A margine della tragedia dopo la morte del calciatore Piermario Morosini del Livorno Calcio. Quale destino subirà la sorella disabile rimasta unica al mondo ?

E’ fuori da ogni ragionevole dubbio che la fondamentale istituzione assistenziale è la famiglia, fulcro indispensabile e centrale della vita per quanti sia ancora esistente e che circa il 15% delle famiglie siano interessate dalle disabilità.

Per il disabile, specie grave, la vita con i genitori può risultare la più efficace e la più completa delle opportunità alle necessità assistenziali ed in poter avere una sicurezza circa le varie tappe esistenziali che il proprio familiare disabile dovrà affrontare spesso determina nei genitori sfiducia e crea tensioni, crucci e forzate ricerche di soluzioni.

Ma quando la famiglia scompare ed il superstite resta solo, chi provvede al suo futuro ?

E’quanto è avvenuto con la morte improvvisa sul campo di gioco al centrocampista Piermario Morosini del Livorno Calcio durante la partita contro il Pescara, lutto che ha colpito tutto lo sport, ma soprattutto ha tragicamente coinvolta la unica sorella, purtroppo disabile, ora senza alcuna assistenza.

E’ uno dei problemi più scottanti, più difficili e di maggior rilievo di questi n/s ultimi tempi che abbiamo sempre sostenuto nelle n/s Petizioni ancora giacenti in Parlamento, “argomento”, ripeto, che affligge le famiglie per l’incertezza del “dopo”, cioè del dopo la morte di colui/ei che sostiene il peso dell’assistenza, soprattutto per non avere ancora una ragionevole certezza e sicurezza sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare malato dovrà affrontare.

Oggi questa “forma” di assistenza si è fatta sempre più necessaria e pressante, ipotizzando al “ricovero di massa” in quello di “poche unità” quali casa-famiglia, comunità alloggio od altro in grado di garantire parzialmente l’effetto familiare, ma con quella solidarietà che pur non trascurando l’ambito della normalità potrà dare quell’aiuto necessario per compensare il deficit di natura organica, motoria e sensoriale.

Un “sistema di vita” che pur essendo, ripeto extra familiare, si rivela idoneo al bisogno assistenziale, soprattutto, a quello esistenziale della persona handicappata.

Fino ad oggi, pare, che siano numerose le iniziative private sempre mosse alla ricerca di fondi per finanziare eventuali strutture da parte di Fondazioni Bancarie, Istituti Finanziari od altro per il ricovero di persone di diverso genere, ma con l’incertezza della possibilità di una lunga definitiva ospitalità, in quanto il tutto si basa sulla disponibilità economica del soggetto.

A dirimere le perplessità e le preoccupazioni da molti sollevate circa il futuro dei “malati” portatori di limitata autonomia (quali invalidi civili totali e parziali, sordomuti, ciechi, malati psico-fisici che non hanno redditi personali o se ne hanno sono di modesto importo), sarebbe opportuno e necessaria la costituzione di un Fondo Speciale Economico Unico, (dopodinoi), auspicato ed atteso da parte dei familiari e da noi richiesto da lungo tempo alle Istituzioni ed al Parlamento, si rende necessario per tutelare l’avvenire di questi soggetti di limitata autonomia, come nel caso della sorella del calciatore Morosini, o che ancora sono nelle famiglie, le quali ambiscono ad assicurare loro una possibilità di continuare a vivere in un contesto familiare (sperando sia tale, ripeto, come tipo casa-famiglia, comunità – alloggio ecc.).

La n/s Associazione, ripeto, da molto tempo ha inoltrato al Parlamento Italiano ed a quello Europeo un’azione in tal senso condensata in Petizioni.

Già abbinata in Italia ai progetti di legge di riforma dell’assistenza psichiatrica nella 14° legislatura, attualmente in questo 2012, la abbiamo ribadita in una n/s Petizione col n.9 è giacente presso la 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e col n.5 presso la 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica.

La Petizione, fra altre richieste, tende e “suggerisce” ( al punto 5°) alla possibile formazione di quel Fondo Speciale Economico Unico (DOPODINOI) al quale confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che in eredità andrebbero ai loro familiari malati siano essi fisici che psichici, gestito da un Ente Pubblico, naturalmente sempre operante ed attivo garantendo una continuità che la persona fisica non è in grado di garantire.

Ed infine abbiamo inoltrato “Ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” il 13 ottobre 2006, respinta con motivazioni che non voglio commentare ed al Parlamento Europeo ( attualmente in fase d’esame presso la Commissione Europea) per l’insieme della problematica che riguarda i 27 Stati Europei.

In Italia i disabili fisici sono circa 3 milioni, di cui il 73% anziani, 900 mila circa le persone costrette a letto o su una sedia a rotelle, circa 1 milione e mezzo le famiglie aventi in casa parenti con gravi handicap, circa 10 milioni le persone che soffrono patologie mentali ( Fonte Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali).

La preoccupazione delle famiglie possono essere dettate dalla considerazione che il familiare possa essere “ammassato” con persone di patologie diverse, verosimilmente in contrasto con quelle di cui è affetto il proprio caro. Da ciò il desiderio e l’auspicio che egli possa continuare a vivere in quelle comunità che rispecchiano la famiglia composta, possibilmente da pochi utenti e qui dobbiamo dire un grande grazie  per quanto operano da lungo tempo gli Istituti Cattolici tipo Opera don Orione, don Guanella, don Gnocchi ecc.

E’ vero che la legislazione italiana prevede il tutore, curatore, amministratore di sostegno che si assumono l’onere di amministrare i beni del malato, tuttavia l’Ente Pubblico potrebbe essere sempre operante ed attivo garantendo una continuità che la persona fisica non è in grado di garantire.

Per le persone povere, poi , in quelle particolari situazioni di malati psico-fisici sopra citati , incapaci di provvedere alle loro esigenze fondamentali di vita, è logico che intervengano le Istituzioni (Stato , Regioni , Province, Comuni ( comunque da definirsi) con l’erogazione di contributi finanziari da confluire in quel Fondo Speciale Economico Unico in modo da garantire il diritto di garanzia all’assistenza, alle cure e tutela della salute a tutti senza discriminazione.

Il definire, poi, sostegni economici alle famiglie che si gravano di assistenza ai pazienti con handicap sia fisico che mentale, l’inserimento lavorativo, il sostegno scolastico ed altro, sono temi che le Istituzioni dovranno affrontare in maniera efficace, decisiva e senza indugio.

Queste realtà ci lasciano perplessi e soprattutto delusi e questo Signor Presidente del Consiglio dei Ministri perché l’handicap in genere non ha tempi di attesa, come quello che ha colpito improvvisamente la disabile sorella del calciatore Morosini deceduto a soli 26 anni .

 

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