La pedofilia è una piaga terribile e innegabilmente presente negli istituti cattolici (ma anche in scuole rabbiniche e madrasse) e la Chiesa ha effettivamente troppo spesso agito tardi. Ma tra i sacerdoti più fermi contro questa bisogna annoverare proprio Ratzinger che, come Pio XII, è ingiustamente attaccato.
di Andrea Sartori

Negare il triste fenomeno della pedofilia in istituti cattolici sarebbe una falsità(anche se, come vedremo, anche in scuole ebraiche ed islamiche il fenomeno esiste). Anche prima dell’esplosione di questo scandalo era un segreto di Pulcinella, come era un segreto di Pulcinella il fatto che spesso la Chiesa non si mosse con sufficiente fermezza. Ma se c’è stato qualcuno che ha agito con fermezza quello fu proprio Joseph Ratzinger, eroe solitario di una “glasnost” vaticana. Come per Pio XII è in atto una campagna calunniosa nei confronti del Pontefice tedesco.

TUTTE LE CALUNNIE CONTRO BENEDETTO XVI

“From Hitler Youth to Papa Ratzi” fu il provocatorio titolo del tabloid britannico The Sun all’indomani dell’elezione del Pontefice, ricordando il fatto che il futuro Pontefice fu arruolato nella Gioventù Hitleriana. Da allora abbiamo fin troppe battute su “Nazinger”. Ora il fatto che un ragazzino tedesco fosse arruolato nella Gioventù Hitleriana era un fatto naturale. Semplicemente perché il regime nazista non lasciava scelta, esattamente come sotto il fascismo tutti erano costretti ad indossare la divisa di Balilla. Ricordiamo quello che disse Dario Fo, innegabilmente antifascista, riguardo la sua esperienza nella RSI: “Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fin a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera”. Una cosa però che i sostenitori della tesi del “papa nazista” omettono di contino riguarda la diserzione del giovane Joseph. Nell’aprile 1944 il giovane riuscì a fuggire, rischiando seriamente la fucilazione. Qualcuno dei suoi detrattori avrebbe avuto il medesimo coraggio?

In seguito Ratzinger è stato attaccato anche per altri motivi: ad esempio la famosa (e famigerata) lectio magistralis di Ratisbona, in cui il Pontefice avrebbe attaccato Maometto. In realtà la citazione riguardante Maometto è solo una parte di un discorso molto più ampio. Il Papa cita, a mò di esempio, una frase dell’imperatore bizantino Manuele Paleologo. Ma anche tale citazione è stata decontestualizzata dai media. Leggiamo la citazione corretta: “Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, l’imperatore tocca il tema della jihād (guerra santa). Sicuramente l’imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”. È una delle sure del periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il “Libro” e gli “increduli”, egli, in modo sorprendentemente brusco, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Notiamo come il Pontefice dichiari “brusche” le parole dell’imperatore, e come ricordi il celebre versetto coranico contro la costrizione in materia di Fede. Per onestà intellettuale non può però ignorare le disposizioni in materia di guerra santa (presenti anche nel Pentateuco e abolite da Gesù quando fermò la spada di Pietro nel Getsemani). Anche in questo caso la polemica risulta strumentale.

Piovono poi polemiche dal mondo ebraico per la possibilità, grazie al motu proprio Summorum Pontificum che alcuni sacerdoti possano (ma solo su richiesta di un gruppo di fedeli) celebrare messa secondo il vecchio rito di San Pio V, abolito dopo il Concilio Vaticano II. Il problema riguarda la preghiera del Venedì Santo, in cui si prega anche per la conversione degli ebrei (oremus pro perfidis Iudaeis, dove perfidus non sta per “perfido” ma per “chi non ha la fede cristiana”). Un monoteismo si augura la conversione del mondo alla propria fede. Lo stesso fanno i musulmani. Diverso il discorso nel buddhismo: il XIV Dalai Lama disse che non è bene che un uomo abbandoni la sua religione, anche riferendosi ai convertiti al buddhismo da altre fedi, ma le religioni dharmiche (buddhismo e induismo) sono molto differenti dai monoteismi: esse predicano stili di vita interiore più che atti di fede pura, per cui è possibile assimilare aspetti del buddhismo senza farne propri i dogmi, così come per gli induisti sono molteplici le vie per la salvezza. Poi bisogna ricordare che anche nella cultura ebraica esiste una formula simile alla preghiera cattolica per la conversione degli ebrei, ma più dura: è la Birkat Ha Minim, dodicesima benedizione delle Amidah, presente nel Talmud babilonese, in cui si recita: “Che per gli apostati non ci sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il regno dell’orgoglio; e periscano in un istante i nozrim (nazareni, cioé cristiani) e i minim (eretici); siano cancellati dal libro dei viventi e con i giusti non siano iscritti. Benedetto sei tu che pieghi i superbi.”

Si parla spesso anche della sua chiusura verso i teologi progressisti. A parte il fatto che lo stesso Ratzinger fu teologo “progressista” (le conclusioni sull’aldilà furono considerate al limite dell’eretico da più di un conservatore), ma ricordiamo che Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano Hans Kung, il teologo “dissidente” mai ricevuto da Giovanni Paolo II. Quel Kung che adesso lo sta ripagando attaccandolo su qualcosa su cui Ratzinger dovrebbe essere inattaccabile

RATZINGER E LA PEDOFILIA

Il problema pedofilia è presente nella Chiesa, purtroppo. Negare questa triste realtà sarebbe come guardare il dito che indica la luna invece della luna. E anche le statistiche non aiutano: ci dicono che “solo” il 4 per cento di questi sacerdoti si sarebbe macchiato di atti pedofili. Ma anche solo uno è troppo. Anche solo un bambino violato è una vita distrutta: e chi distrugge una vita distrugge il mondo intero. Gesù ebbe parole terrifiche per la pedofilia, in un’epoca in cui la pedofilia era accettata e praticata, specie in ambito greco-romano: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Matteo 18,6).

Detto questo i media hanno scelto il bersaglio sbagliato, ovvero Joseph Ratzinger. Se molti nella Chiesa hanno chiuso gli occhi davanti a questo fenomeno, se lo stesso Giovanni Paolo II non risulta immune da critiche sotto questo aspetto (ed è doloroso ammetterlo, pensando alla sua strenua lotta contro i totalitarismi), se c’è un eroe anti-pedofilia questi è proprio Joseph Ratzinger. Il quale non guardò in faccia anche a uomini potenti all’interno della stessa Chiesa.

Già come Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede Ratzinger portò avanti una crociata personale contro potenti “peccatori”. Il caso più noto è la sua solitaria battaglia personale contro il fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, il potente padre Marcial Maciel Degollado, che abusò di diversi seminaristo minorenni. Quest’uomo godeva di amicizie influenti all’interno della Curia, e fu difficile per lo stesso Ratzinger averne la meglio. Solo una volta divenuto Papa Ratzinger riuscì ad avere la meglio su quest’uomo. Un caso simile, sul qualel’allora cardinale Ratzinger ebbe delle difficoltà, fu quello del sacerdote Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Anche allora vi fu chi tentò di insabbiare, temendo “cattiva pubblicità” e cercò di impedire che Ratzinger di aprire l’inchiesta.

Le recenti dichiarazioni del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn riguardo le pressioni della Curia romana per bloccare l’inchiesta dell’allora Prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede sul cardinale pedofilo Hans Hermann Groer rendono bene l’idea  di quanto l’attuale Pontefice sia stato lasciato solo nella battaglia per asportare dal corpo malato della Chiesa il tumore maligno della pedofilia. Lo stesso grande accusatore di Ratzinger sul caso Murphy appare poco credibile: monsignor Rembert Weakland fu costretto a lasciare la guida dell’ arcidiocesi di Milwaukee dopo il suo coinvolgimento in una storia omosessuale con un’ex studente di teologia. Lo stesso Thomas Brundage, giudice del processo contro padre Lawrence Murphy, il sacerdote che ha abusato dei bambini sordomuti, scagiona il Papa regnante: “Ratzinger ha fatto più di ogni altro Papa o vescovo” contro la pedofilia, sostiene Brundage in un lungo memoriale apparso sulla diocesi di Anchor. Il processo contro padre Murphy non fu interrotto se non per la morte del prelato “In una lettera all’allora segretario della congregazione per la Dottrina della fede Tarcisio Bertone, il 19 agosto del 1998, l’arcivescovo Weakland affermò che mi aveva chiesto di sospendere il processo contro padre Murphy. Padre Murphy, tuttavia, morì due giorni dopo e di conseguenza nel giorno in cui morì era ancora sotto accusa in un tribunale penale ecclesiastico”. Fino al 2001 “la maggior parte dei casi di appello andava al tribunale della Rota e i casi potevano trascinarsi per anni” mentre dopo le norme volute da Ratzinger nel 2001 i casi di abusi “furono gestiti in modo veloce e corretto”. Giovanni Paolo II parlò e condannò la pedofilia solo negli ultimi anni del suo lunghissimo regno. Ratzinger invece scatenò una strenua battaglia all’interno della Chiesa, e le sue ripetute e ferme condanne riguardo gli abusi del clero fatte in Australia, in Irlanda, negli Stati Uniti e la campagna per questa “glasnost” vaticana sui casi di pedofilia ne sono una priva. Benedetto XVI è un uomo scomodo, sia dentro che fuori dalla Chiesa. Come non ricordare le sue parole durissime nel corso della drammatica Via Crucis del Venerdì Santo del 2005, pochi giorni prima della morte di Karol Wojtyla: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!”

BENEDETTO XVI-PIO XII: UN PARAGONE CALZANTE

C’è chi ha gridato allo scandalo dinanzi al paragone tra Pio XII e Benedetto XVI. In realtà il paragone calza alla perfezione, in quanto si tratta di due Pontefici calunniati.

Su Pio XII le calunnie riguardano soprattutto i suoi presunti silenzi sulla Shoah. Ora, è innegabile che anche nel mondo cattolico fossero presenti elementi antisemiti: uno di questi fu padre Agostino Gemelli, firmatario delle Leggi Razziali, grande accusatore di Padre Pio, e al quale oggi è dedicato uno dei più noti ospedali romani. Ma Pio XII fu un eroe paragonabile ad Oskar Schindler, E questo è confermato da autorevoli fonti ebraiche. Golda Meir disse di papa Pacelli: “Durante il decennio del terrore nazista, il nostro popolo ha subito un martirio terribile. La voce del Papa si è levata per condannare i persecutori e per invocare pietà per le vittime”.  Un altro grande ebreo, Albert Einstein, scrisse: già nel dicembre 1940, scrisse sul Time Magazine: “Solo la Chiesa si è schierata apertamente contro la campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto un particolare amore per la Chiesa, prima d’ora, ma sono costretto a confessare che ora apprezzo senza riserve ciò che un tempo disprezzavo”. Elio Toaff, ex rabbino capo di Roma, scrisse: “La Comunità israelitica di Roma, dove è sempre vivissimo il senso di gratitudine per quello che la Santa Sede ha fatto in favore degli Ebrei romani, ci ha autorizzato a riferire in maniera più esplicita la convinzione che quanto è stato fatto dal clero, dagli istituti religiosi e dalle associazioni cattoliche per proteggere i perseguitati non può essere avvenuto che con la espressa approvazione di Pio XII” (L’Osservatore Romano 28 giugno 1964). Lo storico ebreo Sir Martin Gilbert, massimo biografo di Churchill, vorrebe che il nome di papa Pacelli fosse collocato tra i Giusti delle Nazioni, così come il rabbino statunitense David Gil Dalin, uno dei principali difensori del Pontefice. Joseph L. Lichten, membro dell’ “Anti Defamation League of B’nai B’rith” ha scritto “E’ risaputo che nel 1940 Pio XII inviò un’istruzione segreta ai vescovi cattolici d’Europa dal titolo Opere et caritate (“Con le opere e la carità”). La lettera iniziava con una citazione tratta dall’enciclica di Pio XI Mit Brennender Sorge la quale criticava duramente le dottrine naziste. La lettera di Pio XII ordinava di prestare aiuti adeguati a tutti coloro che subivano discriminazioni razziali ad opera dei nazisti” (JOSEPH L. LICHTEN, Pio XII e gli ebrei, Edizioni Dehoniane, Bologna 1988, p. 34). Quanti ebrei salvò Pacelli? Il rabbino Dalin nel suo libro La leggenda nera del Papa di Hitler stima che dei 5.715 ebrei di Roma che dovevano essere deportati, 4.715 furono sistemati in 150 istituzioni cattoliche e 477 in santuari del Vaticano. Secondo Pinchas Lapide “la Chiesa cattolica, sotto il papato di Pio XII, fu lo strumento di salvezza di almeno 700.000, ma forse anche di 860.000 ebrei che dovevano morire per mano nazista” (PINCHAS LAPIDE, Roma e gli ebrei. L’azione del Vaticano a favore delle vittime del nazismo. Mondadori, Milano 1967, p.287). La “leggenda nera” di Pio XII inizia non da una seria opera storiografica, ma da una piéce teatrale: Il Vicario di Rolf Hocchuth. Un autore che, bisogna ricordarlo, è un negazionista, come ricorda Bernard-Henri Lévy: “Tornerò sul fatto che Hochhuth, questo focoso giustiziere, è anche un negazionista patentato, condannato più volte come tale e la cui ultima provocazione, cinque anni fa, fu di prendere le difese, in un’ intervista al settimanale di estrema destra Junge Freiheit, di colui che nega l’ esistenza delle camere a gas, David Irving”.

Quindi il paragone di Ratzinger, eoe anti-pedofilia all’interno di una Chiesa spesso troppo titubante, che sta scontando colpe non sue a causa di accusatori poco credibili, con Eugenio Pacelli, è più che giustificato.

PEDOFILIA ANCHE IN ALTRI AMBIENTI

Alcuni uomini di Chiesa hanno letteralmente sbagliato strategia difensiva. Ma la pedofilia esiste anche in altri ambienti: basti pensare alle orrende vacanze sessuali in Thailandia.

Non solo nei convitti cattolici, ma anche in quelli laici esistono abusi terrificanti. E’ di questi giorni la notizia degli abusi perpetrati nello stimato collegio laico di Francoforte, la Heppenheimer Odenwaldschule. Lo ha confermato in un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau il rettore dell’istituto, Margarita Kaufmann, secondo la quale le notizie raccolte vanno “al di là delle nostre capacità di immaginazione”.

Passiamo poi alle scuole rabbiniche israeliane, le yeshivot, ove i casi di abusi sono paragonabili a quelli perpetrati in ambienti cattolici. I volontari della Association of Rape Crisis Centers in Israel, organizzazione non governativa israeliana che da anni si occupa di violenze domestiche, su donne e minorenni
hanno creato una linea telefonica d’aiuto ad hoc, destinata proprio alle vittime dei collegi religiosi ebraici, analoga alle linee di ascolto messe in atto dalla Chiesa tedesca. Dopo il bando di un influente rabbino di Gerusalemme, accusato di “comportamenti impropri” verso suoi discepoli, le linee anti-pedofilia sono state intasate, con continue denunce all’interno delle yeshivot.

E anche il mondo musulmano non è esente da questo fenomeno. Al di là del triste fenomeno delle “spose bambine”, legale nel mondo islamico a causa del matrimonio contratto da Maometto con Aisha quando lei aveva sei anni e consumato quando ne aveva nove (ricordiamo le terrificanti disposizioni dell’ayatollah Khomeini a riguardo, senza una contestualizzazione storica del matrimono tra il Profeta e la figlia di Abu Bakr), non bisogna ignorare anche casi simili a quelli avvenuti nei collgi cattolici. Nel 2005 il quotidiano francese Libération ha riportato alcuni casi drammatici avvenuti nelle madrasse  pakistane. Il giornale francese riporta il caso di Abid, un quattordicenne che frequentava una scuola cranica a Karachi il quale, nel 2002, fu fatto oggetto delle attenzioni di un insegnante. Quando Abid ha deciso di denunciare il caso, l’insegnante gli ha versato addosso una tanica di acido, sfigurandolo. Oppure un caso a Lahore, dove il bambino Talha, di sei anni, venne violentato dal suo insegnante di Corano. I genitori, dopo aver trovato il bambino svenuto e con i vestiti insanguinati sul pavimento di una moschea, hanno denunciato e fatto arrestare il mullah. Ma da quel giorno i leader religiosi hanno cominciato a minacciarli e ad intimidirli.

Questo non serva a discolpa di quella parte della Chiesa omertosa riguardo il fenomeno pedofilia. Anzi. L’aver troppo spesso ignorato questi casi è una colpa gravissima  mille scuse non sono sufficienti. Ma l’azione di Benedetto XVI non deve essere ignorata. E’ lui l’uomo che sta davvero cercando di sconfiggere questo cancro.

PERCHE’?

Perché tanto astio contro il Papa? Semplice. Il Pontefice difende argomenti “scomodi”: il diritto alla vita innanzitutto. Molte lobbies, in particolare quelle farmaceutiche che si stanno arricchendo con pillole abortive et similia, hanno ogni interesse ad attaccare questo Papa. E questo Pontefice è mediaticamente attaccabile per una questione di “immagine”: non è popolare ed espansivo come il predecessore, è tedesco (non se ne parla mai, ma esiste un pregiudizio antitedesco: vediamo sempre il tedesco stereotipato come il nazista. E sinceramente noi italiani su questo punto dovremmo solo tacere), è “antipatico”. Ma se si gratta sotto la superficie è notevole la continuità col predecessore. E’ il discorso, a parti invertite, di Bush e Obama: il primo, per i media, era un cowboy Wasp guerrafondaio, il secondo è nero e democratico. Ma la loro politica estera è esattamente la stessa, sia nei confronti del mondo islamico che di Israele.

Ratzinger però, come Pio XII, viene attaccato su un argomento che potrebbe e dovrebbe essere usato a suo favore. Le colpe ci sono, negarle sarebbe criminale, ma appartengono ad altri. Questo ci fa rendere conto della potenza di indottrinamento dei media. Pio XII ebbe un’altra “colpa”: la scomunica nei confronti del comunismo. E per tale “colpa” si arrivò ad avvalorare le tesi di un negazionista

Per concludere: abbiamo parlato delle colpe della Chiesa, parliamo dei meriti. Una scomparsa della Chiesa causerebbe una disastro sociale di proporzioni difficilmente immaginabili. A quali porte potrebbero bussare i poveri di tutto il mondo? A quelle dei partiti? Non diciamo eresie…

Le associazioni caritative di altri religioni (tranne forse le buddhiste) si occupano dei “loro” poveri. Invece se qualcuno passa davanti alla porta di una qualsiasi Caritas vede uomini e donne di ogni razza e religione ricevere cibo e aiuto. Chi ha aiutato i disoccupati milanesi? Il cardinale Dionigi Tettamanzi, con il suo mai abbastanza lodato fondo per i disoccupati. Se lasciavamo tutto nelle mani del tanto lodato “Stato laico” a quest’ora i disoccupati stavano freschi.

Per questo è importante difendere la Chiesa. Soprattutto è importante, per far sì che la Chiesa sopravviva e continui la sua opera caritativa, sradicare il male endemico della pedofilia. Come sta cercando di fare il Papa