà religiosa del 1980 dovrà tenere conto, in ogni caso, della Costituzione spagnola del 1978, la quale all’articolo 16 “garantisce la libertà ideologica, religiosa e di culto degli individui e delle comunità, senza altre limitazioni, nella loro manifestazione, di quelle necessarie al mantenimento dell’ordine pubblico tutelato dalla legge”, e impone a tutti i pubblici poteri di tenere conto “delle credenze religiose della società spagnola e di mantenere i conseguenti rapporti di collaborazione con la Chiesa cattolica e le altre confessioni”.

Se il Governo con la nuova legge ha realmente intenzione di attuare la Costituzione, in armonia con le esigenze attuali e alla luce della Dichiarazione universale dei diritti umani, promuoverebbe la sana laicità e limiterebbe il laicismo radicale. Mi auguro che sia così, ma bisognerà aspettare che il progetto venga presentato, per poter esprimere un giudizio.

Sembra che in America latina stia avanzando un laicismo sempre più aggressivo, soprattutto in Venezuela, in Colombia e altri Paesi. Quali sono le cause?

Pedro Reyes: In America latina si stanno sviluppando tendenze intellettuali provenienti da altri continenti, soprattutto dall’Europa occidentale. In termini generali, il laicismo dell’America latina ha l’obiettivo di escludere la Chiesa cattolica dalla sfera pubblica, così come cerca di fare anche nel resto del mondo. Tuttavia, in ogni Paese il fenomeno presenta caratteristiche particolari, dovute alla specifica esperienza storica di ogni nazione. Per esempio, il laicismo in Uruguay – che affonda le sue radici nella fondazione della Repubblica – non è identico al laicismo in Costa Rica, la cui Costituzione proclama all’articolo 75 la religione cattolica come religione ufficiale.

Il laicismo in America latina ha tra le sue fonti anche quelle derivanti dalla storia indigena. L’eredità culturale delle popolazioni originarie dell’America viene infatti sempre di più apprezzata e in questo senso si tende a rifiutare qualunque intervento culturale proveniente dalle culture straniere, soprattutto delle nazioni colonizzatrici. Gli indigenisti più radicali comprendono tra queste ingerenze anche il contributo derivante dall’evangelizzazione.

Sorprende che gli stessi gruppi che respingono la Chiesa cattolica come non appartenente al patrimonio ereditario dei popoli storici, accolgono senza alcun senso critico valori provenienti dall’Europa come l’anticoncezione, l’aborto, ecc., nonostante queste dottrine configurino un’autentica colonizzazione culturale.

Lei è un canonista. Da dove le è venuta l’idea di creare una pagina web sulla libertà religiosa?

Pedro Reyes: Ho avviato questo sito anzitutto come contributo alla lotta contro il laicismo radicale, che diventa sempre più aggressivo. Inoltre ho pensato che potesse essere un’occasione per aiutare tanti fratelli nella fede che, a causa di essa, stanno subendo numerose violenze, che sopportano con grande fedeltà a Cristo. Ho pensato che diffondere nell’opinione pubblica la consapevolezza di questi attacchi violenti costituisse un buon aiuto.

In questi anni mi sono reso conto che questa esigenza, che avevo collocato al secondo posto, si rivela in realtà sempre più urgente. Mi auguro, se Dio vorrà, che presto questa pagina Internet si renda del tutto inutile per la cessazione delle violenze a causa della fede.