Una lettera di cento medici invita a guardare ai Paesi in cui questa pratica è legale

Anche in Quebec si dibatte di problemi di fine della vita, e in particolare della possibilità di introdurre l’eutanasia o il suicidio assistito, fatti passare, derubricandoli, come “cure appropriate” in casi particolari. La lettera aperta che cento medici hanno indirizzato al Collegio di medicina, che a ottobre dovrà dare il proprio parere, è particolarmente interessante, perché smaschera nel modo giusto molte chiacchiere sull’autodeterminazione e perché arriva da chi si occupa quotidianamente di malati. Ecco alcuni brani sui quali anche in Italia, nel pieno del dibattito sul testamento biologico, sarebbe il caso di meditare: “Ci saranno sempre, nella nostra società, persone affette da malattie terminali o degenerative severe, che vedono sopraggiungere complicazioni e che pur beneficiando di molti supporti e molte cure, vorrebbero mettere fine ai loro giorni in un certo momento e in un certo luogo, e che non sono capaci di farlo da soli… è principalmente la voce di queste persone, che rappresentano un piccolo numero di individui, a chiedere la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Queste persone devono essere ascoltate e aiutate a trovare un senso alla vita che resta, piuttosto che a trovare scorciatoie verso la morte”. L’esperienza dei Paesi avventuratisi su questa strada “dimostra infatti che le pratiche diventano ingestibili, malgrado la messa in atto di controlli e di bilanciamenti: i protocolli non sono rispettati, il consenso non è ottenuto, la pressione delle famiglie difficile da gestire. E persone che non l’hanno chiesto vengono messe a morte”.

Nicoletta Tiliacos da PiuVoce.net