di Don Antonello Iapicca

Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

IL COMMENTO

Al fondo d’ogni nostro cuore grida un’attesa. Tra i mulinelli d’una vita angosciata da mille problemi s’alza prepotente il desiderio d’essere salvati. Strappati a un’esistenza che spesso sembra non appartenerci. I soldi, i figli, il lavoro, le stesse vacanze. E la salute, così precaria. Eppure, dentro, una certezza sigillata, insopprimibile: vedremo il Messia. Questa vita ci è data per qualcosa di più. Di molto più Grande. Siamo nati per Lui. La nostra vita, ogni istante in fila sino a questo che stiamo vivendo ora, son tracce di Lui. Oggi festeggiamo la Presentazione al Tempio del Signore. L’offerta della Sua vita, primogenito d’una moltitudine immensa, al Padre che lo ha generato. Oggi il Signore è offerto a Dio, presentato al Tempio come la primizia d’una nuova creazione. E, nel Padre, è presentato a noi, Suo Tempio vivo, è consegnato alle nostre vite e alle nostre ore. Ed è segno di contraddizione, perchè sia svelata la verità di tante menzogne, e gli inganni, le ferite e i veleni, la radice infetta dell’inganno demoniaco. Lui per noi attraverso le mani di Maria, Madre Sua e Madre nostra, la dolcissima Chiesa che ci ama e ci cura con tenerezza ineffabile. Oggi Dio si fa carne consegnata alla nostra carne perchè sia redenta. Il grido e l’attesa oggi s’incontrano con la risposta. L’unica, la definitiva. Siamo salvi, in Lui ogni brandello di vita passata, le aride ossa disseminate senza più speranza in un deserto di ore buttate a servire idoli falsi e muti, ogni cosa di noi oggi, in Lui, è salvata. Riconciliata. Ogni pezzo di vita ritrova il suo posto, la luce della Sua misericordia ci ricrea uomini, persone, e tutto di noi riacquista valore. La nostra vita è oggi risorta e appare come un prodigio. Ora possiamo andare in pace, la verità delle nostre contraddizioni pacificate in un Bimbo che è Dio e ci consegna la Sua misericordia. Oggi, e sempre, tra le nostre mani, la Vita e l’amore infinito di Dio. I nostri occhi vedono la salvezza preparata da sempre per noi. Per ogni uomo.

Meditazione del giorno:

Beato Guerrico d’Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
1a omelia per la Purificazione, 3-5 ; SC 166, p.313s

« Luce per illuminare le genti »

Mi rallegro con te e ti benedico, o piena di grazia ; hai dato alla luce la Misericordia che è venuta su di noi. Hai preparato tu questo cero che ricevo oggi nelle mani [nella liturgia di questa festa]. Hai dato tu la cera a questa fiamma…quando, Madre senza corruzione, hai vestito di una carne senza corruzione il Verbo incorruttibile.

Fratelli, andiamo ! Oggi questo cero brucia nelle mani di Simeone. Venite a prendervi la luce, venite a accendervi i vostri ceri, voglio dire queste lampade che il Signore vuole che teniate nelle mani. « Guardate a lui e sarete raggianti » (Sal 33, 6). Non tanto per portare in mano delle fiaccole, quanto per essere voi stessi fiaccole che brillano dentro e fuori, per il bene vostro e per quello degli altri : … Gesù accenderà la vostra fede, farà brillare il vostro esempio, vi suggerirà la parola giusta, infiammerà la vostra preghiera, purificherà la vostra intenzione…

E per te, che possiedi dentro di te tante lampade accese, quando si spegnerà la lampada di questa vita, sorgerà la luce di quella vita che non si può spegnere. Sarà per te, di sera, come il sorgere della luce di mezzogiorno. Nel momento in cui pensavi di spegnerti, sorgerai come la stella del mattino (Gb 11, 17) e le tue tenebre saranno come il sole meridiano (Is 38, 10). Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna (Is 60, 19), perché la lampada della nuova Gerusalemme è l’Agnello (Ap 21, 23). A lui sia benedizione e splendore per i secoli ! Amen.