VARESE «Non pensate. Ricordate. Fantasticate. Visualizzate ogni singola giocata. Ogni voce che urla il vostro nome. Ogni sorriso che comparirà sul volto dei bimbi. Noi non andremo alla deriva perché siamo uomini e loro semplici calciatori».
Qualche giorno prima della decisiva finale dei playoff con la Cremonese, Beppe Sannino si era appuntato su un foglietto – prezioso cimelio che ci ha consegnato in esclusiva il segretario generale del club Massimiliano Dibrogni – queste parole, pronunciate con voce ricca di pathos, ai giocatori del Varese durante un insolito convivio andato in scena in un noto ristorante del centro: Al Mattarello. I biancorossi si sono guardati negli occhi, ascoltando il loro condottiero e si sono caricati al meglio per la sfida più importante degli ultimi venticinque anni.
Ma sulla strada che porta in B bisogna assolutamente ricordare un vero angelo biancorosso: Maurizio, estroso animatore del locale che, più di ogni altro, porta fortuna allo sport varesino: il ristorante Montello, dove l’hockey giallonero ha festeggiato due scudetti, la pallacanestro ha celebrato il tricolore della Stella e, proprio ora, il Varese ha tagliato la torta per la promozione in B.
Gli uomini di Sannino hanno sempre pranzato, prima di ogni partita casalinga, da Maurizio che ha chiesto al direttore sportivo Sean Sogliano un permesso speciale: quello di far recitare alla squadra una preghiera. «Domenica scorsa – dice Maurizio – appena i ragazzi hanno varcato la soglia del Montello sono venuti verso di me, dicendomi: “Mauri, la preghiera!”. Ci siamo raccolti, dunque, intorno alla tavola per la consueta “Ave Maria” che pronunciamo regolarmente prima delle gare al Franco Ossola dall’ottobre del 2008».
E cioè da quando è ritornato sulla panchina biancorossa Sannino, devoto a padre Pio. «Pregare fa sempre bene», spiega Maurizio che aggiunge: «Non si prega tanto per domandare la vittoria del Varese ma per un momento di raccoglimento personale. Ognuno di noi ha bisogno di spiritualità e di pace interiore». Quella pace che Maurizio, insieme alla moglie Dorita e al figlio Simone, ha trovato a Medjugorje: «Ormai da quattro anni – dice Maurizio – vado a far visita alla Madonna per alcuni giorni che mi permettono di estraniarmi dal mondo e di vivere in preghiera. E, ogni volta, ritorno a Varese rigenerato e con una grande tranquillità nel cuore».
Domenica scorsa, Maurizio era allo stadio non con la casacca del Varese ma con una maglietta benedetta: quella, appunto, recante l’effigie della Madonna di Medjugorje. Anche nella prossima stagione il Varese pregherà al Montello? Maurizio, insieme agli altri angeli biancorossi Gabriella, Gianmichele e Frank, che si occupano di cucinare per i biancorossi, sono sicuri di sì: «Siamo passati dalla Prima divisione alla B ed ora non c’è due senza tre. La preghiera per il prossimo anno sarà il Padre Nostro».

Filippo Brusa da La provincia di Varese