I vescovi francesi sul bimbo concepito per curare il fratello malato
Tratto da L’Osservatore Romano dell’11 febbraio 2011

Parigi, 10 – In Francia lo hanno già soprannominato bébé-médicament, il bambino-medicina: è nato il 26 gennaio all’ospedale “Béclère” di Clamart, nell’Île-de-France, sostanzialmente per curare uno dei suoi fratelli, affetto da una grave malattia genetica, la beta talassemia.

Una notizia resa nota proprio l’8 febbraio, giorno d’inizio del dibattito all’Assemblea nazionale sul progetto di legge relativo alla bioetica. La Chiesa non ha potuto non commentare la coincidenza (il portavoce dei vescovi, Bernard Podvin, ha parlato di “meschino concetto della comunicazione”), una coincidenza che “sottolinea doppiamente l’anormalità di questa nascita”, come ha detto ieri l’arcivescovo di Rennes, Pierre d’Ornellas, incaricato dalla Conferenza episcopale di seguire la discussione in materia di bioetica. E il presidente, il cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, ha definito questo bambino “uno strumento per cercare di guarire un altro bambino”, dichiarandosi nettamente contrario al concepimento a fini terapeutici.

La tecnica utilizzata prevede che gli embrioni, dopo la fecondazione in vitro, vengano sottoposti a una duplice analisi genetica preimpiantatoria che permette di selezionare quelli indenni dalla malattia ereditaria e compatibili (in questo caso) con i due fratellini del nascituro affetti dalla patologia. Gli embrioni sono stati quindi trasferiti nell’utero della madre che ha portato avanti la gravidanza. Il neonato non solo è sano ma, attraverso le cellule prelevate dal suo cordone ombelicale, potrà curare il fratello maggiore.

Secondo monsignor d’Ornellas, che in una dichiarazione firmata con altri vescovi ha definito il bébé-médicament una “falsa pista”, la stranezza di questa nascita è innanzitutto nella legalizzazione della strumentalizzazione del nascituro, contraria – ricorda citando la Commissione nazionale consultiva dei diritti dell’uomo – “al più elementare rispetto dovuto a ogni essere umano”, contravvenendo all'”interesse primordiale” del bambino. Perché ogni bambino “ha il diritto inalienabile di nascere per se stesso, essere amato per se stesso ed essere accolto per se stesso”.

Ma per l’arcivescovo di Rennes questa nascita è singolare anche perché strumentale al dibattito parlamentare. “Chi potrebbe restare insensibile davanti alla vita, più forte della sofferenza?”, gli fa eco monsignor Podvin, “chi potrebbe negare la legalità di un atto scientifico altruista?”. Tuttavia, spiegano ancora i vescovi, legalizzare l’uso dell’essere umano più vulnerabile per guarirne un altro “non è degno dell’uomo” e concepire un bimbo a questo scopo “non è rispettoso della sua dignità”.

Dietro alla revisione della legge sulla bioetica si nasconde una “questione di umanità”: si tratta – scrive d’Ornellas – di trovare la strada che unisce il rispetto incondizionato della dignità di ogni essere umano, in particolare dei più vulnerabili, con l’uso delle tecniche biomediche consentite grazie all’avanzamento della scienza. “È su questa strada che si trova il vero progresso dell’umanità”, ribadisce il presule, che invita i parlamentari al dialogo per trovare una soluzione condivisa che conduca a misurare qualsiasi ricerca scientifica con il metro della libertà responsabile, che sceglie il rispetto come via di progresso nell’interesse generale della società.