L’Italia e il commercio clandestino di ovociti in Romania
di Benedetto Ippolito
Tratto da Avvenire del 22 luglio 2009

Come insegna la saggezza antica, spesso riusciamo a comprendere meglio alcuni valori fondamentali quando ci confrontiamo con un accadimento specifico.

Come quello che è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì in Romania. In quelle ore, a Bucarest, si è svolto il blitz conclusivo di una maxi- operazione internazionale che ha messo fine a un commercio clandestino di ovociti. Sembrava una semplice azione di polizia, ma ben presto, però, è emerso il vero dramma umano che si nascondeva dietro alle molte coppie che da Paesi stranieri accorrevano nella capitale romena per realizzare il ‘ sogno’ di avere figli, comprando ovociti da giovani donatrici pronte a vendere per denaro una parte del proprio corpo.

Le forze dell’ordine hanno verificato che all’interno della prestigiosa clinica ‘ Sabyc’ veniva consumato l’ignobile traffico illegale di «materiale umano», messo in piedi da un gruppo di medici israeliani. Anche in Israele e in Romania la cosiddetta donazione (così come l’acquisto) di ovuli è illegale, e pertanto impossibile da mettere in pratica alla luce del sole.

Al naturale sconcerto che si prova al cospetto di persone che scelgono di muoversi consapevolmente fuori di ogni regola morale per risolvere problemi umani di così profonda e vasta portata, in Italia si è aggiunto un sovrappiù di polemica per il fatto che dal nostro Paese sembrano provenire non poche delle coppie coinvolte nell’indagine.

Alcuni hanno puntato indebitamente l’indice sulla legge 40, che come noto ponendo fine all’epoca di ‘ provetta selvaggia’ ha anche interdetto la fecondazione eterologa (cioè con intervento di soggetti estranei alla coppia interessata), nella convinzione che si tratti di una normativa che impedirebbe l’accesso ‘ pieno’ ai metodi di fecondazione artificiale.

Tesi che fa tornare alla memoria i vecchi e speciosi argomenti utilizzati per legittimare l’aborto: il ricorso all’illegalità sarebbe la conseguenza disperata di una legislazione ingiusta, rigida e restrittiva.

Quanto emerge dalla vicenda romena è, invece, esattamente e in tutta chiarezza l’opposto. La legge 40 si dimostra una buona garanzia di tutela dell’indisponibilità della persona umana ad ogni forma di commercializzazione e di abuso legale, e il caso di Bucarest segnala anzi quanto sia indispensabile vigilare socialmente affinché l’integrità della persona sia garantita ovunque con la stessa intensità e sia sottratta ad ogni forma illegale di mercificazione. È, insomma, fondamentale evitare che si producano trasgressioni che possano mettere a repentaglio il principio dell’integrità individuale del nascituro, il quale possiede un diritto insopprimibile ad avere una paternità e una maternità inequivocabili, insindacabili e certe sin dall’inizio della sua vita.

E non si parli, per favore, di un ostacolo al progresso della scienza, perché proprio in questo particolare frangente si manifesta un fenomeno diverso, peraltro spiegato recentemente in alcune sue splendide riflessioni dal laicissimo filosofo tedesco Jürgen Habermas, ossia la capacità della tecnica di rendere effettivamente possibili, in taluni casi, le ingiustizie e le regressioni d’umanità più aberranti, specialmente quando consegna all’uomo la potestà di vendere e comprare se stesso o il suo simile per sopravvivere o per inseguire una qualche idea di felicità. Persino sulla pelle di chi è troppo piccolo e debole per difendersi da solo.

da Mascellaro.it