di Antonello Cannarozzo
Tratto da Rai Vaticano – il blog il 9 settembre 2009

Non stupisce certamente trovare la Chiesa in prima fila nel difendere la vita degli umili, degli indifesi, lottare per la vita in ogni suo aspetto, schierarsi contro l’aborto o l’eutanasia.

È un impegno che essa svolge da duemila anni senza sosta, al di là delle mode, delle politiche o delle nuove morali, semplicemente in conformità al Vangelo, vedendo in chi soffre il volto di Cristo. Fin dai primi secoli i cristiani, nonostante le persecuzioni, le privazioni e le accuse infamanti, si sono sempre impegnati, tra l’altro, nella difesa di un valore primario allora poco considerato: la vita umana. Non era raro, infatti, che un padre, anche in grandi civiltà come quella romana o greca, in qualità di pater familias, abbandonasse il proprio neonato a morire di stenti oppure lo vendesse per pochi denari come futuro schiavo, per un interesse qualsiasi. Per Seneca, figura di alto prestigio intellettuale, ad esempio, non era assolutamente disdicevole affogare il proprio figlio, se le necessità lo richiedevano, e così era anche per tanti altri uomini illustri della sua epoca.

Immaginiamo cosa potevano pensare le classi meno abbienti: non era raro, infatti, che neonati fossero abbandonati tra le immondizie (oggi siamo più moderni ed usiamo i pratici cassonetti, ndr) o alla inclemenza degli elementi.

È stata la civiltà cristiana che ha abolito questa immoralità sociale, ovunque ha portato il Vangelo e, almeno fino ad oggi, anche i peggiori nemici della Chiesa hanno sempre ammesso questo fatto storico. Ma, come sappiamo, il progresso va sempre avanti, anche nelle assurdità del pensiero. Ad accusare la Chiesa per avere difeso proprio questi valori sono oggi una nuova serie d’intellettuali, ricercatori e politici che hanno nel “gettonatissimo” bioeticista Peter Singer il loro vate.

Lo scienziato, con tutto il rispetto per i veri scienziati, nel suo celebre libro “Ripensare la Vita” afferma che se in tutte le antiche civiltà, e attualmente in nazioni come Cina ed India, uccidere un bambino non solo non era un crimine, ma un aspetto della civiltà locale, perché mai proprio la Chiesa dovrebbe aver avuto ragione di imporre la sua visone della vita alla maggioranza dei popoli? Una prassi, quella dell’infanticidio, praticata da ricchi e poveri, in Asia come in Africa o in America, per non parlare dell’Europa. Si arriva così all’assurdo che difendere un bambino da morte certa è violenza.

Se questo modo di pensare appartenesse solo a Singer probabilmente non ce ne occuperemmo, ma vediamo sempre più spesso come tali idee affiorino nella attuale “intelighentia”, presso cui non solo la Chiesa è vista come sopraffattrice, ma si arriva addirittura ad ipotizzare in maniera estrema che per difendere la natura dobbiamo sbarazzarci dell’uomo, vero cancro per la natura.

Bisogna allora ripensare la vita, come recita il titolo del libro accennato. Tra le ipotesi di lavoro per questa nuova rivoluzione, Singer propone di rivedere completamente il sillogismo espresso dalla Chiesa (ovviamente cattolica), come nel caso dell’aborto: la vita umana è sacra e, dunque, è sempre proibita la sua eliminazione, dal concepimento in poi l’embrione è una vita umana a tutti gli effetti e pertanto insopprimibile.

La Chiesa cattolica ha deciso – questa l’accusa- di fissare da sé quando inizia la vita umana, cioè al concepimento, senza lasciarlo determinare, ad esempio, da una commissione scientifica.

Secondo Singer, per vincere questa idea cattolica, bisogna contestare la premessa che la vita umana è sacra, perché è quella che genera ogni sorta di problemi e che, se cambiata, offre nuove visioni etiche complessive. Dunque, ecco il nuovo sillogismo in antitesi alla Chiesa: va tutelata non la vita umana in senso puramente organico, ma la vita personale, cioè contraddistinta dalla presenza della capacità di provare dolore o piacere e di avere autocoscienza. Chiarita questa premessa, l’embrione e il feto sono organismi che appartengono alla specie Homo sapiens, ne sono le prime fasi di sviluppo, ma (purtroppo per loro) non hanno ancora raggiunto quel livello che giustifica la tutela della loro vita e dunque, è lecito sopprimere gli embrioni e anche i feti fino a un certo punto del loro sviluppo.

Non ci vuole molto per comprendere che ci avviamo verso un mondo in cui sono messi al bando la carità e l’amore, fondamenti vivi del Vangelo, per rimpiazzarli con una vita vissuta solo per il soddisfacimento dei propri egoismi. Continueremo certemente a chiamare tutto questo “Civiltà”.