Il nostro dovere e’ aiutare questa gente a tornare in patria e a costruire li’ una vita degna. Questa dev’essere la prospettiva. Ma oggi, in attesa di questo rientro, bisogna offrire loro accoglienza… E non vogliamo essere “disturbati”. Manca questa capacita’ di dividere con l’altro, di accettarlo, di aiutarlo. E’ una cosa che difficilmente l’uomo impara. Credo che l’autodifesa di un certo egoismo contro la presenza di fattori che disturbano il ritmo quotidiano della vita sia profondamente innata nell’uomo. E che abbiamo bisogno di una educazione permanente al superamento dell’egoismo per essere preparati a casi come questo…. Ripeto: e’ molto naturale avere come prima reazione la difesa della propria normalita’ di vita. Ci vuole pazienza. E’ un grande mandato per la Chiesa: educare le persone ad aprire i cuori…. Ecco. Ma in realta’ c’e’ una forza distruttiva che esiste, opera ed e’ molto evidente. E si esprime anche attraverso questa frammentazione… Certo delle mancanze ci devono essere state. Questi tre anni di preparazione all’Anno Santo servono anche, secondo la volonta’ del Papa, a un esame di coscienza: perche’ siamo cosi’ incapaci di rispondere alla sete del mondo?”.

L’INTERVISTA /
Il cardinale che guida la Congregazione per la Dottrina della Fede rilancia la sfida cattolica: “Il crollo del comunismo non conferma la bonta’ del capitalismo”
“Questo razzismo figlio di Satana” Ratzinger accusa l’egoismo dell’Italia: gli immigrati danno fastidio al vostro benessere

ROMA – Questa Italia dove una cattolica come Irene Pivetti arriva a dire “ributtiamo in mare gli albanesi” non mette i brividi? Joseph Ratzinger sbatte gli occhi stupefatto: “In mare?” Cosi’ ha detto… Silenzio. “Non oso giudicare la signora Pivetti, ho avuto pochi contatti… Ma sarebbe inumano ributtare in mare questo popolo in fuga. Il nostro dovere e’ aiutare questa gente a tornare in patria e a costruire li’ una vita degna. Questa dev’essere la prospettiva. Ma oggi, in attesa di questo rientro, bisogna offrire loro accoglienza”. Il settantenne cardinale bavarese che il Papa ha voluto alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, quello che fu il Santo Uffizio, sara’ anche un “mastino” come dicono, ma di tutto ha voglia meno che di far la guardia, tanto piu’ dopo la tragedia di venerdi’ (“Un episodio tristissimo”), a un certo egoismo che non gli piace per niente. “Il punto e’ che qui ci sara’ anche un po’ di crisi ma rispetto agli albanesi viviamo in un certo benessere. E non vogliamo essere “disturbati”. Manca questa capacita’ di dividere con l’altro, di accettarlo, di aiutarlo. E’ una cosa che difficilmente l’uomo impara. Credo che l’autodifesa di un certo egoismo contro la presenza di fattori che disturbano il ritmo quotidiano della vita sia profondamente innata nell’uomo. E che abbiamo bisogno di una educazione permanente al superamento dell’egoismo per essere preparati a casi come questo”. Quindi e’ d’accordo con Cacciari ed altri che dicono: fin che di la’ sparano, gli albanesi vanno accolti tutti. “Si’. Dobbiamo accoglierli. Spiegando che appena possibile dovranno ricostruire con l’aiuto internazionale il loro Paese. Ma finche’ fuggono davanti a un pericolo immediato di vita…”. … chiudere le frontiere sarebbe un gesto d’egoismo. “Non si puo’ fare. Certo, c’e’ da distinguere la posizione degli elementi criminali, che poi sono proprio quelli che hanno scatenato questa situazione. Ma chiudere semplicemente le frontiere non si puo”. Tornando ai rigurgiti di egoismo… “Sono fenomeni molto umani. Mi ricordo in Germania, dopo la guerra, quando arrivarono milioni di tedeschi espulsi dall’Est. Erano tedeschi come noi, era normale accoglierli. Tuttavia l’ospitalita’, nei primi tempi, non fu cosi’ generosa. E loro soffrirono, nel vedere questi cuori duri. D’altra parte la mia gente diceva: siamo gia’ cosi’ poveri…”. Ma voi allora eravate alla fame, noi no. “E’ vero. Ma la febbre e’ la stessa. Ripeto: e’ molto naturale avere come prima reazione la difesa della propria normalita’ di vita. Ci vuole pazienza. E’ un grande mandato per la Chiesa: educare le persone ad aprire i cuori”. La pazienza vale solo per le pecorelle del gregge o anche per politici leghisti come il sindaco di Milano che dicono “qui non passera’ un solo albanese”?. “Per un tedesco e’ difficile entrare nella politica italiana. Ma la politica dev’essere governata da valori e partecipare all’educazione ai valori. Si puo’ difendere il patrimonio di un popolo ma non si puo’ vivere in un’isola che si separa, oggi poi, dal resto del mondo. Un chiusura del tipo “noi stiamo bene, non vogliamo quelli che stanno male” e’, per me, una politica immorale”. Bossi va piu’ in la’, al congresso della Lega ha urlato che il governo vuole portare quindici milioni di immigrati in Padania per snaturare “la razza padana, razza pura, razza eletta”. “Sono cose che fanno male. Questa ideologia di una razza pura che non deve essere inquinata da altre e’ una malattia del cuore. La razza pura non esiste. La convivenza di diverse provenienze umane da’ ricchezza culturale. Questa idea di una razza che si deve difendere mi fa pensare troppo al passato”. Da tedesco cresciuto col nazismo sente una ferita in piu’? “Si”. Giovanni Paolo II riconduce spesso tutto a un egoismo della ricca societa’ occidentale nei confronti di chi non ha. “E’ un modello che si riproduce a piramide su diversi livelli. Comincia dall’egoismo tra l’uno e l’altro individuo, poi si allarga tra un Paese e un altro, una regione e un’altra, uno Stato e un altro. Ma e’ la stessa struttura che si afferma su diversi livelli e si presenta con argomenti apparentemente, solo apparentemente, ragionevoli”. Sbaglio o torniamo alla vostra battaglia contro il mercato, il liberalismo, il profitto come “pensiero unico”? “Certo. Non puo’ essere questa la chiave del pensiero. Senno’ cadiamo in un materialismo e un egoismo che distruggono la stessa convivenza. E’ un capovolgimento. Se i valori materiali diventano dominanti siamo dentro a una cultura inferiore”. C’e’ chi ogni tanto, come La Malfa l’altro giorno, ribatte: “Mi stupisco che il Papa faccia certi discorsi dopo il crollo del comunismo”. “Ma il crollo del comunismo non ha confermato la bonta’ del capitalismo in tutte le sue forme. Al contrario, oggi vediamo che anche il capitalismo non risolve i problemi dell’umanita’ e che dobbiamo trovare forme nelle quali la liberta’ del mercato si combini con il senso di responsabilita’ dell’uno verso l’altro. Un'”economia sociale del mercato”: questa sarebbe la sfida del post – comunismo. Trovare la sintesi tra liberta’ e responsabilita’ sociale. Che poi darebbe vita alla vera liberta’. Derivare dal crollo del comunismo che oggi valga solo l’illimitata liberta’ del mercato e’ un malinteso assoluto. La critica e’ sempre la stessa: non dimenticate l’uomo”. Non e’ che siate in tanti, oggi, a dirlo. “Le forze innate dell’egoismo si esprimono anche in strutture economiche che hanno una grande forza e l’argomento etico e’ spesso debole. Non riesce a rompere certi meccanismi. La ricerca di nuovi modelli, per trasformare la  pura legge crudele del mercato in una struttura di collaborazione e di condivisione tra ricchi e poveri, comincia pero’ a farsi strada anche nel mondo del capitale. Si avverte che cosi’ non si puo’ andare avanti. In fondo il problema dell’ideologia del mercato e quello degli albanesi sono la stessa cosa. Si sta creando una divisione nell’umanita’ che potrebbe essere mortale”. C’entra qualcosa, questo egoismo di fine millennio, col millenarismo? “Non mi pare che nelle masse occidentali il millenarismo e la tentazione mitologica siano oggi cosi’ forti. Ma certo l’accelerazione della storia, che crea strutture sempre piu’ potenti le quali eliminano i posti di lavoro e la centralita’ dell’uomo, fa nascere una paura: quale sara’ il nostro futuro? Direi che l’uomo comincia ad avere paura di se stesso e del proprio potere che diventa dominante sull’uomo stesso”. Umberto Eco, sul tema, tira fuori la patente e dice: “Scade nel 2004, come posso aver paura dell’anno 2000?”… “Felice lui! Ma si’, il Duemila in quanto tale non fa paura. E’ lo sviluppo incalcolabile che crea la paura”. C’e’ qualcosa che collega questo egoismo e i suicidi di massa come quello della setta di Marshall Applewhite? “Sono cose un po’ diverse. Li’ c’era la chiusura in se stesso di un gruppo che si separa da tutto e vive nelle sue promesse e nelle sue visioni fino ad arrivare al parossismo della distruzione di se stesso. Tuttavia…”. C’e’ un filo che unisce ricchezza, paura, egoismo e sette. “Si’. Da una parte non esistono piu’ valori convincenti. Le grandi religioni non sono piu’ riconosciute come “casa del mio essere”. Dall’altra parte avendo perso una patria spirituale, com’era e dovrebbe essere la Chiesa, le persone non possono vivere senza un’esperienza di speranza ulteriore. E cercano risposte alle grandi domande frantumate in una coscienza che non ha piu’ una visione comune di Dio, dei valori, dell’uomo. E’ tutto spezzettato in tanti pezzetti. L'”uniformizzazione” del mercato lascia un vuoto spirituale. All’uniformita’ materiale corrisponde una totale frantumazione spirituale”. Lo dica: secondo lei c’e’ lo zampino del Diavolo. (ride) “Ogni credente le dira’ di si’. Io non risponderei cosi’ di getto perche’ e’ una risposta che rischia d’apparire mitologica”. Le corna, la coda, le orecchie a punta… “Ecco. Ma in realta’ c’e’ una forza distruttiva che esiste, opera ed e’ molto evidente. E si esprime anche attraverso questa frammentazione”. Se le sette dilagano, qualcosa avrete sbagliato anche voi. “Certo delle mancanze ci devono essere state. Questi t
re anni di preparazione all’Anno Santo servono anche, secondo la volonta’ del Papa, a un esame di coscienza: perche’ siamo cosi’ incapaci di rispondere alla sete del mondo?”.

Stella Gian Antonio


(30 marzo 1997) – Corriere della Sera