di Domenico Bonvegna

Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, firmatario di un appello  al Papa “per un’arte autenticamente cattolica”, intervistato dal settimanale Tempi, in merito a certe chiese moderne spogliate di rappresentazioni sacre, che assomigliano a teatri o a casermoni, dove non si sa dove sia il tabernacolo, dove al posto delle icone della Via Crucis, troviamo metalli attorcigliati o pezzi di ceramica che rappresentano confusamente la passione e morte di Nostro Signore, alla domanda di Valerio Pesce su come si possa sanare il divorzio tra arte e fede, risponde: “L’arte, come afferma un grande storico appunto dell’arte, Hans Sedlmayr, può essere considerata anche ‘come sintomo e simbolo di un’epoca’. Secondo Pio XII la civiltà cristiana cosiddetta medioevale era caratterizzata dall’unione tra fede e vita, mentre la nostra epoca, al dire di Paolo VI, è caratterizzata dalla loro separazione.

E dopo aver affermato che si tratta di due epoche che hanno due diverse visioni del mondo, due modi di vivere, Cantoni ha risposto che soltanto un popolo cattolico può produrre artisti cattolici, magari catturando il senso dell’originale, creando buone imitazioni, come nel caso del neogotico.

Ecco se nell’epoca medioevale quegli uomini di allora, hanno creato quei capolavori delle cattedrali gotiche, ciò significa che erano animati da una forte fede, qualcosa che manca alla nostra epoca. Non ci sono più artisti cattolici committenti che riescono a creare qualcosa di bello e artistico.

Recentemente ho letto un interessante libro, La Bellezza salverà il mondo, di Giovanni Fighera, edito da Ares, il testo dopo aver sottolineato che il nostro tempo, soffre di una malattia spirituale, che ha perso il senso della bellezza perchè ha relativizzato tutto, sfociando nel nichilismo, auspica un recupero della bellezza, iniziando dal costante richiamo alla tradizione cristiana, partendo dall’estetica classica, passando per quella medioevale, rinascimentale, neoclassica.

Il testo ricostruisce il valore del bello che la modernità ha abbandonato e soprattutto dimostrando come l’imperversare del brutto, del cattivo gusto non siano semplici opzioni soggettive, ma la cifra di un’epoca che degrada nel relativismo.

La nostra epoca ha perso anche nell’arte il concetto di verità, di bontà e di bellezza che erano presenti nelle epoche passate, in particolare nella società classica e quella cristiana. Si giunge al soggettivismo estetico tendente a creare ex nihilo “manufatti d’arte” senza alcun legame con la tradizione passata e con le “tecniche ereditate”, tutto questo porta gli artisti a realizzare opere “brutte”, come una rana crocifissa al posto di Cristo, realizzata da Martin Kippemberger esposta nel Museo di arte moderna a Bolzano nell’agosto 2008.

Benedetto XVI tre giorni prima di incontrare gli artisti, il 18 novembre, nell’udienza del mercoledì, ha consacrato un memorabile discorso (La Cattedrale. Dall’architettura romanica a quella gotica, il retroterra teologico). Massimo Introvigne sociologo delle religioni, lo ha commentato sul suo sito (www. cesnur. org)Qui il Papa traccia con sapienza la storia dell’arte romanica e di quella gotica e illustra le ragioni culturali, sociali e tecniche del passaggio dall’una all’altra. Il discorso è una magnifica lezione di storia, non solo dell’arte, e va letto per intero. BenedettoXVI ha voluto riflettere sulle creazioni artistiche più elevate della civiltà universale: le cattedrali, vera gloria del Medioevo cristiano. Per circa tre secoli si assistette in Europa a un fervore artistico straordinario.

Ha detto il Papa, un antico cronista descrive così l’entusiasmo e la laboriosità di quel tempo: “Accadde che in tutto il mondo, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si incominciasse a ricostruire le chiese, sebbene molte, per essere ancora in buone condizioni, non avessero bisogno di tale restaurazione. Era come una gara tra un popolo e l’altro ; si sarebbe creduto che il mondo, scuotendosi di dosso i vecchi cenci, volesse rivestirsi dappertutto della bianca veste di nuove chiese. Insomma, quasi tutte le chiese cattedrali, un gran numero di chiese monastiche, e perfino oratori di villaggio, furono allora restaurati dai fedeli “(Rodolfo il Glabro, Historiarum 3, 4).

Sono stati vari i fattori che hanno contribuito a questa fioritura, ma più di ogni altra è stato lo zelo spirituale del monachesimo. Nacquero così le chiese e le cattedrali romaniche, caratterizzate dallo sviluppo longitudinale, in lunghezza, delle navate per accogliere numerosi fedeli; chiese molto solide, con muri spessi, volte in pietra e linee semplici ed essenziali. Una novità è rappresentata dall’introduzione delle sculture. Essendo le chiese romaniche il luogo della preghiera monastica e del culto dei fedeli, gli scultori, più che preoccuparsi della perfezione tecnica, curarono soprattutto la finalità educativa. Poiché bisognava suscitare nelle anime impressioni forti, sentimenti che potessero incitare a fuggire il vizio, il male, e a praticare la virtù, il bene, il tema ricorrente era la rappresentazione di Cristo come giudice universale, circondato dai personaggi dell’Apocalisse.

Nei secoli XII e XIII si è diffusa l’architettura gotica con caratteristiche nuove rispetto a quella romanica, lo slancio verticale e la luminosità. Le cattedrali gotiche – ha detto il Papa – mostravano una sintesi di fede e di arte armoniosamente espressa attraverso il linguaggio universale e affascinante della bellezza, che ancor oggi suscita stupore. Continua Benedetto XVI, Lo slancio verso l’alto voleva invitare alla preghiera ed era esso stesso una preghiera.

Nella costruzione delle cattedrali gotiche partecipava tutta la comunità cristiana e civile; partecipavano gli umili e i potenti, gli analfabeti e i dotti, perché in questa casa comune tutti i credenti erano istruiti nella fede. La scultura gotica ha fatto delle cattedrali una “Bibbia di pietra”, rappresentando gli episodi del Vangelo e illustrando i contenuti dell’anno liturgico, dalla Natività alla Glorificazione del Signore

I fedeli che affollavano le cattedrali gotiche – afferma il Papa – amavano trovarvi anche espressioni artistiche che ricordassero i santi, modelli di vita cristiana e intercessori presso Dio. E non mancarono le manifestazioni “laiche”dell’esistenza; ecco allora apparire, qua e là, rappresentazioni del lavoro dei campi, delle scienze e delle arti. Tutto era orientato e offerto a Dio nel luogo in cui si celebrava la liturgia. Benedetto XVI ricorda che l’arte romanica e gotica sono utili anche per noi. E sottolinea due aspetti: Il primo: i capolavori artistici nati in Europa nei secoli passati sono incomprensibili se non si tiene conto dell’anima religiosa che li ha ispirati. Un artista, che ha testimoniato sempre l’incontro tra estetica e fede, Marc Chagall, ha scritto che “i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che era la Bibbia”. Quando la fede, in modo particolare celebrata nella liturgia, incontra l’arte, si crea una sintonia profonda, perché entrambe possono e vogliono parlare di Dio, rendendo visibile l’Invisibile. Introvigne conclude il commento con tre domanda. “È possibile recuperare lo spirito delle cattedrali in un’epoca in cui l’arte propugna troppo spesso quella che il Papa  chiama «bellezza illusoria e mendace»? La teologia è necessariamente prigioniera della cronologia? Un artista che vive nell’epoca moderna deve produrre necessariamente dell’«arte moderna», nel senso ideologico – cioè rivoluzionario – del termine? Le citazioni del Papa, mostrano però come Benedetto XVI sia convinto che un arte «amica della Chiesa» non sia impossibile neppure oggi. E Introvigne porta come esempio l’architetto catalano Antoni Gaudí (1852-1926), candidato alla beatificazione e che ha costruito ancora cattedrali nel XX secolo, è un’eloquente conferma di questa tesi. Camminando sulle orme di artisti cristiani come Gaudí, «ci aiuti il Signore a riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio».

Domenico Bonvegna