Bilancio della prima tappa del pellegrinaggio papale in Terra Santa

AMMAN, domenica, 10 maggio 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha raggiunto gli obiettivi che si era proposto in Giordania, Paese dal quale si congederà questo lunedì per recarsi in Israele, considera il portavoce vaticano.

Padre Federico Lombardi, S.I., direttore della Sala Stampa vaticana, osserva che il bilancio di questo pellegrinaggio “è necessariamente molto positivo, perché il Papa ha potuto svolgere tutti gli incontri che erano in programma con grandissima serenità, con un’accoglienza molto calda, molto amichevole, da parte sia delle autorità dello Stato, della famiglia reale, sia da parte del mondo musulmano e poi anche grazie agli incontri con la comunità cristiana”.

“Mi pare molto saggio avere iniziato questo viaggio attraverso una porta di pace, una porta di serenità – riconosce il sacerdote, che è anche direttore della “Radio Vaticana” -. In questo momento, la Giordania è nel quadro del Medio Oriente un Paese sostanzialmente sereno e quindi il fatto di iniziare l’itinerario del Medio Oriente da questo punto credo che abbia reso l’avvio di questo viaggio di pace particolarmente positivo”.

Oltre alla visita al Monte Nebo, da cui Mosè vide la Terra Promessa, tra i grandi eventi del soggiorno nel Paese padre Lombardi ha sottolineato la visita di questo sabato alla moschea nazionale giordana.

Una crisi superata con l’islam

“Si vede che diventa, in un certo senso, sempre più normale, naturale, che il Papa in atteggiamento amichevole entri in un luogo di preghiera dei musulmani – ha commentato -. Questo è un segno del progresso del rapporto positivo tra cristiani e musulmani nel corso di questi anni”.

In questo senso, padre Lombardi afferma che già da tempo era stata superata la crisi nelle relazioni con l’islam seguita al discorso pronunciato dal Papa nel 2006 a Ratisbona.

“Come sappiamo, quando c’è un malinteso che tocca profondamente, ci vuole poi tutta una serie di passi, di tempi, per risanare completamente tutte le conseguenze – ha ammesso -. E quindi, non c’è poi neanche da stupirsi che continuino dei riferimenti a quel momento difficile”.

“Abbiamo, però, già più di due anni di esperienze positive, che da quel momento sono cominciate”, ricorda. Il principe Ghazi Bin Muhammed Bin Talal, cugino e consigliere del re di Giordania, ha evocato Ratisbona nel discorso che ha rivolto al Papa dopo la visita alla moschea, “ma ha detto chiaramente che è un capitolo definitivamente superato e poi ha salutato il Papa come Successore di Pietro, il che in bocca ad un capo autorevole del mondo musulmano è un saluto molto significativo”.

Sostegno alla minoranza cattolica

L’altro obiettivo che il Papa si prefiggeva di raggiungere in Giordania era il sostegno all’esigua comunità cristiana (circa il 3% della popolazione) e a quella cattolica in particolare (poco più dell’1,5%).

“Un’altra immagine bella” che il Papa porta nel cuore, ha aggiunto il portavoce, “riguarda il calore della comunità cristiana che accoglie il Papa”, come è avvenuto “nella cattedrale dei greco-melkiti, in cui veramente l’entusiasmo dell’accoglienza è stato impressionante”.

La Chiesa cattolica nel Paese, sostiene, è “una Chiesa che è viva e ha potuto dimostrarlo qui al Papa, non solo con l’accoglienza e con la cordialità e l’intensità dei momenti di preghiera insieme”, ma anche grazie ad “alcune circostanze importanti: al Centro Regina Pacis per i giovani e gli handicappati è stata inaugurata una nuova ala. Nell’Università di Madaba è stata posta la prima pietra ed è un’iniziativa di grandissimo rilievo, non solo per la Giordania, ma per tutto il Medio Oriente, in cui lo sviluppo che potrà avere il contributo che la Chiesa dà alla cultura nel Paese sarà estremamente significativo”.

“E poi le due pietre delle due chiese latina e greco-melkita, nella zona del Battesimo di Cristo, significano che anche fisicamente crescono i luoghi in cui la Chiesa si incontra. Certamente, il fatto che il passaggio del Papa sia stato collegato a queste belle circostanze, dice che è una Chiesa che si sente viva, vitale, e che guarda in avanti”.

Messaggio di pace a israeliani e palestinesi

Giungendo in Israele e nei Territori palestinesi, ha concluso padre Lombardi, il Papa spera che la visita “possa essere veramente un messaggio di pace, di riconciliazione, di incoraggiamento per le comunità cristiane che si trovano in difficoltà, che un messaggio di speranza, un messaggio di fiducia, un messaggio di amore possa dare un contributo efficace per migliorare la situazione in tutta l’area”.