«Ricordare anche gli uomini del clero offesi nella loro dignità o perseguitati».

Il pontefice: la Chiesa stessa soffre per l’infedeltà di alcuni suoi ministri. «Non rassegnarsi ai confessionali vuoti»

ROMA – L’Anno Sacerdotale deve essere occasione per la Chiesa di un rinnovamento anche morale perchè ancora oggi, dopo le tante condanne della Santa Sede e delle Chiese locali per gli episodi di pedofilia, «ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri». Lo scrive il Papa nella Lettera ai sacerdoti pubblicata oggi, vigilia dell’apertura solenne dell’Anno Sacerdotale, che presiederà venerdì in San Pietro.

«SCANDALO E RIFIUTO» – «È il mondo – rileva il Pontefice – a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto». Per Bendetto XVI, «ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti». Papa Ratzinger ricorda la «fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione» e sottolinea «le numerose situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perchè partecipi della esperienza del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perchè incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero». «Come non ricordare – aggiunge – i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?».

«CONFESSIONALI DESERTI» – Quanto al rapporto con le rispettive comunità, per Benedetto XVI «i sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali nè limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli». Per questo li invita a ispirarsi all’esempio del curato d’Ars, patrono dei parroci, (che stava in confessionale fino a 16 ore al giorno, ndr) e chiede loro di imparare, di «mettere al centro delle nostre preoccupazioni pastorali» il sacramento della confessione, imparando dal curato «una inesauribile fiducia nel sacramento della penitenza».

da Corriere della Sera