I Gruppi d’acquisto solidale (Gas) non si limitano ai prodotti ortofrutticoli, ma ampliano l’offerta salvando dalle logiche spietate della globalizzazione anche piccoli imprenditori italiani abbandonati dai grandi gruppi
di Marcello Foa
Tratto da Il Giornale del 27 gennaio 2011

E’ la nuova frontiera dei G. a. s., ovvero i Gruppi di acquisto solidali. Un’Italia invisibile, eppure sempre più influente. Difficile ignorare 50-70mile famiglie (pari ad almeno 200mila persone), che fanno la spesa al di fuori dei circuiti commerciali tradizionali, che hanno deciso di dare una forte impronta etica ed ecologica ai propri consumi e al proprio stile di vita. Era una realtà piccola quasi folkloristica fino a pochi anni fa, sta diventando un sistema economico sempre più importante ed esteso. I membri dei G. a. s. non aquistano più solo verdura, frutta, formaggi e pasta, ma anche scarpe, maglioni, camicie, felpe, indumenti per bambini, persino pannolini ecologici. Tutti rigorosamente italiani. Trattasi di famiglie che non comprano i prodotti col marchietto verde “bio”, anche perché al supermercato non vanno mai; piuttosto si prendono la briga di andare a conoscere personalmente il produttore, che spesso abita a una manciata di chilometri da loro. Ne verificano la buona fede, i metodi di produzione e, se davvero soddisfatti, instaurano con lui un rapporto fiduciario, mutualmente vantaggioso. Lui, il produttore, smette di dipendere dai grossisti, e guadagna molto di più. Loro, i consumatori, risparmiano rispetto ai supermercati, o comunque lo stesso, ma hanno la certezza di comprare davvero ecologico e di premiare chi crea il prodotto anziché gli intermediari. Aiutano l’Italia, davvero e senza retorica. C’é chi si lamenta della globalizzazione ma poi compra solo beni firmati loro invece agiscono.

Oltre l’agroalimentare – L’iniziativa di ampliare il raggio d’azione dei G. a. s. oltre l’agroalimentare, è merito principalmente di un uomo, Giri Perinello, il primo ad osare. Veneto di 52 anni, grossista di suole di scarpe fino a quando le aziende non ha delocalizzato, da qualche anno ha sposato la causa dei G. a. s. Il tessuto industriale italiano è densamente popolato di terzisti, ovvero di piccole e talvolta piccolissime aziende che lavorano per conto di grandi marchi. Uno compra un maglione della famosissima azienda XY, ma non sa che magari è fatto in Veneto, da una ditta sconosciuta. Fino al 2008 il meccanismo ha retto, poi la crisi ha fatto precipitare la situazione. Le grandi aziende hanno tirato sui margini, già irrisori, mettendo i terzisti alle corde. Della serie: o accetti il mio prezzo o trasferisco tutto in Portogallo o in Romania. Chi acconsente opera alla pari o sottocosto, chi rifiuta è costretto a chiudere. A meno che non intervenga un G. a. s…. La storia, molto bella, ma sconosciuta al grande pubblico, narra di decine di imprese scampate al fallimento o al racket della malavita grazie agli acquisti solidali, che, accordano, un prezzo equo, etico e in questo caso salvifico, come avvenuto allo storico Caseificio brescioano Tomasoni o al coltivatore siciliano di agrumi Roberto Li Calzi.

L’esempio di Astorflex – Il caso più famoso, al di fuori dell’agroalimentare è quello del produttore mantovano di scarpe Astorflex, di cui il Giornale parlò nel dicembre 2009. Allora la ditta soffriva e sperava; un anno dopo la trasformazione è spettacolare. Nuovi assunti, fatturato in crescita, esplosione delle vendite via internet e, per la prima volta, utili significativi; che il proprietario, Fabio Travenzoli, ha investito subito nell’azienda, ampliando il capannone e creando uno spaccio aziendale. Entri alla Astorflex e respiri un clima nuovo: dipendenti che restano fino a tarda sera, ma col sorriso. Travenzoli che prima lavorava sempre al limite e sempre sotto ricatto, ora può progettare, investire e sentirsi profondamente gratificato. Come dovrebbe essere ogni imprenditore.

Saltare gli intermediari – Cos’è successo? I G. a. s. ora coprono buona parte del fatturato della sua azienda. Le comprano per solidarietà, ma non solo: soprattutto perché son fatte a regola d’arte. Hanno pelli di qualità, sottopiedi in cuoio e persino la concia vegetale anziché a quella chimica. Sono di migliore qualità eppure costano la metà rispetto ai concorrenti. Il trucco è sempre lo stesso: «Se il 70% del prezzo pagato al dettaglio viene intascato dagli intermediari, mettendo direttamente produttori e consumatori fai l’interesse degli uni e degli altri», spiega Perinello, l’amico e ora socio che un paio d’anni fa convinse Travenzoli a tentare questa avventura. Aveva ragione lui e ora prova a vincere anche una seconda sfida: replicare in altri settori, rivolgendosi a piccole e medie imprese, naturalmente, dirette da imprenditori capaci e perbene, che non inquinano, che rispettano le leggi, che si sentono responsabili nei confronti dei propri dipendenti. Aziende che ora vedono stringersi il cappio intorno al collo. Perinello ha creato un portale Xigas, di supporto alla sua instancabile attività Porta a Porta, anzi, Gas. a Gas.

Piccoli produttori si uniscono – A San Margherita D’Adige, in provincia di Padova, un giovane terzista, Massimo Pinzan, ha osato un’iniziativa inimmaginabile solo tre anni fa: ha chiesto ad altre aziende di collaborare e insieme hanno creato Produttori Indipendenti. Pinzan partecipa con le felpe della sua Dimensione Tessile, Alvise Gabaldo e Noè Nicolini con la maglieria di lana di Confezioni Margaret, Confezione Anna contribuisce con la maglieria in cotone per bambino e Spazio Moda, nel cremonese, camicie da uomo. Tutte e quattro continuano a lavorare come terzisti, ma da qualche mese vendono anche ai G. a. s. e ai privati presentandosi come Produttori indipendenti. Stessa formula di Astorflex, stesso spirito. Il prezzo é trasparente ovvero al consumatore viene indicato quanto costa produrre il capo, qual é l’utile, quanto incidono le spese di trasporto. «E per chiunque lo desideri le porte delle nostre aziende sono sempre aperte», assicura Alvise Gabaldo. «E’ importante che sappiano che i capi siano prodotti davvero qui e non dati in subappalto ai laboratori cinesi», precisa Pinzan.

Sarà un altro successo? E’ presto per dirlo. Di certo nascono in Italia iniziative analoghe, mentre altre aziende, pur non essendo in difficoltà, trovano nei G. a. s. lo stimolo e le risorse necessarie per ampliarsi e fare ricerca, come Officina Naturae, che propone detersivi biologici e ha appena ingrandito gli stabilimenti senza delocalizzare o come la Wellness innovation project che produceva poliuretano espanso e ora pannolini compostabili e biodegradabili. Aziende guidate da italiani, che qui assumono, qui producono, qui vendono, qui creano ricchezza. In decisa controtendenza rispetto alla globalizzazione. Grazie ai G. a. s.