di Pierluigi Magnaschi
Tratto da Italia Oggi il 26 giugno 2010

Dal 10 al 15 giugno scorso sono state massacrate duemila persone della minoranza kirkiza nel Sud del  Kazakizistan che è una ex repubblica sovietica che si trova al confine con la Cina.

Kazaki e uzbeki, pur essendo entrambi musulmani e turcòfoni, sono divisi da antiche rivalità. L’attacco ha provocato anche l’esodo di 200 mila persone. L’eccidio è stato fatto da orde di giovani kazaki, alcuni dei quali vestiti da militari. Essi hanno aggredito gli uzbechi nelle due città di Ochet e Djelalabad che si trovano nel Sud del Paese. Si fa presto a sparare cifre. È più facile, per capire la drammaticità degli eventi, tener presente che duemila morti sono come cento volte le vittime di Piazza Fontana. E che 400 mila profughi, corrispondono al doppio delle intere popolazioni di quattro città come Pavia, Lodi, Cremona e Mantova. Purtroppo per le vittime, gli eccidi e l’esodo, sono avvenuti in paese appartato, difficilmente raggiungibile e che, per di più, assieme ai paesi confinanti, hanno dei nomi complicati, non solo difficili da memorizzare (come Turkmenistan, Uzbekistan, Kazikistan e Kirkizistan) ma anche molto simili fra di loro per cui, all’opinione pubblica mondiale, riesce difficile localizzarli. E un paese che non si sa dove sia, viene inevitabilmente percepito come un paese inesistente. Per cui anche gli esodi e gli eccidi che in essi dovessero verificarsi, sono, in parte, sterilizzati, cioè non vengono percepiti in tutta la loro drammaticità. Se poi si aggiunge che il Kazakistan non possiede materie prime e che il paese è già, nei fatti, spartito fra la Russia (che, dall’ultimo colpe, ha riguadagnato posizioni) e dagli Usa, che nel paese continuano a conservare un grande aeroporto che è diventato il luogo di transito per i rifornimenti delle truppe sue e della Nato in Afghanistan. L’eccidio è rimasto senza testimoni anche perché la polizia locale, che è formata da poliziotti di etnia kirkiza, ha fatto finta di non accorgersi di quanto stava avvenendo. Inoltre, non essendo, questo, un paese frequentato da turisti, perché non  possiede particolari attrattive, l’eccidio non ha potuto essere divulgato nemmeno da telecamere occasionali. Per cui anche la reazione dell’Onu è stata tardiva e flebile. A New York i kazaki non dispongono di difensori particolarmente interessati. La stessa Russia, che si suppone sia stata dietro al golpe che ha fatto fuori l’ex presidente Kourmanbek Bakiev, pur essendo stata invocata da più parti come forza di interposizione e di pace, se ne è ben guardata dall’inviare sue truppe anche perché, a dire il vero, è più amica degli assassini che agli assassinati.