Il Lazio può fare un salto di qualità con la legge di riforma e riqualificazione

In Consiglio regionale del Lazio il mio primo atto legislativo è stato la proposta di legge “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, che ho presentato nel maggio 2010 e di cui a breve inizierà l’esame dell’articolato in Commissione. Con la mia proposta intendo riqualificare i Consultori, affinché svolgano effettivo sostegno alla maternità e possano offrire alle famiglie in difficoltà un supporto concreto anche in termini socioeconomici. Ritengo, inoltre, che le recenti contestazioni contro la riforma dei consultori, siano soltanto manifestazioni ideologiche.

Nel gioco democratico fra maggioranza e opposizione, invece, ciascuno svolge il proprio ruolo, a volte anche attraverso un confronto che può rivelarsi duro. Alla base, però, ci deve sempre essere una volontà di dialogo, funzionale a entrare nel merito delle questioni. La bontà della riforma, sottoscritta da ben quaranta consiglieri, è confermata dalla circostanza che il Forum Nazionale della Associazioni Familiari, in rappresentanza di un milione e mezzo di famiglie, l’ha individuata come modello base da proporre anche nelle altre regioni d’Italia. E’ evidente che tutto è migliorabile e perfettibile, ma le istanze contenute nella riforma a favore della vita, della famiglia e della donna in difficoltà per una gravidanza, rappresentano già una grande svolta culturale e politica, mai effettuata finora nella direzione della tutela sociale della maternità.

La vigente legge regionale sui consultori risale al 1976: è evidente che in questi 35 anni ci sono stati notevoli cambiamenti a livello sociale, sanitario e culturale che vanno compresi ed affrontati e che impongono una revisione e una riqualificazione di tali strutture. La sanitarizzazione dei consultori è divenuta nel tempo una prassi consolidata; l’unica via per uscirne è proprio una riforma che restituisca a queste strutture il primario ruolo sociale di servizio alla famiglia e alla maternità e paternità responsabili, specificità indicata dalla legge istitutiva nazionale 405/75 e le faccia rientrare nei livelli essenziali dell’assistenza sociale oltre che di quella sanitaria.

Premesso che il mio giudizio negativo sulla legge 194 è ben noto, so bene che come consigliere regionale non posso costruire una legge che contrasti una legge nazionale. E’ evidente, però, che nella prassi, la parte preventiva della 194 non è stata adeguatamente applicata: colloquio teso a rimuovere le cause che inducono la donna al ricorso all’aborto, offerta di alternative, coinvolgimento dell’associazionismo. La mia riforma rende obbligatori questi passaggi, non permettendo più che una donna, di fronte a difficoltà per una gravidanza, venga lasciata sola. Più volte, inoltre, ho chiarito che nessun consultorio pubblico chiuderà, ma la legge amplierà la possibilità di scelta, con diverse tipologie di consultori, in grado di garantire alla donna, alla famiglia e alla coppia, maggiori opportunità di aiuto e di sostegno, indipendentemente dalla natura del consultorio (promosso dal pubblico o dal privato sociale), che rimarrà comunque una struttura gratuita.

Auspico, dunque, una volontà di dialogo da parte dell’opposizione, che, al momento, non mi sembra di cogliere. Il diritto alla vita non ha un colore, né politico né religioso, è fondamento dei diritti umani e della stessa democrazia, proprio in quanto principio non negoziabile. Ma occorrono onestà intellettuale e libertà da ideologismi perniciosi per ammetterlo.

 

Olimpia Tarzia da Più Voce