La piazza iraniana invoca la separazione tra Stato e religione. Ecco perché l’ayatollah Khamenei vuole stroncare l’opposizione.
Andrea Sartori (Insegnante)

Una piazza iraniana diversa dai leaders scelti come simboli. Ecco perchè Khamenei, fedele custode della dottrina Khomeini, li teme, e ne ha ordinato l’immediata stroncatura. I giovani iraniani chiedono la separazione tra Stato e religione: oggi questo potrebbe portare, in ambito islamico,  ad un terremoto senza precedenti. Viviana Mazza, raccoglie, per il Corriere della Sera, una dichiarazione di Shadi Sadr, un’avvocatessa iraniana impegnata per i diritti delle donne iraniane, incarcerata a luglio per due settimane, fuggita in seguito in Germania. Shadi Sara indica che il problema iraniano che sarebbe “una spaccatura tra i cosiddetti leader, Mousavi e Karroubi, e la piazza”.

LA DIFFERENZA TRA LA PIAZZA E I SUOI LEADERS

Mousavi e Karroubi, più che i veri e propri leaders dell’opposizione ad Ahmadinejad e a Khamenei, ne sono i simboli. Questo per un motivo semplice, spiegato chiaramente dall’avvocato Sadr: “Dopo le elezioni la piazza chiese un nuovo voto. Il no del governo ha reso il movimento più radicale. Non penso che Mousavi, Karroubi e Khatami volessero diventarne i leader o avessero previsto le folle immense scese in strada. In qualche modo ne sono diventati simboli, più che leader. Ma volevano tenere il movimento nel quadro del sistema islamico e ora la piazza invoca la separazione tra Stato e religione”. Che Mousavi e Karroubi volessero mantenere il movimento all’interno del sistema islamico è ovvio. Almeno per avere l’opportunità di potersi presentare alle elezioni: se non fosse stato così, la Guida Suprema Ali Khamenei avrebbe bocciato del tutto la loro candidatura con motivazioni plausibili all’interno del sistema iraniano.
Mir Hossein Mousavi è stato primo ministro negli anni ’80, quando Khamenei era presidente e la Guida Suprema era ancora il padre della rivoluzione islamica, l’ayatollah Khomeini. Inoltre Mousavi, che non ha cariche religiose, è legato all’ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, ex presidente ches ta giocando una partita a scacchi per il potere con Khamenei. Mehdi Karroubi, candidato minore ma che ha mostrato verso Ahamdinejad un’opposizione persino più radicale di quella mostrata da Mousavi, è un chierco, più precisamente un hojjatoleslam, titolo che nel clero sciita è appena al di sotto di quello di ayatollah. La piazza invece chiede una separazione netta tra religione e Stato. Questo è evidente dalle immagini di ragazze che portavano veli sempre più corti, che sono arrivate addirittura a levarselo in piazza. E’ evidente anche dal fatto che l’onda verde è arrivata a muovere guerra non tanto ad Ahmadinejad, che è un semplice candidato presidenziale sottomesso alla Guida Suprema, ma alla stessa Guida Suprema. Da questo traggono origini le violente minacce di Ali Khamenei: “I nemici della Repubblica islamica sono come schiuma nell’acqua e saranno eliminati. Ciò che resterà è il sistema islamico”. Khamenei è ben consapevole che ad essere eliminato non sarebbe solo il suo potere personale, ma il sistema islamico, E l’abbattimento del sistema islamico porterebbe a delle conseguenze inimmaginabili in tutto il mondo musulmano.

SEPARAZIONE TRA STATO E RELIGIONE: IL TRAUMA DELL’ISLAM
L’islam, fin dai suoi primordi, non conosce la laicità. La laicità non è prevista da Corano, che non è solo un testo etico, ma anche politico e giuridico. Le cosiddette sure medinesi dettano una linea politica e giuridica che è assente nei Vangeli, dove Gesù pone una linea che il potere politico e il potere religioso non devono oltrepassare con il celeberrimo “rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Matteo 22, 21). Anche la vita personale di Gesù e Maometto differirono su questo punto. Gesù fu un predicatore etico, non politico. Rifiutò la messianicità politica di molti pseudomessia antiromani a lui contemporanei o successivi, da Giuda il Galileo a Simone Bar Kocheba, e concentrò la sua opera sull’aspetto etico e religioso. Maometto fu un guerriero, un capo di Stato e un giudice. Aveva costruito un piccolo stato teocratico a Medina. Ora, se per il cristiano Gesù resta il modello supremo, altrettanto lo è Maometto per il musulmano. Quindi si può essere buoni cristiani anche senza il potere temporale della Chiesa. Anzi, la perdita del potere temporale ha ridato alla Chiesa una credibilità maggiore, proprio a causa del detto di Gesù sulla separazione tra Cesare e Pietro. Già Dante, cristiano senza ombra di dubbio, invocava la separazione di poteri fra i “duo soli” Cesare e Pietro. Invece, proprio in forza del testo coranico  dell’esempio di Maometto, una vera e propria separazione tra Stato e religione non può avvenire in islam. Anche gli Stati più “laici”, come d esempio l’Egitto, non possono ignorare del tutto la sharia. L’unica eccezione è rappresentata dalla costituzione turca, che, unica in ttutto il mondo musulmano, non riconosce l’islam come religione di Stato e osserva tra i suoi principi un’assoluta separazione tra Stato e religione. Ma la moderna Turchia, fondata da Mustafà Kemal Ataturk sulle rovine dell’Impero Ottomano, è un’eccezione debole. Innanzitutto quando Kemal Ataturk, massone e antireligioso, prese il potere l’islam attraversava una grossa crisi. La religione musulmana sembrava, all’indomani della Prima Guerra Mondiale,  colpito a morte: l’Europa spadroneggiava ancora dappertutto con le colonie e l’ultima vera potenza islamica, l’Impero Ottomano sede del califfato, crollava come un castello di carte. Il massone Ataturk ebbe terreno fertile per svolgere la sua riforma laicista, anche proprio in virtù del fatto che il musulmano identifica la sconfitta politica anche come una sconfitta religiosa. Oggi la situazione è completamente diversa, infatti anche la Turchia sta mostrando non poche crepe sul terreno della laicità. Oggi l’islam è aggressivo e apparentemente vincente. I pochi riformatori musulmani laici sono poco ascoltati, quando non condannati a morte nel silenzio generale, come nel caso di Mahmud Mohammed Taha.

COSA POSSONO FARE I LEADERS DELL’OPPOSIZIONE IRANIANA
Di fronte alle radicali richieste della piazza, cosa possono fare Mousavi e Karroubi? Shadi Sadr ha le idee chiare: “Ci sono due opzioni. Una è che i cosidetti leaders accettino gli slogan, l’altra che dalla piazza emerga una nuova guida. Anche se il movimento dice di non aver uno ma migliaia di leaders, come attivista di lunga data credo che ne serva uno vero per raggiungere gli obiettivi”. Quindi alla scelta di separazione tra Stato e religione non si può scappare, secondo Shadi Sadr. La cosa non è così inimmaginabile come sembra. Bisogna ricordare che anche uno dei grandi liquidatori del comunismo sovietico, Mikhail Gorbacev, si presentò come comunista (non avrebbe potuto divenire segretario del Partito comunista sovietico), parlando addirittura di ritorno a Lenin. Eppure fece mosse che di fatto liquidarono per sempre il comunismo. Non è escluso che un Mousavi, pur avendo un curriculum khomeinista, possa fare mosse simili, magari non dall’oggi al domani. Qualora emergesse un leader apertamente più radicale, la cosa potrebbe essere ancora diversa, e il processo di deislamizzazione della società iraniana più rapido. Sta di fatto che il successore di Khomeini ha paura sul serio. Questo è evidente dalle esplicite minacce ai suoi avversari.

COSA ACCADREBBE IN CASO DI CADUTA DELLA REPUBBLICA ISLAMICA

L’Iran è un caso particolare in ambito musulmano. Gli iraniani erano, sulla carta, i meno probabili tra i candidati paladini dell’islam radicale. Innanzitutto appartengono all’ala sciita, molto minoritaria rispetto a quella sunnita e vista non di rado come eretica. In seondo luogo non sono arabi, e anzi rivendicano con molto orgoglio le loro radici persiane e indoeuropee, anche nella loro lingua. A tutt’oggi il capodanno iraniano, il Norouz, è in realtà una festa zoroastriana preislamica e differisce dal capodanno musulmano. Iran è una parola che significa “terra degli ariani”, quasi per marcare una differenza con gli arabi semiti, e questa denominazione sostituì quella precedente di “Persia” nel 1935 per volontà dello scià Reza Pahlevi. Quando gli arabi iracheni, che pur sottostavano alla più laica dittatura do Saddam Hussein, attaccarono l’Iran, molti iraniani la sentirono come la seconda invasione araba, essendo stata la prima quella che aveva imposto l’islam (questo sentimento è ben espresso nella graphic novel Persepolis della franco-iraniana Marjane Satrapi, dove l’autrice rievoca autobiograficamente il suo tema in cui paragona la guerra di Saddam all’invasione araba, sentendosi però rispondere ironicamente da suo padre “Se abbiamo un”invasione islamica, questa arriva dal nostro governo”). Si arrivò al paradosso che il Paese dal governo fondamentalista sentisse come negativa l’invasione araba che portò l’islam in Persia sulla punta delle baionette, mentre l’irreligioso Saddam sfruttasse in chiave propagandistica proprio quell’episodio chiamandolo la “Qadisiyat Saddam”, con riferimento alla battaglia di al Qadisiya, quando nel 637 le armate arabo-musulmane sconfissero quelle persiano-zoroastriane, portando all’islamizzazione forzata della Persia. Ma tutte queste cose rendono anche, a tutt’oggi, l’Iran uno dei Paesi più pronti spiritualmente e culturalmente a liberarsi dal giogo islamico.Qualora tutto ciò riuscisse cosa potrebbe accadere. Sicuramente un fortissimo trauma per il mondo islamico, e stavolta di matrice più forte di quello kemalista, in quanto arriverebbe in un momento in cui l’islam è aggressivo, e non sulla difensiva come ai tempi della caduta dell’Impero Ottomano. E avrebbe anche una fortissimia valennza simbolica, per due ragioni: primo, avverrebbe propri nel Paese dove si ebbe la rivoluzione islamica che ebbe maggiori ripercussioni religiose e ideologiche sul mondo. Senza l’ayatollah Khomeini probabilmente l’islam oggi non sarebbe così forte. In secondo luogo, la deislamizzazione proverrebbe dall’interno, e non sarebbe portata da baionette straniere. Si avrebbe per la prima volta  la prova provata che ci sono milioni di musulmani che vogliono la separazione tra religione e Stato.Gli unici freni a che la nuova rivoluzione iraniana possa accendere un fuoco anche altrive sono l’elemento sciita e indoeuropeo degli iraniani. Ma forse questi elementi sarebbero di importanza secondaria, come di fatto furono di secondaria importanza quando Khomeini accese quel fuoco destinato a propagarsi in tutto il dar al-Islam e anche in Occidente.Sicuramente una vittoria dell’onda verde sarebbe una scossa tellurica per tutto il mondo musulmano. Khamenei lo sa, lo teme, e reagisce con la repressione.