“Goebbels e l’operazione preti pedofili”, Avvenire, 16 aprile 2010, p. 28.

“Ci sono casi di abusi sessuali che vengono alla luce ogni giorno contro un gran numero di membri del clero cattolico. Purtroppo non si può più parlare di casi individuali ma di una crisi morale collettiva che forse la storia culturale dell’umanità non ha mai conosciuto in una dimensione così spaventosa e sconcertante. Numerosi sacerdoti e religiosi sono rei confessi. Non c’è dubbio che le migliaia di casi venuti a conoscenza della giustizia rappresentino solo una piccola frazione dell’ammontare autentico, dal momento che molti molestatori sono stati coperti e nascosti dalla gerarchia”. Un editoriale del New York Times del 2010? No: un discorso del 28 maggio 1937 di Joseph Goebbels (1897-1945), ministro della propaganda del Terzo Reich. Questo discorso, di grande risonanza internazionale, si situa al culmine di una campagna lanciata dal regime nazista per screditare la Chiesa Cattolica coinvolgendola in uno scandalo di preti pedofili. 276 religiosi e 49 sacerdoti secolari sono arrestati nel 1937.

Gli arresti si susseguono in tutte le diocesi tedesche, in modo da tenere gli scandali sempre sulla prima pagina dei giornali. Il 10 marzo 1937 con l’enciclica Mit brennender Sorge papa Pio XI (1857-1939) condanna l’ideologia nazista. Alla fine dello stesso mese il Ministero della Propaganda guidato da Goebbels lancia la campagna contro gli abusi sessuali dei sacerdoti. La programmazione e la gestione di questa campagna è nota grazie a documenti la cui storia è all’altezza dei migliori romanzi di spionaggio. Nel 1937 il capo del servizio di controspionaggio militare tedesco è l’ammiraglio Wilhelm Canaris (1887-1945). È diventato gradualmente antinazista e sta maturando le convinzioni che lo porteranno a organizzare il fallito attentato a Hitler del 1944, in seguito al quale sarà impiccato nel 1945. Canaris disapprova le manovre di Goebbels contro la Chiesa e incarica l’avvocato cattolico Josef Müller (1878-1979) di portare a Roma una serie di documenti segretissimi sul tema. A diverse riprese Müller – prima di essere arrestato e internato nel campo di sterminio di Dachau, cui sopravvivrà diventando nel dopoguerra ministro della giustizia della Baviera – porta i documenti segreti a Pio XII (1876-1958), che chiede alla Compagnia di Gesù di studiarli.

Con l’approvazione della segreteria di Stato le indagini sul complotto nazista contro la Chiesa sono affidate al gesuita tedesco Walter Mariaux (1894-1963), che dopo avere animato in Germania l’organizzazione antinazista Pauluskreis è stato prudentemente inviato come missionario in Brasile e in Argentina. Qui come dirigente della Congregazione Mariana esercita la sua influenza su tutta una generazione di laici cattolici, tra cui il noto pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), che frequenta un suo gruppo a San Paolo. Mariaux pubblica nel 1940 a Londra in inglese e nel 1941 a Buenos Aires in spagnolo, con lo pseudonimo di “Testis Fidelis”, due volumi sulla persecuzione anti-cattolica nel Terzo Reich: oltre settecento pagine di documenti commentati, che suscitano una grande emozione in tutto il mondo.

L’espressione “panico morale” è stata coniata dai sociologi solo negli anni 1970 per identificare un allarme sociale creato ad arte amplificando fatti reali ed esagerandone il numero attraverso statistiche folkloriche, nonché “scoprendo” e presentando come “nuovi” avvenimenti in realtà già noti e risalenti nel tempo. Alla base ci sono eventi reali, ma è il loro numero che è sistematicamente distorto. Anche senza avere a disposizione la sociologia moderna, Goebbels risponde all’enciclica Mit brennender Sorge nel 1937 con un’operazione da manuale di creazione di un panico morale.

Come sempre nei panici morali, i fatti non sono totalmente inventati. Prima dell’enciclica vi erano stati in Germania alcuni casi di abusi su minori. Lo stesso Mariaux considera colpevoli un religioso di una scuola di Bad Reichenall, un professore laico, un giardiniere e un bidello condannati nel 1936, rilevando però che la sanzione decisa dal Ministero della Pubblica Istruzione della Baviera – la revoca dell’autorizzazione a gestire istituti scolastici a quattro ordini religiosi – è del tutto sproporzionata e si collega alla volontà del regime di stroncare le scuole cattoliche. Anche sul caso di alcuni francescani di Waldbreitbach, in Renania, Mariaux rimane aperto all’ipotesi di una colpevolezza degli accusati, benché storici successivi non abbiano escluso una montatura nazista.

I casi – pochissimi ma reali – avevano determinato una fermissima reazione dell’episcopato. Il 2 giugno 1936 il vescovo di Münster, il beato Clemens August von Galen (1878-1946) – l’anima della resistenza cattolica al nazismo, beatificato nel 2005 da Benedetto XVI – fa leggere nelle Messe domenicali una dichiarazione dove esprime “il dolore e la tristezza” per gli “abominevoli delitti” che “coprono d’ignominia la nostra Santa Chiesa”. Il 20 agosto 1936 dopo i fatti di Waldbreitbach l’episcopato tedesco pubblica una lettera pastorale collettiva nella quale “condanna severamente” i responsabili e sottolinea la collaborazione della Chiesa con i tribunali dello Stato. Alla fine del 1936 le severe misure prese – a fronte di pochissimi casi, alcuni dei quali dubbi – dai vescovi tedeschi sembrano avere risolto i problemi reali. Sommessamente, i vescovi fanno anche rilevare che fra i maestri delle scuole di Stato e nella stessa organizzazione giovanile del regime, la Hitlerjugend, i casi di condanne per abusi sessuali sono molto più numerosi che nel clero cattolico.

È l’enciclica contro il nazismo di Pio XI che determina la grande campagna del 1937. Mariaux lo prova pubblicando istruzioni dettagliatissime inviate da Goebbels pochi giorni dopo la pubblicazione della Mit brennender Sorge alla GESTAPO, la polizia politica del Terzo Reich, e soprattutto ai giornalisti, invitati a “riscoprire” i casi giudicati nel 1936, e anche episodi più antichi, riproponendoli costantemente all’opinione pubblica. Alla GESTAPO Goebbels ordina di trovare comunque testimoni che accusino un certo numero di sacerdoti, minacciandoli di arresto immediato se non collaborano, anche quando si tratta di bambini. La frase proverbiale “c’è un giudice a Berlino”, che nella tradizione tedesca indica una fiducia nell’indipendenza della magistratura dai potenti di turno, vale però – entro certi limiti – perfino nel Terzo Reich. Dei 325 sacerdoti e religiosi arrestati dopo l’enciclica solo 21 sono condannati. È pressoché certo che fra questi ci siano degli innocenti calunniati. Quasi tutti finiranno nei campi di sterminio, dove molti moriranno.
Il tentativo di squalificare la Chiesa Cattolica su scala internazionale tramite le accuse di imm
oralità e pedofilia ai sacerdoti, invece, non riuscirà. Grazie al coraggio di Canaris e dei suoi amici e alla persistenza del gesuita detective Mariaux la verità verrà fuori già durante la guerra. La perfidia della campagna di Goebbels susciterà più indignazione dell’eventuale colpevolezza di alcuni religiosi. Il padre di tutti i panici morali in materia di preti pedofili scoppierà in mano agli stessi propagandisti del nazismo che avevano cercato di organizzarlo.

© Massimo Introvigne  – Fonte: Facebook su segnalazione di Massimo Introvigne