La nuova Turchia si è allontanata dall’insegnamento del suo fondatore Kemal Ataturk, laico e filoebraico, appoggiando sempre di più l’islamismo radicale e allontanandosi da Israele. La nuova Turchia non è più l’ “eccezione” filoisraeliana nel mondo musulmano

Alexandre del Valle (Geopolitico*)

Le conseguenze drammatiche dell’insegnamento dell’odio

La Turchia del 2010 non è più quella kemalista, piccia o meno. La posizione ufficiale della nuova Turchia neo-islamica e neo-ottomana è più che mai sensibile alla sorte dei palestinesi, a proposito dei quali Ankara parla ormai di “genocidio”. Questo atteggiamento filo-palestinese é del resto sempre più enfatizzato dai mezzi d’ informazione e dai partiti politici e sta alimentando l’attuale ondata mondiale di giudeofobia cui la Turchia non sfugge più.

L’ascesa al potere del “Partito della Giustizia e Sviluppo (AKP) nel 2002, e l’inizio, voluto da Erdogan, di un processo di riavvicinamento con la Siria e l’Iran, hanno sostanzialmente modificato la politica estera del paese di Atatürk, diventato ormai “post-kemalista”, neo-islamico, e sempre più schierato con i paesi nemici di Israele e giudeofobi.

Conseguenza della popolarità delle teorie giudeofobe e antisioniste radicali, e della reislamizzazione progressiva del paese, l’insegnamento dell’odio anti-ebraico si è tradotto in Turchia in azioni sempre più violente dall’inizio degli anni ’80, quando il paese di Atätürk ha cominciato a reislamizzarsi politicamente: il Jihad islamico ha rivendicato gli attentati dinamitardi contro la sinagoga di Istanbul nel 1986 (25 morti) e l’uccisione di un diplomatico israeliano nel 1992; il Hizbollah curdo e il IBDA-C hanno rivendicato l’attacco a colpi di mitra (1996) all’industriale ebreo, padre del deputato Jack Cahmi, quelli del 1096, 1999 contro una sinagoga; nel 2001 contro Uzeyir Garih, celebre uomo d’affari ebreo, ritrovato assassinato nel cimitero di Eyüp nel 2001 ; e poi ne 2003 contro interessi britannici e una loggia “giudaico-massonica” (26 morti). Ma il fatto più terribile fu l’attentato del 15 novembre 2003, che colpì in pieno Shabbat, alle sinagoghe di Neve Shalom e Beit Israel di Istanbul, causando 25 morti e 300 feriti. Senza dimenticare tanti casi di atti anti-ebrei (insulti, intimidazioni, pestaggi e ferite, minacce) meno criminali che istaurano giornalmente a instaurare un clima di terrore. Questa onda di terrore anti-ebraico e anti-occidentale, pur essendo verbalmente condannata dal partito di governo neo-islamico AKP, è accompagnato da un’altra onda di odio anti-israeliano e anti-ebreo meno criminale ma verbalmente e simbolicamente molto violento.

Difesa dei Palestinesi e rifiuto dell’alleanza “anitiislamica” e “contro-natura” con Israele

Infatti, gli accordi militari turco-israeliani imposti dall’esercito turco ai dirigenti politici turchi islamici, non impediscono più a questi ultimi di condividere le stesse opinioni radicalmente anti-ebree e anti-israeliane della maggioranza dei musulmani di Turchia e del mondo. L’errore d’analisi maggiore di molti sostenitori  dell’entrata della Turchia in Europa è di credere che esista una « eccezione » turca filo-ebraica, un’immunità magica della Turchia contro le teorie dell’odio anti-occidentali e giudeofobe che colpiscono tutte le società islamiche. Primo ricordiamo che quest’eccezione non è mai esistita, anche prima dell’accesso al potere dei dirigenti islamici attuali dell’AKP: Ankara ha sempre sostenuto le risoluzioni che condannano l’occupazione dei territori arabi di Israele e si è sempre associata a tutte le risoluzioni dell’ONU che vanno nel senso del riconoscimento dell’OLP palestinese. Secondo, se rimane un alleato militare strategico di Israele, non è perchè il popolo turco o i dirigenti islamici turchi lo vogliono, ma perchè quest’alleanza è stata imposta dalla minoranza laica kemalista e dall’elite militari pro-occidentali del paese, sempre più fragili e minoritarie. Le numerosissime manifestazioni di solidarietà dei musulmani turchi con il « popolo martire palestinese » e le massicce dimostrazioni organizzate dai militanti islamisti e anche nazionalisti turchi per protestare contro la guerra a Gaza o il “genocidio dei palestinesi” lo hanno ampiamente dimostrato. E le dichiarazioni violenti dei leaders turchi come Il Primer Recep Taiyyp Erdogan contro Israele e i suoi dirigenti, “colpevoli di un genocidio contro i palestinesi” li hanno permesso, dall’inverno 2008-2009 ad oggi, di riguadagnare una popolarità in Turchia e in tutto il mondo islamico a arabo.

Infatti, il partito di governo neo-islamista AKP non ha mai accettato l’alleanza strategica ma “contro-natura” della Turchia islamica con Israele, il “Satana” degli islamici di tutto il mondo. D’altronde, l’AKP denuncia in petto l’alleanza tra il loro paese, la NATO e Israele, alleanza imposta dai militari laici kemalisti. Non lo puo’ fare o dire troppo direttamente a causa della pressione dei militari che vi tranno un vantaggio strategico (scambi di spazi aerei, importazione di alta tecnologia militare israelo-americana, ecc). Ma l’alleanza con Israele è sempre stata denunciata dai dirigenti islamici al potere in Turchia, che hanno paura di perdere la loro popolarità e il loro elettorato se non dimostrano di essereci contrari in diverse occasioni. Questo nuovo schieramento anti-israelismo e pro-palestinese, essenzialmente verbale ma significativo di un cambiamento di mentalità, ha permesso alla Turchia post-kemalista, di solito considerata dagli Arabi come « tradittrice » a causa dell’alleanza con lo Stato ebraico e della laicizazione imposta da Atatürk, di apparire “islamicamente corretta”. Peraltro, dal 2004, Ankara si presenta come il « ponte tra la civiltà dell’Islam e l’Europa », nell’ambito della candidatura all’Unione europea, e come il mediatore tra Libano e Siria o Siria e Israele. Pero’, è ovvio che appare una forte contradizione dentro di questa strategia di « ponte ». Perchè in occasione della guerra a Gaza (inverno 2008-2009), dopo avere richiesto cosi violentemente di mettere Israele « fuori dall’ONU » e aver cosi denunciato i dirigenti israeliani e sdoganato il movimento islamo-terrorista palestinese Hamas, Ankara non appare più del tutto « neutrale ». E se la mano rimane ufficialmente alleata con Israele, il cuore è chiaramente du coté dell’islamismo radicale mondiale filopalestinese. Lo scopo, evidente delle diverse crisi israelo-turche provocate da Erdogan e dall’AKP, era di dimostrare agli elettori musulmani turchi che hanno votato l’AKP e agli Stati musulmani pro-Hamas nuovamente “amici” come la Siria e l’Iran, che la nuova Turchia gestita dagli islamici non è più quella anti-araba, laica, filo-israeliana e “tradittrice” di prima.

Alleanze con paesi islamici e con l’UE filo-islamica contro i laici turchi e gli “Israelo-americani”

I leader dell’AKP vedono nell’adesione della Turchia alla UE un’occasione di riconsiderare le sue alleanze occidentali: sostituire la compromettente alleanza israelo-americana con quella, più antisionista, filo-araba, terzomondista e filo-musulmana dell’Unione europea. I dirigenti di Ankara vogliono quindi dimostrare alla loro base islamista molto filo-palestinese con l’adesione all’Unione (ma anche col riavvicinamento all’Arabia  saudita, all’OCI e alla Siria) che non sono più “venduti” al Satana “americano-sionista”. La firma di un accordo d’associazione storico tra Turchia e Siria, appena due giorni dopo il vertice di Bruxelles del 17 dicembre 2004 – che aveva consacrato la candidatura di Ankara, accordo mal percepito a Tel Aviv e a Washington – si inscriveva in questa logica. Allontanandosi sempre di più dal modello laico occidentale stabilito dal fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kémal Atatürk, amico degli Ebrei, anticlericale e anti-islamista, la Turchia governata dall’AKP è diventata questi ultimi anni l’alleato strategico dei più grandi nemici di Israele: le dittature islamiche come l’Iran o il Sudan, l’Arabia saudita leader dell’OCI (Organizzazione della Conferenza Islamica basata a Dgeddah) ; gli Stati dittatoriali alleati a Teheran e anti-occidentali come la Siria, il Venezuela, ecc. Ankara ha infatti firmato due accordi di “riconciliazione e di associazione” con la Siria dei Assad che appoggia i movimenti terroristi pro-iraniani Hamas e Hezbollah. Poi, in nome della solidarietà nel seno dell’OCI, Ankara rifiuta di condannare il Sudan del generale Al-Bechir, condannato dall’ONU e dalla Corte penale di Roma per il genocidio di due millioni di Cristiani e 300 000 neri del Darfur. Nello stesso modo, la Turchia dell’AKP è diventata uno dei primi partner dell’Iran ciita del Presidente “nazzislamista” Mahmud Ahmadinejad che vuol “cancellare del mappa” Israele. Fra le tante nuove orientazioni che piaciono in Iran, menzioniamo la decisione turca di escludere Israele dalle consuete manovre militari “Aquila Anatolica”; ricordiamo anche che Ankara fu uno dei primi paesi a riconoscere la rielezione contestata nel giugno 2009, di Ahmadinejad. Quest’ultimo è orgoglioso del trattamento a lui riservato dai dirigenti turchi, che l’hanno accolto con gli onori alla Moschea Blu d’Istanbul di recente. Anche loro invitati con gli onori a Téhéran a due occasioni recenti, Erdogan e Gül affermano che “mai la Turchia si unirà alle richieste di fermare la corsa all’atomica dell’Iran”. R. T. Erdogan stigmatizza in continuazione  l’atteggiamento occidentale (e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, AIEA) sul dossier nucleare iraniano, affermando il “diritto dell’Iran ad avere un’industria nucleare civile”, pur sapendo che questa industria in realtà anche militare sarebbe in grado di distruggere un giorno Israele o di danneggiare seriamente questo stato. Infatti, secondo Erdogan, sarebbe “ingiusto fare pressioni sull’Iran” per il suo programma nucleare, quando qualcun altro nella regione possiede queste armi”, cioè lo Stato d’Israele…


[1] L’antisemitismo è l’odio nei confronti dei popoli o persone di etnia e lingua “semitica” (include Ebrei, Arabi, Aramei-assyro-cldei, ecc). La “giudeofobia è l’odio specifico verso gli Ebrei come popolo, persone o religione. Vuol dire che anche un musulmano arabo puo’ essere giudeofobo, cioè anti-ebrei, pur essendo “semita” o seguitori di una religione “semitica” come l’islam. La “giudeofobia è una nozione più precisa di quella d’”antisemitismo”, che permette agli arabi di giocare sulle parole e pretendere di non essere antisemiti pur odiando gli Ebrei.

*Autore di “Perché la Turchia non deve entrare in Europa” (Guerini editore, 2009)