La rinascita dell’odio verso gli ebrei da parte di una Turchia sempre meno kemalista

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

La Valle dei Lupi: il film anti-ebreo che oppone Israele e Turchia

In questi ultimi giorni si è molto parlato della crisi diplomatica avvenuta tra la Turchia e Israele attorno al tema dell’antigiudaismo e dell’antisionismo crescente in Turchia. Una crisi iniziata già da anni, quando il partito islamico Akp (della Giustizia e dello sviluppo) è arrivato al potere nel 2002 e da quando la vecchia Turchia laica kemalista è stata vinta da quella neo-islamista, meno filo-occidentale, più filopalestinese e meno filoamericana. I sostenitori dell’entrata della Turchia nell’Europa spiegano che questa crisi non è grave, che gli islamisti al potere sono ragionevoli e moderati, che hanno abbandonato le vecchie tesi anti-giudaiche e anti-occidentali, e che la Turchia rimarrà sempre un alleato e un amico unico per l’Occidente, Israele, la NATO, l’America e l’Unione europea.

Secondo questa visione, la Turchia non puo’ essere accusata né di estremismo islamico né di condividere l’odio anti-giudaico di altri paesi musulmani. Ci spiegano che esisterebbe un'”eccezione turca”, che i Turchi sarebbero sempre stati amici degli ebrei e contrari all’antisemitismo da quando l’Impero Ottomano accolse una gran parte degli ebrei sefarditi, spagnoli e portoghesi, cacciati dalla regina spagnola Isabella la Cattolica nel 1492. La verità è infatti molto meno rosea di questo quadro idealizzato, e l’attualità di questo mito delle Turchia laica e “filoebraica” è molto contestata dai fatti, almeno da alcune decenni, ovvero da quando la Turchia è stata progressivamente reislamizzata e da quando è nata un’onda generale di odio anti-israeliano accompagnato da un’onda altretanto forte e popolare di “giudeofobia”. Torniamo quindi al motivo della crisi che ha minacciato di sfociare sulla rottura dei rapporti diplomatici tra Turchia e Israele la settimana scorsa: all’origine c’ è stata la richiesta israeliana di interrompere una serie televisiva turca molto popolare “Kurtlar Vadisi” (La Valle dei Lupi) anti-ebrea che dipinge soldati israeliani come sadici che si divertono ad ammazzare  bambini turchi musulmani. Questa serie sta letteralmente fanatizzando il popolo turco e per questo motivo, è boicottata in Europa ed è criticata in Israele. Il protagonista del telefilm, Polat Alemdar – anche eroe del film di grande successo (record nel 2006) dello stesso nome, salva un bambino turco rapito dal Mossad. Alemdar (che in lingua turca significa “portabandiera”) uccide uno dei rapitori e, accusato da un altro agente israeliano di avere commesso un “crimine di guerra”, gli risponde: “Soltanto voi potete compiere di questi crimini?”. Immediatamente, in Israele, il viceministro Ayalon convoca l’ambasciatore Celikkol in segno di protesta contro la serie tv giudeofoba, sottoponendolo a una reprimenda, negandogli la stretta di mano, e facendo sedere l’ambasciatore in basso rispetto a ui (in tale contesto non vi  è traccia di bandiere turche, ma è presente soltanto quella di Israele). La sceneggiata – accompagnata dall’esigenza di interrompere la serie televisiva – provoca l’ira del Primo Ministro turco-islamico Recep Taiyyp Erdogan e del presidente Abdullah Gul, che minacciano di richiamare Oguz Celikkol, l’ambasciatore turco a Tel Aviv, e di rompere le relazioni, se Israele non si scusa. Il viceministro degli Esteri israeliano porta finalmente le sue scuse a Celikkol e Erdogan le accoglie. Fu in questo contesto globale di dichiarazioni anti-israeliane e anti-ebraiche che la Turchia gestita dall’AKP  rifiuto’ di partecipare, in ottobre 2009, ad un’esercitazione congiunta con Israele e gli Usa, escludendo lo Stato ebraico dalle manovre aeree previste sul suo territorio. Questa crisi senza precedente avvenne ufficialmente in rappresaglia all’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza durante l’inverno 2008-2009, denunciata adesso dal rapporto dell’Onu Goldstone e dai dirigenti turchi.

L’insegnamento dell’odio: revisionismo, antisionismo, anti-ebraismo

Per meglio capire la reazione israeliana nei confronti della diffusione del serial giudeofobo e antisionista La Valle dei Lupi, basta osservare come  sia presente in Turchia un’onda generale di islamizzazione radicale e di banalizzazione di una giudeofobia e di odio antiisraeliano senza precedente. Basta andare nelle librerie di Istanbul o Ankara per notare l’estrema popolarità delle vecchie tesi anti-ebraiche (e anche naziste) e la recrudescenza dell’interesse verso tutto ciò che si riferisce al “complotto giudaico”, “all’imperialismo sionista-americano” e al negazionismo della Shoah. La serie controversata La Valle dei Lupi non è quindi un’eccezione. Anzi. La lista dei bestseller di questi 5 ultimi anni in Turchia include il Mein Kampf di Adolf Hitler, pubblicato almeno 45 volte tra il 1940 e il 2005, l’ultima edizione del Testamento politico di Hitler, il celebre pseudo giudeo-fobico I Protocolli dei Saggi di Sion, e tante altre opere. Kavgam (Mein Kampf in turco) è da qualche anni in vendita assolutamente ovunque in Turchia: in librerie di “tendenza” di Taksim o in librerie più universitarie, negozi diversi, aeroporti, supermercati, musei. Ogni settimana esce una nuova opera su Hitler o sul “complotto giudeo-massonico”. Tra  i saggi giudeofobi di gran successo troviamo anche quelle del polemista islamico Adnan Hoça, più conosciuto con il nome di Harun Yahya che denuncia il “giogo giudeo-massonico” e “l’alleanza tra nazismo e sionismo”…. Autore di numerosi lavori di successo, tra cui molti riabilitano gli islamisti dell’11 settembre 2001, “opera del Mossad e della CIA”, Hoça si ispira contemporaneamente all’ideologia islamista radicale turca (Milli Görüs) e alla propaganda salafista dei fratelli musulmani e degli Stati islamici del Golfo. Vatandas è l’autore di diversi bestseller tra cui Armagedon, Haarp e Agharta,  libri che denunciano i « progetti di dominazione planetaria degli Stati Uniti, delle forze occulte giudaico-massoniche» (Trilaterale, CFR, ecc.) e l’alleanza turco-israeliana. Aydogan Vatandas vi descrive il potere tentacolare de sionisti Rockfeller nel mondo. Diffonde sopratutto la tesi cara a Osama Ben Laden secondo la quale il Califfato islamico-ottomano sarebbe stato abolito “dall’ebreo mascherato” Atatürk (dönmë) e dai suoi “complici occulti” che « prenderebbero gli ordini” a Tel Aviv.

Le dichiarazioni anti-israeliane e anti-ebraiche del Primo Ministro turco islamista Recep Taiyyp Erdogan non devono sorprendere, perchè il background politico e dottrinale di Erdogan e dei leaders del partito AKP è chiaramente un ideologia anti-ebraica, panislamista e anti-occidentale che considera gli Ebrei come un elemento centrale diabolico di un intero “complotto-giudaico-crociato-massonico” o “giudaico-americano” che mira a “distruggere l’Islam” e la “Nazione turca”. Erdogan è sempre stato un anti-ebreo. E come lo ha rivelato il quotidiano Hürriyet, già nel 1974, Recep Erdogan, nel quadro delle attività “culturali” del partito islamico MSP di Necmettin Erbakan, all’interno del quale è stato il responsabile della “Commissione per la gioventù della zona di Beyoglu” (Istanbul), aveva scritto e messo in scena in tutto il paese “Maskomya”, opera teatrale che  stigmatizzava gli ebrei, complici dei massoni e dei comunisti. Nel dicembre 1996, durante il suo mandato di sindaco di Istanbul , e dopo aver fatto visita alla grande sinagoga della città, dichiarò che “un complotto mondiale ordito da ebrei sionisti minaccia di prendere il controllo del pianeta”. Mentre Bruxelles non ha esitato a mettere l’Austria di Jorg Haider all’indice quando l’estrema destra era al potere in Austria, sembra per lo meno sorprendente che ci tenga tanto a fare entrare nell’Europa un paese nel quale alita un odore pesante di neo-fascismo panislamico e di giudeofobia e che per altro continua a schernire i diritti delle minoranze cristiane. Come ha constatato il quindicinale egiziano Al-Ahram Weekly dell’ 11 maggio 2005: “Qualsiasi cosa possa dire in pubblico, la maggioranza del partito islamico-conservatore AKP rimane, in privato, non solo anti-israeliana, ma quasi visceralmente antisemita”. Fu per tale motivo che già nella primavera 2004, Erdogan fece annullare diversi incontri ufficiali con responsabili israeliani e dichiarò pubblicamente che le relazioni turco-israeliane potevano interrompersi se “il terrorismo di Sharon e la persecuzione dei palestinesi continuavano”.

Da quando il partito islamico AKP governa la Turchia, non c’è stata occasione diplomatica in cui il Primer R.T.Erdogan e il Presidente Gül non abbiano espresso, sotto ogni pretesto, la loro riprovazione verso lo Stato d’Israele. Ricordiamo la visita al primo ministro libanese Saad Hariri, quando Erdogan ha detto che Israele “minaccia la pace mondiale”. Ricordiamo anche la provocazione di R.T.  Erdogan durante il forum di Davos (dicembre 2008-gennaio 2009), quando ha violentemente aggredito verbalmente Israele e il moderato presidente israeliano Shimon Peres, accusando lo Stato israeliano di aver commesso un “genocidio” durante l’operazione “Piombo Fuso” (27 dicembre 2008-18 gennaio 2009), contro il movimento terrorista palestinese Hamas nella striscia di Gaza. Appena tornato in Turchia, l’indomani Recep Taiyyp Erdogan critico’ violentemente la “lobby” ebraica mondiale nei mezzi di communicazione. Chiese che lo Stato ebraico fosse “bandito dall’ONU”, accusando Israele di “usare bombe al fosforo bianco contro i civili di Gaza” e di “azioni inumane”. Preciso’ che “Allah punirà coloro che non rispettano i diritti degli innocenti”. In questa occasione, il Primer rivelo’ il suo vero viso anti-ebraico, radicalmente anti-israeliano, filo-palestinese e filo-Hamas. Per sedurre ancor di più le capitali dei paesi arabo-musulmani e i suoi elettori islamici, aggiunse: “Come si può consentire a un simile paese [Israele], che ignora totalmente e non applica le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di varcare i cancelli delle Nazioni Unite?” Noto per il suo passato di anti-ebre radicale, quando era membro del partito islamista MSP, Erdogan dimostro’ sempre di appoggiare apertamente le teorie sul “complotto ebraico” o “americano-sionista” descritte prima: “I mezzi di comunicazione, appoggiati dagli Ebrei, stanno diffondendo false notizie su quello che sta succedendo a Gaza, trovando sciocche scuse per giustificare il bombardamento di scuole, moschee ed ospedali”, diceva il premier durante l’intervento militare israeliano a Gaza. Queste dichiarazioni allarmarono la comunità ebraica turca. Difatti, durante questa vicenda, che lo ha reso ancor più popolare fra le masse e gli elettori turchi dell’AKP, Erdogan non ha mai detto una parola che attribuisse una parte di responsabilità del conflitto di Gaza ai terroristi islamici del Hamas. Ha sposato interamente le tesi di Hamas, protetto dai due nuovi Stati amici e alleati strategici della Turchia: Siria e Iran. Alle dichiarazioni giudeofobe e anti-israeliane d’Erdogan, sono seguite una serie di dimostrazioni pubbliche in tutta la Turchia con toni fortemente anti-ebraici. Fu cosi che durante una dimostrazione nella città di Eskisehir , si potevano leggere cartelli scritti: “Ingresso consentito ai cani ma non agli ebrei e agli armeni”. Ecco il vero volto della nuova Turchia gestita dal AKP che i nostri dirigenti europei vogliono fare entrare nell’Europa…


[1] L’antisemitismo è l’odio nei confronti dei popoli o persone di etnia e lingua “semitica” (include Ebrei, Arabi, Aramei-assyro-cldei, ecc). La “giudeofobia è l’odio specifico verso gli Ebrei come popolo, persone o religione. Vuol dire che anche un musulmano arabo puo’ essere giudeofobo, cioè anti-ebrei, pur essendo “semita” o seguitori di una religione “semitica” come l’islam. La “giudeofobia è una nozione più precisa di quella d’”antisemitismo”, che permette agli arabi di giocare sulle parole e pretendere di non essere antisemiti pur odiando gli Ebrei.

Metal Firtina, un bestseller contro curdi e americani

Assieme alla Valle dei Lupi, ed a altre opere anti-ebraiche e anti-israeliane, bisogna menzionare il romanzo fantapolitico più venduto di questi ultimi anni: “Metal Firtina” (“Tempesta di metallo”), il solo a tener testa al Codice da Vinci. I diversi sottotitoli del libro sono espliciti: “L’invasione della Turchia da parte degli Stati Uniti”…. Di certo, uno dei personaggi più respingente è un ebreo pro-americano.. Degna di un adattamento cinematografico a Hollywood, la trama del bestseller racconta l’occupazione della Turchia col favore di una guerra globale scatenata dagli Stati Uniti con l’aiuto di mezzi tecnologici straordinari, di modo che il leggendario coraggio dei turchi nulla può, in un primo tempo, contro una simile superiorità. Alla fine dell’operazione ‘Tempesta di metallo’ gli Stati Uniti sono riusciti a impadronirsi dei giacimenti turchi di boro…. Ma i turchi organizzano la “resistenza”. La storia finisce come nelle scene hollywoodiane con un “happy end”: la vittoria sul terreno del piccolo David turco sul Golia “imperialista” americano-sionista. Tempesta di metallo cristallizza le paure latenti ma reali e il Mein Kampf ne segue le orme. Per diversi mesi, Metal Firtina è rimasto in tutte le vetrine delle librerie turche di Istanbul .

Il passato giudeofobo del Primer turco Erdogan e del Partito di Governo AKP