Ingegnere fiorentino, classe 1929, Mario Paolo Rocchi [nella foto] nel lontano 1975 è stato il cofondatore del primo Centro Aiuto alla Vita italiano (CAV), nonché colui che ideò, nel 1993, quel “Progetto Gemma” recentemente ricordato da Giuliano Ferrara in prima serata nella sua Radio Londra. Insieme alla figlia della santa Gianna Beretta Molla, a Olimpia Tarzia e ad altri pro-lifer, Rocchi sarà uno dei premiati alla grande Marcia per la Vita del 13 maggio a Roma. Un appuntamento, questo, che per il boom di adesioni ricevute e per l’interesse internazionale che va suscitando, per molti osservatori sta ponendo le basi per rivoluzionare il modo di pensare alla difesa della vita, almeno in Italia: bandire ogni forma di tatticismo per far spazio al coraggio scomodo della verità.
Mario Paolo Rocchi risponde a La Bussola Quotidiana.

Ingegner Rocchi, qual era il clima all’epoca del vostro primissimo CAV in quell’ormai lontano 1975?

È presto detto: alla straziante faciloneria con cui Adele Faccio, leader Radicale, andava dicendo in giro che uccidere un bambino era come ammazzare un gatto, si aggiungeva per la città di Firenze un vero e proprioshock dovuto a una scoperta tremenda.

Quale?

La bella villa del medico radicale Giorgio Conciani, sulle colline fiorentine, fu scoperto essere da questi destinata ad ambulatorio abortivo, per di più attivissimo. Fu proprio Emma Bonino, che lì accompagnava carovane di madri (e non si limitava ad accompagnarle..), a riferire di centinaia di aborti ivi praticati. I giornali parlarono della “clinica degli angeli”, ma dopo quella mattanza di bambini furono in molti in città a chiedersi cosa fare per fermare quell’orrore.

Aggiungo che i sostituti procuratori che si occuparono del caso, e cioè proprio quel Carlo Casini che molti anni dopo diventò il presidente del Movimento per la Vita insieme a Giuseppe Cariti, accertarono «che nella villa dove era l’ambulatorio si trovava anche la sede fiorentina del Partito radicale». Ma torniamo alla vostra reazione…

Questa si concretizzò con la nascita del primo Centro di aiuto alla vita. Crescevamo tra l’autorevolezza scientifica del dottor Enrico Ogier, primario di ostetricia e ginecologia all’Ospedale Careggi e docente di patologia ostetrica all’Università di Firenze, e l’apporto d’idee del filosofo Luigi Lombardi Vallauri (prima che mutasse radicalmente atteggiamento rispetto alla verità cristiana insegnata dalla Chiesa Cattolica), il quale portò in dote il concetto di diritto naturale. Ci ritrovavamo nella basilica fiorentina di San Lorenzo, armati solo di un ciclostile o poco più, ma da lì la nostra attività di aiuto alle madri fece subito notizia. Bastò un piccolobox sul periodico Famiglia Cristiana e fummo catapultati al centro dell’attenzione, tanto da dover accettare inviti dai gruppi più diversi, curiosi di sapere cosa facessero questi “strani cristiani”. Ma non erano solo rose e fiori, tutt’altro. Eravamo oggetto di violenze continue, al dottor Ogier, per esempio, incendiarono la macchina per due volte, ci sentivamo al sicuro solo dentro la nostra San Lorenzo.

Ma lei, un ingegnere che ha collaborato al primo satellite sperimentale italiano di telecomunicazioni, il progetto S.I.R.I.O a cui ha anche inventato il nome, che ci faceva tra quei “carbonari” dei primissimi cattolici pro-life?

Guardi, io all’epoca ero uno di quelli che una volta si chiamavano “cattolici anagrafici”, cioè cattolici solo per nascita. Ma proprio in quanto progettista avevo sviluppato una grossa esperienza di lavoro di gruppo che mi servì non poco: provi a mettere insieme tanti cattolici, il rischio serio è che tutti parlino e nessuno ascolti.. Ma al di là di tutto, proprio da uomo abituato alla verità dei dati scientifici non potevo non difendere la realtà lapalissiana di una vita nascente che si voleva furiosamente e ideologicamente negare. Il risultato? Dal 1975, cioè dalla nascita nel “nostro” primo CAV fiorentino, sono stati ben 130mila i bambini salvati e ad oltre 500mila le donne assistite. Un risultato ottenuto grazie all’opera degli oltre 4mila operatori volontari e ai 73mila sostenitori. Perciò, non andrò certo in paradiso per il satellite S.I.R.I.O, sono questi i numeri che fanno di un ingegnere un ingegnere felice!

…Felice e pieno di zelo se è vero che, non ancora pago, a lei si deve anche l’ideazione del “Progetto Gemma”, l’offerta alla madre di un sostegno economico per permettere al bambino di venire al mondo…

Sì, nell’ottobre del 1993 ebbi questa intuizione e scrissi subito all’allora presidente della Fondazione Vita Nova, opera del Movimento per la Vita, l’Avv. Francesco Migliori. L’idea mi nacque perché nel 1992, sempre a Firenze, era nata “Agata Smeralda”, un’associazione che adotta a distanza bambini nelle zone più povere del mondo. Era una cosa bellissima, mi dicevo, ma… per i bambini ancora non nati? Perché non adottare anche loro? Migliori, che non aveva problemi nel delegare e nell’ascoltare idee non sue, dopo qualche settimana mi rispose con slancio e affetto: era un “sì””pieno. Serviva un nome. Pensai subito a Gemma, dal Devoto-Oli lessi: «di cosa o persona che presenti pregi personali». Mi dissi che lo stesso fatto di esserci era un pregio grande. Io, Francesco Migliori, Giuseppe Garrone (1939-2011) e l’inventore di “Mani tese” Silvio Ghielmi, in qualche modo i motori del “Progetto Gemma”, avevamo sempre preso sul serio la vecchia lezione del Lombardi Vallauri di allora: far capire alla madre che il bambino che era in lei era la cosa per noi più preziosa al mondo, una gemma appunto. Su questa immagine arrivarono poi anche le interpretazioni teologiche, con la Gerusalemme del libro dell’Apocalisse, «Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima», e la gemma del campo di Matteo.

Vogliamo ricordare come funziona concretamente il “Progetto Gemma”?

Dobbiamo, direi. Ricordiamoci sempre che per far nascere un bambino il nostro aiuto può essere assolutamente decisivo! Sostenere un’adozione prenatale a distanza significa aiutare la mamma con un contributo mensile di €160 per un periodo di almeno 18 mesi: gli ultimi 6 mesi di gravidanza e i primi 12 mesi di vita del bambino. L’aiuto va versato direttamente a uno dei 300 CAV italiani i quali penseranno a mettere in collegamento le mamme più bisognose con chi desidera aiutarle. A questo punto il bimbo che nascerà sarà figlio di un atto d’amore puro e disinteressato perché i CAV garantiscono l’anonimato sia della madre che dell’adottante.

Il benefattore non incontrerà mai la madre con il suo bambino?

Qui sta il bello. Siccome il Progetto Gemma non è il classico fund-raising, come per esempio la Caritas: assicura una gratificazione per tutti. Durante il periodo di adozione, quindi, si riceveranno alcune notizie, le più importanti: la data di nascita, il nome del bimbo salvato ed eventualmente la sua fotografia. Cose che sciolgono il cuore, provare per credere. Terminati i 18 mesi, poi, se la madre acconsente e l’adottante lo desidera, questi potranno conoscersi e continuare il rapporto indipendentemente dalla mediazione del CAV. Nascono così delle amicizie fortissime, eterne. Non è raro che l’adottante diventi, quasi in automatico, padrino o madrina di battesimo del bimbo che ha aiutato a far nascere.

Cosa si aspetta dalla Marcia per la Vita del 13 maggio?

Era da tempo che aspettavo questo momento. Una manifestazione pubblica, festosa, di popolo in difesa della vita, nella città che è il centro della cristianità, con adesioni convinte di cardinali – e che cardinali!.. Angelo Bagnasco, Tarcisio Bertone, Marc Ouellet, Camillo Ruini, Carlo Caffarra, Stanislaw Rylko, Angelo Comastri, Raymond L. Burke -, di tanti vescovi. E poi gli insostituibili Francescani dell’Immacolata, l’Opus Dei, lettere commuoventi anche da Chiese lontane, penso a quella dell’arcivescovo di Astana, nel Kazakistan, mons. Tomasz Peta. Tutto questo è un fatto nuovo e clamoroso. Spero solo che i mezzi di comunicazione si dimostrino liberi, laici per davvero. Probabilmente questa marcia segnerà una svolta nell’approccio che gli italiani hanno con quel «delitto abominevole», come lo definisce il magistero del Concilio Ecumenico Vaticano II nella costituzione apostolica Gaudium et spes, che è l’aborto. Lo spero con tutto il cuore.
di Valerio Pece da La Bussola Quotidiana