Se ne è discusso in una tavola rotonda alla Fondazione Lepanto

di Luca Marcolivio

ROMA, giovedì, 23 aprile 2007 (ZENIT.org).- A due anni dal ‘Family Day’, l’attuazione di politiche a favore della famiglia è un’esigenza sempre più urgente ed irrinunciabile e non può più limitarsi agli slogan elettorali.

Il tema è stato oggetto mercoledì sera della tavola rotonda “La famiglia serbatoio culturale e morale: politiche familiari per la società di domani”, organizzata dall’associazione Famiglia Domani in collaborazione con la Fondazione Lepanto. L’incontro è stato moderato dal presidente della Fondazione Lepanto, Roberto de Mattei.

Paola Zerman, avvocato dello stato ed esperta di politiche familiari, ha esordito citando il dossier “Famiglia Roma 2008” curato dal Comune. “Quel documento – ha spiegato l’avvocato Zerman – fotografa una situazione in linea con il resto d’Italia. Soltanto lo 0,8% delle famiglie è composta da sei o più membri e ci sono 150 anziani ogni 100 bambini”.

“L’invecchiamento della popolazione italiana, la cui età media è di 43 anni – ha proseguito la giurista – viene visto come un problema per le generazioni future quando, in realtà, è una questione che coinvolge in primo luogo la generazione attuale”.

“In Italia, dal dopoguerra ad oggi, le politiche familiari sono sempre state assenti – ha aggiunto Zerman – contrariamente a quanto avviene in Francia dove, grazie a ciò, il ricambio generazionale e la crescita demografica si verificano a prescindere dall’immigrazione”.

“L’assenza di politiche familiari e il conseguente invecchiamento della popolazione italiana è il frutto da un lato dell’egoismo generazionale, dall’altro di un pregiudizio di una mentalità ‘moderna’ che vede la famiglia come retaggio della cultura cattolica e della tradizione”, ha proseguito la giurista.

A fronte di uno scenario demografico così preoccupante, si prospettano strumenti amministrativi che, se ben applicati, potrebbero aiutare ad invertire il trend negativo. “I comuni, ad esempio, potrebbero adottare la ‘valutazione di impatto familiare’, ovvero misurare quanto i provvedimenti riguardanti trasporti, scuola, ambiente ed altri settori possano migliorare o meno il benessere e la qualità della vita delle famiglie”.

“Le politiche familiari dovrebbero inoltre aiutare i genitori a conciliare il lavoro con la cura dei figli ed affrontare l’emergenza-casa. In tal senso il prezzo eccessivamente alto degli immobili potrebbe essere compensato da agevolazioni fiscali alle giovani coppie”, ha concluso l’avvocato Zerman.

È poi intervenuto Paolo Floris, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio. “Alla famiglia va riconosciuto lo status di soggetto giuridico e sociale: non può essere ridotta a una mera somma di individui”, ha esordito.

“La famiglia preesiste al cattolicesimo ed è un’istituzione universale – ha proseguito Floris – tutelata peraltro dall’articolo 29 della Costituzione (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”). Oltre che serbatoio culturale e morale essa è il primo luogo in cui l’individuo sperimenta il valore della solidarietà”.

“In Italia non sono mai state praticate politiche familiari – ha aggiunto – ma, quantomeno, di recente, la famiglia è entrata nell’agenda politica. Stiamo infatti attendendo una risposta sul quoziente familiare; intanto suggeriamo che il ‘costo’ dei figli sia dedotto dall’imponibile”.

“Non è possibile aiutare la famiglia se non si applica il principio di sussidiarietà, tutelato dall’articolo 118 della Costituzione”, ha detto.

“In base a tale principio bisogna tutelare la libertà di scelta educativa delle famiglie, mettendo fine al modello classico di egemonia della scuola statale. Dobbiamo anche superare pregiudizi e luoghi comuni come il ‘familismo’ che identifica superficialmente l’unità familiare con la mentalità mafiosa del Sud”, ha concluso Floris.

Secondo lo storico Giuseppe Brienza, ricercatore all’Università “La Sapienza”, per la famiglia si renderanno necessarie “scelte coraggiose”.

“Serve, tra le altre cose, una ridefinizione dei criteri per le graduatorie degli asili nido – ha affermato -. Gli enti locali devono rimettere la famiglia ‘tradizionale’ al centro della loro azione amministrativa, destinandole tempo e risorse, spesso riservate a campagne per i diritti degli omosessuali e a realtà simili”.

A conclusione del dibattito è intervenuta Laura Marsilio, assessore alla Scuola e alla Famiglia per il Comune di Roma. “Le politiche familiari – ha affermato Marsilio – non possono prescindere dalle realtà associative per le quali la nostra giunta ha istituito un apposito registro. Vanno poi modificati i punteggi per gli asili, favorendo i nuclei dove entrambi i genitori lavorano”.

“In genere le politiche sociali a livello comunale sono troppo settoriali e indirizzate ai singoli individui: per il bambino, per l’adolescente, per l’anziano, ecc. Lavoreremo perché anche la famiglia diventi beneficiaria di tali politiche”, ha concluso l’assessore.