Non si può definire omicida la donna che compie un aborto

ROMA, domenica, 7 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il 5 marzo la Corte di appello di Katovice ha confermato la condanna del settimanale cattolico polacco “Gość Niedzielny” e del suo proprietario, cioè l’arcidiocesi di Katovice, a chiedere scusa e al pagamento del risarcimento ad Alicja Tysiąc.

La vicenda di Alicja Tysiąc, cittadina polacca madre di due figli nati con il parto cesareo e affetta da retinopatia progressiva, cominciò quando, accortasi di una gravidanza, si rivolse a un ginecologo chiedendo l’autorizzazione all’aborto a causa dei suoi problemi alla vista.

Il ginecologo escluse da subito qualsiasi collegamento causale tra la gravidanza e un eventuale peggioramento della miopia, scartando così la possibilità di abortire, che in Polonia viene concessa solo nel caso di violenza carnale, malformazione congenita o rischio per la vita della madre, che deve essere riscontrato da due specialisti.

La donna si recò in seguito da altri quattro specialisti (tre oculisti e un secondo ginecologo) che non ravvisarono nella gravidanza un pericolo per la sua vista; solo un medico generico accettò di compilare il certificato per avviare la procedura di aborto.

La signora Tysiąc partorì quindi il bambino con parto cesareo nel novembre 2000. In seguito ebbe un peggioramento della vista e decise di rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per ottenere giustizia.

Il 20 marzo 2007 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dello Stato polacco, multandolo di 25.000 euro, per il fatto che le sue leggi nazionali pongono dei limiti alla possibilità di abortire.

“Gość Niedzielny” ha quindi scritto degli articoli sulla vicenda che hanno offeso la signora Tysiąc, la quale si è rivolta al tribunale locale, che il 23 settembre 2009 ha ordinato al settimanale di pubblicare delle pubbliche scuse per il suo “linguaggio d’odio” e per “il paragone fatto con i criminali nazisti”.

Il settimanale cattolico polacco ricorse qundi in appello rifiutando tutte le accuse e sostenendo che non era stata sua intenzione quella di offendere la signora Tysiąc, quanto piuttosto quella di lottare per la tutela dei bambini non nati. A questo porposito, il settimanale aveva scritto che “l’aborto comporta l’uccisione di bambini innocenti e la madre che abortisce compie un omicidio”.

Intanto Alicja Tysiąc in Polonia è divenuta un’icona della lotta a favore dell’aborto, tanto che è sostenuta da numerose rappresentanti delle organizzazioni femministe di tutta Europa, che sono venute a manifestare la propria solidarietà davanti al tribunale di Katowice.

“Questo verdetto ci fa vedere come la lobby pro aborto cerchi di introdurre di nascosto in Polonia l’aborto su richiesta”, ha detto mons. Jozef Kloch, portavoce dell’episcopato polacco commentando il verdetto della Corte di appello.

Dal canto suo, il settimanale polacco ha commentato così la sentenza: “consideriamo questo giudizio ingiusto e limitante della libertà di parola. Ancora una volta Gość Niedzielny dovrebbe chiedere scusa per delle parole che non ha mai scritto”.

“Questo giudizio della Corte di appello – ha scritto – costituisce un pericoloso precedente per cui i Tribunali, interpretando in modo discrezionale il ‘contesto’ e il ‘messaggio generale’ degli articoli giornalistici, possono decidere su come deve essere la pubblicistica nell’ambito delle scelte morali ed etiche”.

“Questo comporta non solo una seria limitazione della libertà di parola ma anche una seria limitazione del diritto dei cattolici a partecipare al dibattito pubblico”, aggiunge infine.