Mi è caduto l’occhio, l’altro giorno, su un titolo del settimanale Famiglia cristiana: “Quando la Chiesa parla chiaro”.

A fronte di un titolo così, capirete, non sono riuscita a trattenermi e sono andata via spedita come un fulmine, convinta di trovare la Chiesa (lettera maiuscola, e dunque “Corpo di Cristo”) che, con “chiarezza”, mi aiuta a comprendere “qualcosa” (ancora non conoscevo l’argomento di cui si sarebbe trattato) e mi indica il cammino e cioè – mi immagino – Cristo, che è Via, Verità e Vita.

Leggendo le primissime righe, scopro che si tratta di un’intervista, anzi, di una “grande intervista” (perché è così che la definisce il settimanale paolino) a mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo.

“Ottimo!”, penso. Una “grande intervista” ad un Vescovo che – leggo – “è abituato a parlare limpido”. In tempi di relativismo, in cui tutto pare uguale a tutto e un’opinione sembra valere l’altra, mi dico ben venga. Abbiamo bisogno di Pastori e abbiamo bisogno di chiarezza.

Niente affatto.

In verità avrei dovuto capirlo da subito, che stavo prendendo una gran cantonata, perché le prime due parole dell’intervista al Vescovo sono “Silvio Berlusconi” col punto di domanda, ma decido, comunque di proseguire. (Masochista?).

Arrivo, in verità un po’ annoiata, alla fine, ma nell’articolo a firma di Alberto Bobbio non trovo né la ventilata Chiesa (lettera maiuscola), né un Vescovo che parla a nome della Chiesa. C’è un uomo, Domenico Mogavero, che afferma – cito – “ho espresso opinioni come cittadino e non amo nasconderle per convenienze ecclesiastiche”. (“Convenienze”?).

Una delusione, insomma. Avrei potuto leggere l’opinione di Pinco Pallino e sarebbe stato uguale. Tempo perso.

Ah, dimenticavo: nella “grande intervista”, tutte domande su Berlusconi e il berlusconismo (ma un accenno anche a Brunetta), e poi l’“opinione” del cittadino Mogavero su intercettazioni, manovra finanziaria, federalismo, meridione…

Non entro nel merito del contenuto (anche se in una “grande” intervista ad un Vescovo, tra le domande avrei immaginato, che so, un accenno ai valori non negoziabili, alle questioni sulla vita, la morte, la famiglia, l’emergenza educativa… Un riferimento a Gesù Cristo, anche, magari, tra una chiacchiera e l’altra…).

Non entro nel merito dettagliatamente, ma desidero soffermarmi su alcune questioni legate a questa intervista. (“Chi si loda s’imbroda” e quindi basta con l’aggettivo “grande”. Lo rispedisco al mittente. Grazie e arrivederci).

La prima, puramente “formale”. Se da insegnante di lettere quale sono leggo il titolo “Quando la Chiesa parla chiaro”, immagino che a parlare sia un uomo di Chiesa a nome e secondo il magistero della Chiesa e trovo quanto meno fuorviante che, nell’articolo, un Vescovo – uomo di Chiesa – esprima in realtà opinioni da cittadino. Primo segno rosso. Sarebbe stato più corretto titolare: “Quando un cittadino parla chiaro”. Ciascuno libero di leggere o meno l’opinione del suo vicino (o lontano) di casa ed eventualmente, al termine della lettura, di concordare o meno con l’opinione del cittadino Mogavero.

Seconda questione, sostanziale. Penso ad un Vescovo e non possono non venirmi in mente le parole di S. Paolo: “Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2, 20). Non riesco – davvero! – ad immaginare un Vescovo dalla coscienza così “divisa” da esprimersi mò come Vescovo, mò come cittadino, a seconda di come gli giri. Eppure è questo che, in effetti, trapela dall’intervista. Vuoi perché il giornalista gli ha chiesto quel che aveva sulla punta della lingua (…e che barba che noia che noia che barba anche “Famiglia cristiana”: sempre le stesse domande, sempre sulla stessa persona…); vuoi perché mons. Mogavero, in qualità di cittadino, non riteneva pertinente, o politicamente corretto, nemmeno fare lo sforzo di rimettere insieme le sue “due anime”, fatto sta che, di quel Gesù Cristo che dovrebbe “vivere in lui”, non solo nell’intervista non è mai comparso il Nome, ma nemmeno l’ombra.

Siccome quando mi impunto, mi impunto, ho provato ad andare sul sito di “Famiglia cristiana” a curiosare un po’. Volevo vedere se da altri fossero emerse le mie stesse perplessità o se, in altri, questo articolo avesse creato confusione (a livello formale e/o sostanziale).

Ebbene sì. Comunque la si pensi, i commenti… parlano da sé e rispetto a questa sorta di “Visconte dimezzato” residente a Mazara del Vallo (e dunque de noantri), ma di calviniana memoria, ecco che si dice.

Mario Paloschi: “Era da molto che non leggevo parole così chiare e forti, dette non da un cristianuccio qualsiasi come me, ma da un Vescovo”. (Ma come: Mogavero non si era definito “cittadino”?! Ecco. Lo dicevo che si sarebbero capiti fischi per fiaschi…).

Antonio L. scrive: “Condivido in pieno le parole di Mons. Mogavero. Un ‘Uomo’ in prima linea con i fratelli. Un umile servo, come il Cristo, che ‘lotta’ per la giustizia”.

Altro che confusione! Siamo allo sbando, alla deriva, allo tsunami!

Son state così “chiare” e “limpide” (?) le parole di mons. Mogavero, riportate dal settimanale paolino, che è lui, nella sua veste di cittadino, ad essere definito “Uomo” (con la lettera maiuscola) mentre pare che Dio si sia fatto Uomo e poi sia morto e risorto, con l’obiettivo di… “lottare per la giustizia”, come un indignados qualsiasi…

Se il cittadino-visconte dimezzato Mogavero in questa intervista voleva dimostrare di essere “nel mondo” e “del mondo” ci è riuscito. Perfettamente. Magari con un po’ di “confusionismo” alla Paolo Cevoli, ma ce l’ha fatta.

C’è poi da chiedersi cosa voglia dimostrare Famiglia cristiana con le sue “grandi” (?) interviste. Ma questa è… un’altra (vecchia) storia…

P. S. Cercasi Vescovi-Vescovi. Vescovi h 24.

di Luisella Saro
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it