di Giacomo Samek Lodovici
Tratto da Avvenire del 12 novembre 2009

L’agenzia internet Zenit ha riferito i risultati di uno approfondito studio americano, commissionato dalla società Morality in Media di New York, circa le nefaste conseguenze sui bambini, fino allo sfruttamento dei minori, prodotte già dalla pornografia che ha gli adulti per la possibile (anche se non necessaria) progressione diretta dal consumo di pornografia di adulti al consumo di pedopornografia, beninteso quando il consumo della prima è abituale e costante.

Quando una persona diventa dipendente dalla pornografia avverte il bisogno di materiale sempre più esplicito e ‘forte’, a volte deviante: un po’ – prosegue il rapporto – come avviene al tossicodipendente che ha progressivamente bisogno di aumentare le dosi o la tipologia delle sostanze stupefacenti. E questa logica psicologica può, beninteso non sempre, portare fino alla pedopornografia. Inoltre, Robert Peters (l’autore del rapporto), osserva che i fruitori di pornografia, a lungo andare – sottolineiamolo di nuovo – tendono a emulare i comportamenti visti nelle immagini: qualche volta arrivano persino alla pedofilia se hanno visto immagini e pratiche riguardanti i bambini. Anche perché – aggiungiamo noi, sulla scorta di un grande della filosofia morale greca come Aristotele – sollecitando e  assecondando certi desideri, si finisce per ottundere la propria coscienza morale, a cui sembra bene ciò che invece è male, persino la pedofilia. È un po’ quello che avviene a chi è fisicamente ammalato, per esempio gravemente febbricitante, che percepisce i sapori falsati, e avverte caldo oppure freddo anche quando la temperatura è gradevole.

Ancora, è vero che è molto difficile che un ragazzino visioni siti pedofili, ma, studiando i casi giunti in tribunale, Peters si è imbattuto in molteplici esempi di sfruttamento sessuale di minori in cui l’adulto aveva fornito pornografia di adulti al minore come ‘strategia di preparazione’, per desensibilizzare le sue remore morali e psicologiche verso le pratiche erotiche, per stimolarlo a scattarsi e ad inviare delle fotografie oscene, fino a riuscire a convincerlo a concedersi. Come scrive anche il sito della Polizia postale italiana, pedofili e molestatori di bambini approfittano della curiosità verso il sesso dei preadolescenti e degli adolescenti inviando materiale pedopornografico, ma inizialmente anche solo pornografico, per ridurre le loro inibizioni a parlare di sesso e per convincerli della ‘naturalezza’ dei rapporti sessuali tra adulti e bambini. Il rapporto di Peters contiene un’appendice con più di cento pagine proprio con casi giudiziari e con articoli riguardanti esempi di applicazione di questo metodo di ‘preparazione’ dei minori. Insomma, bisogna sollecitare i genitori a vigilare moltissimo sull’uso di internet da parte dei figli. Ecco perché bisogna vietare e contrastare con ogni possibile rigore il consumo di pornografia ai minori, perché un’educazione permissiva li espone a grandi rischi, non solo per la loro moralità: come abbiamo detto, essi rischiano di essere adescati da individui infami. Dunque, non bisogna demonizzare uno strumento straordinario e preziosissimo come internet, ma bisogna richiamare energicamente i genitori a un dovere di custodia. In tal senso, può essere utile tenere il computer in un luogo in vista della casa. Inoltre, sono molto utili (anche se non perfetti) diversi filtri, alcuni dei quali scaricabili gratuitamente. Il portale www.ilfiltro.it ne indica e ne ha testati diversi.