9 feti su 10 vengono abortiti, un numero troppo elevato scrive il settimanale inglese

MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
DA Vatican Insider

Un “errore” nella formazione di un gamete – che i biologi chiamano una mancata disgiunzione meiotica – e la coppia cromosomica numero 21 triplica: è la sindrome di Down, dal nome del dott. Langdon Down che l’ha identifica, a livello di sintomi,  ancora nell’Ottocento, ben prima che i genetisti potessero spiegarla come Trisomia 21. In Italia nasce così 1 bambino su 1200 e in totale si stimano sui 40 mila abitanti, molti dei quali, giovani e adulti, inseriti nel ciclo lavorativo, adeguatamente sorretti dall’assistenza sociale.

Ma c’è l’aborto terapeutico e nel Regno Unito calcolano che 9 feti su 10 affetti da sindrome di Down vengano soppressi. L’aveva denunciato il 5 dicembre scorso il Catholic Herald definendo la notizia “una tragedia” senza precedenti e rivelando le modalità con cui, spesso, anche bambini giunti alla nascita (ma rifiutati dai genitori) vengano poi lasciati morire privi di idratazione e alimentazione. “E’ diverso, scriveva il giornale inglese, decidere di non accanirsi con interventi invasivi e dolorosi per tentare di salvare la vita di un prematuro in gravi condizioni, rispetto alla scelta di “lasciar morire un bimbo affetto da handicap”.

Molti sono i genitori che scelgono di raccontare la loro vita con un figlio handicappato: l’ha fatto di recente il giornalista Dominic Lawson sulla sua testata, il Daily Mail. Ma oggi si può affermare che in Gran Bretagna il 90% dei feti affetti patologie genetiche non veda mai la luce. “La qualità di una civiltà può essere misurata con il rispetto che ha per i suoi membri più deboli” ha scritto il genetista Jérôme Lejeune, che ha evidenziato la trisomia 21, aggiungendo che gli Spartani erano gli unici nell’antichità ad eliminare i più deboli non in grado di portare le armi e concludeva “nulla rimane di Sparta, non un poeta, non un musicista, nemmeno le sue rovine, sarà una coincidenza?”.

Ma il Catholic Herald non si è limitato alla denuncia – in periodo di Avvento, tempo di attesa di un Bambino costretto a nascere in una grotta – e in questi giorni riprende il discorso con un’azione in positivo anche nei confronti del ministero della sanità. Fonti governative indicano 582 feti affetti da sindrome di Down abortiti nel 2010 (con una discrepanza rispetto al dato dell’Ufficio statistico di citogenetica che registra 942 casi): il motivo potrebbe essere che i medici non dichiarano sempre la reale causa dell’aborto richiesto.

Andiamo più a fondo, conclude il giornale e ascoltiamo le testimonianze dei genitori che hanno accolto un figlio Down, che ha diritto di vivere. Come il libro di Leticia Velasquez, madre di una bimba Down che negli Stati Uniti ha istituito i KIDS (Keep Infants with Down Syndrome) per indurre i genitori a “tenere” i figli affetti dalla patologia.  E’ un libro di “mamme speciali” di “bambini speciali”; ma non eroine, scrive il settimanale inglese, sono donne ordinarie con le loro debolezze umane che si sono trovate di fronte ad una scelta straordinaria: amare e aiutare a crescere i loro bambini difficili”.

E intanto prosegue la crescita della sensibilità pro-Life anche a livello degli studenti nei campus universitari, ma “senza demonizzare quanti non la pensano come noi”, tengono precisare. Forse l’inizio di una nuova era parte dai più giovani.