Le parole di Pio XII ai medici
di José María Simón Castellvi, Presidente della Federazione internazionale delle associazioni mediche cattoliche
Tratto da L’Osservatore Romano del 20 luglio 2011

Noi medici abbiamo un grande debito di riconoscenza nei confronti di Pio XII e del suo magistero. Papa Pacelli, infatti, è stato una persona di grande sensibilità, che ha dedicato molto tempo e altrettanti sforzi a favore dei medici cattolici e degli altri operatori della salute e della vita.

Personalmente, come molti, sono sempre rimasto colpito dalle sue doti intellettuali, dalla consolazione che seppe dare alle vittime dei bombardamenti di Roma durante la guerra, con la sua tonaca bianca e la sua intimità con Dio.

Dispongo di informazioni di prima mano grazie a un medico di Barcellona, ormai anziano, che assistette a Roma a molti degli incontri di quel grande Papa con i medici. Ancora sono vivi in lui i consigli saggi che egli offriva. Una volta, in una sala per le conferenze vicino a San Pietro, centinaia di medici si accalcarono per ascoltarlo e per formulargli domande di ogni tipo. A tal proposito ho letto un volume curato dal cardinale Fiorenzo Angelini, che fu suo collaboratore e poi presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. In esso si trovano raccolti quei grandi insegnamenti che abbiamo anche trasferito sulla pagina web della Federazione internazionale delle associazioni mediche cattoliche.

Ben noto è l’insegnamento di Pio XII sull’anestesia e sull’analgesia: essa si può e si deve applicare, se è necessario, sebbene indirettamente possa abbreviare la vita a causa di effetti secondari indesiderati. Le sue parole hanno evitato sofferenze a milioni di persone.

Per quanto riguarda la trasmissione della vita, egli ha anticipato, in sostanza, il contenuto della Humanae vitae, sottolineando che noi medici possiamo e dobbiamo essere d’aiuto in caso di infertilità, ma mai possiamo sostituirci ai coniugi.

Ci ha poi lasciato una preziosa Preghiera del medico che fu letta in pubblico per la prima volta da padre Pio l’8 maggio 1958, all’ottavo Congresso italiano di medici cattolici: “O medico divino delle anime e dei corpi, Redentore Gesù, che durante la tua vita mortale prediligesti gl’infermi” iniziava. La sua vita fu piena di attenzioni verso i medici e gli infermi. Discorsi ai membri delle associazioni di san Luca (uno dei patroni dei medici), allocuzioni a gruppi di specialisti diversi (oftalmologi, otorini, chirurghi) ai donatori di sangue, a coloro che hanno a che fare con i problemi biologici del cancro, messaggi radio agli infermi, ecc. Il 29 settembre 1949 tenne un discorso al quarto Congresso internazionale dei medici cattolici. Rivolse parole rimaste celebri anche alle infermiere, alle balie, ai pellegrini malati, alle associazioni familiari di diversi Paesi, agli psicoterapeuti, ai genetisti, ai microbiologi, ai farmacisti, ai tecnici, ai religiosi ospedalieri. E non dimenticò i politici, anche per la prevenzione degli incidenti.

Il suo magistero è stato tenuto presente e apprezzato dai suoi successori. Per questo gòli siamo grati e ripetiamo con la Preghiera da lui composta: “Come medici che ci gloriamo del tuo nome, promettiamo che la nostra attività si muoverà costantemente nell’osservanza dell’ordine morale e sotto l’impero delle sue leggi”.