In Germania per la prima volta intellettuali, politici e liberi cittadini si mobilitano contro «le aspirazioni totalitarie» della lobby gay che vuole censurare chi non pensa omosessuale…
Si tratta di una nobile battaglia per la libertà.

Gender-Mainstream. Tutto il resto è omofobia

di Vito Punzi
I tentativi di limitare la libertà d’opinione nella Germania che nel 2009 festeggia in un sol colpo sessant’anni di Repubblica federale e vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino si fanno sempre più frequenti. Non è un caso che molti commentatori, anziché tornare a macinare l’ormai trita e ritrita denuncia della presunta riunificazione “violenta” imposta dalla Germania capitalista dal 1990 in poi, oggi preferiscano dettagliare i pesanti retaggi sopravvissuti al socialismo reale della Germania orientale. Il celebre giornalista Hugo Müller-Vogg si è spinto fino a immaginare una futura e neanche troppo inverosimile “Repubblica popolare tedesca” (vedi Tempi del 23 aprile http://www.tempi.it/esteri/006471-la-solitudine-di-angela ).
Un episodio che ha mostrato fino a che punto possa essere illiberale e antidemocratica la tendenza a considerare censurabile tutto ciò che si discosta dal mainstream si è verificato l’anno scorso, quando Monika Hoffmann e Konstantin Mascher, dell’Istituto tedesco per la gioventù e la società di Reichelsheim, dovettero rinunciare alla libera manifestazione del proprio pensiero e alla comunicazione dei risultati delle proprie ricerche scientifiche ed esperienze terapeutiche. I due erano stati invitati a tenere un seminario dal titolo “Comprendere l’omosessualità. Una chance per il cambiamento” nell’ambito della quinta edizione del “Christival”, il congresso organizzato a Brema da un’associazione di giovani cristiani protestanti proprio nei primi giorni di maggio del 2008. Già in quell’occasione la lobby omosessuale (che con grande facilità si autodefinisce, a seconda della circostanze, anche “femminista” e “antifascista”) ebbe modo di dimostrare tutta la propria capacità d’influenza sulla società tedesca, ottenendo che i due relatori fossero silenziati. Portavoce della “rivolta” fu allora il deputato al Bundestag per i Grünen Volker Beck, il quale chiese in particolare al ministro per la Famiglia Ursula von der Leyen il ritiro del patrocinio concesso al “Christival”, perché a suo dire nel contesto del congresso si sarebbero tenuti «pericolosi corsi di psicologia» – così Beck – e sarebbero state avanzate «proposte ostili nei confronti di minoranze», ostili in quanto escogitate con l’intento di proporre «la guarigione dall’omosessualità». L’esito di questa campagna fu, appunto, che Hoffmann e Mascher dovettero rinunciare al loro seminario e il resto del programma di “Christival” poté essere svolto solo grazie alla presenza della polizia.
La stessa situazione si sta ripetendo in questi giorni in occasione del sesto Congresso internazionale per la psicoterapia e l’assistenza spirituale, organizzato dal 20 al 24 maggio prossimi all’università di Marburg dalla Akademie für Psychotherapie und Seelsorge, un’istituzione che promuove «l’incontro tra la psicoterapia e la cura cristiana delle persone nella ricerca scientifica e nell’esperienza». L’offensiva del mondo gay organizzato non si è fatta attendere neppure questa volta e si è scatenata di nuovo contro il diritto di parola di coloro che la lobby omosessuale ritiene rei di voler giustificare scientificamente o clinicamente l’“inversione dei poli”, la possibilità cioè che gli omosessuali che vivono nel disagio e nella sofferenza per la propria condizione possano essere aiutati, in un percorso terapeutico, a diventare etero.
Rappresentanti dei Verdi dell’Assia e lo Lsvd (l’Unione dei gay e delle lesbiche tedeschi) si sono dunque scagliati in particolare contro due dei numerosi relatori del convegno di Marburg, Markus Hoffmann, dell’Associazione “Wüstenstrom e. V.”, e Christl Vonholdt, del Deutschen Institut für Jugend und Gesellschaft (lo stesso di Kostantin Mascher, censurato a Brema nel 2008). Le istituzioni d’appartenenza dei due psicoterapeuti, secondo la Lsvd, sarebbero colpevoli di opporsi alla tesi che vuole «la persona omosessuale come genere», un genere da accostare a quello maschile e a quello femminile. In particolare lo Lsvd ha scritto una lettera aperta datata 24 marzo 2009 indirizzata al sindaco di Marburg, al rettore dell’università e al direttore del dipartimento di Psicologia chiedendo espressamente di rinunciare ad ospitare il congresso, poiché «lesivo del buon nome della città e della sua università».
«Lasciateci l’autodeterminazione»
Visto il precedente di Brema, sarebbe stato fin troppo scontato immaginare anche per questa battaglia un finale con censura. Ma così non è stato. Almeno finora. E questo grazie soprattutto all’iniziativa partita da alcune personalità del mondo culturale, politico e sociale tedesco. Si tratta per lo più di cattolici e protestanti, ma non solo, che hanno dato vita all’iniziativa “Per la libertà e l’autodeterminazione – Contro le aspirazioni totalitarie delle associazioni omosessuali”, diffusa e proposta alla pubblica sottoscrizione attraverso il forum d’informazione cristiana Medrum (www.medrum.de). Tra i primi firmatari il filosofo Robert Spaemann, il costituzionalista Martin Kriele, il teologo e direttore dell’Istituto internazionale per la libertà religiosa Thomas Schirrmacher, la filosofa della religione Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, il deputato della Csu Norbert Geis, il teologo evangelico Theo Sorg, la pubblicista Gabriele Kuby. A questi, ad oggi, si sono aggiunti oltre mille firmatari. Con il “manifesto” che riassume i contenuti dell’iniziativa i sottoscrittori dichiarano esplicitamente di non avere «nulla contro la dignità delle persone con orientamento omosessuale e contro la loro libertà di praticare vita omosessuale» ma di trovare piuttosto contraddittorio il fatto che il movimento a favore del “gender-mainstreaming”, appositamente nato per difendere la libertà di scelta dell’orientamento sessuale, si batta contro la possibilità di un cambiamento, attraverso metodi terapeutici, dall’omosessualità all’eterosessualità.
Il “manifesto” protesta esplicitamente contro lo Lsvd e tutti coloro che se ne rendono cassa di risonanza (giornalisti, politici e scienziati) per il discredito gettato su ricercatori e terapeuti con diversa posizione culturale, per le accuse gratuite di «omofobia» rovesciate su di loro e per il «clima di paura e di odio» creato attorno al prossimo congresso di Marburg. Il sostegno all’iniziativa promossa da Medrum sta dando importanti risultati. Il giudice della Corte costituzionale Ernst-Wolfgang Böckenförde ha definito «inammissibile» il tentativo di «impedire la libertà d’opinione e di confronto scientifico» e anche il sindaco di Marburg, Egon Vaupel, ha preso le difese dell’università spiegando di non vedere «alcun motivo per vietare lo svolgimento del congresso». Questa volta la censura sembra dunque scongiurata, ma difficilmente la battaglia per la libertà di espressione promossa da Spaemann & co. può considerarsi conclusa.
TEMPI 12 Maggio 2009