Signor Presidente del Consiglio dei Ministri : per il bene del Paese, vuole fare una riforma giusta ed urgentissima ?

Signori della politica : sono troppo lunghi i silenzi e le sottovalutazioni della malattia mentale!

Da troppi anni insiste un velato e vergognoso silenzio delle Istituzioni sulle condizioni in cui “vivono” le famiglie dei malati psichici, i disagi degli stessi e la insicurezza dei cittadini.

I mancati provvedimenti legislativi carenti in oltre 32 anni, sono la dimostrazione del disinteresse o sottovalutazione che regna nel n/s Paese rispetto a questo grave disagio sociale, dove di tanto in tanto i mass media propongono velate spiegazioni o semplici riproposizioni di giudizi che pur portando audience e clamore, non vengono più “riesumanti” in questa  nostra “società delle esteriorità” .

Tutto resta in un assoluto assordante silenzio, mentre la malattia continua a mietere vittime, fra coniugi, parenti e consanguinei, soprattutto fra giovani ed ora anche tra adolescenti!

Ancora una volta dobbiamo ribadire che questa “problematica” necessita di una legislazione, urgentissima!, adeguata! ed efficace!, perché il rispetto della dignità del “malato” è essenziale in una società che vuol essere civile.

Fermo e sempre di attualità è il richiamo di Fedoro Dostoievski, il poeta russo esponente del naturalismo, “il grado di civiltà di una Nazione si soppesa con la constatazione in cui si trattano i malati mentali”.

Le famiglie coinvolte non manifestano chiassosamente : possono solo contenere la loro forza residua affinché non si spenga quel briciolo di speranza che ancora rimane per una concreta definizione.

Ma nel corso di questa 16° Legislatura, che forse è in fase di esaurimento, non possiamo non valutare la situazione, in quanto le peculiari problematiche delle persone affette da malattie mentali all’interno del più vasto e delicato tema dell’assistenza e dell’integrazione, non hanno usufruito di provvedimenti legislativi.

1.) In campo ONU, molto in breve, approvata dall’ONU nel dicembre 2006, la “Convenzione sui diritti delle Persone con Disabilità”, ha elaborato diritti civili e politici di questi “diversamente abili” ed alla partecipazione di diritto alla salute, al lavoro ed alla protezione sociale, riconoscendo il cambiamento di atteggiamento della società teso a far giungere la piena eguaglianza quali persone con menomazioni in un contesto sfavorevole che diventa disabilità, escludendo, con assoluta gravità, totalmente i sofferenti di problemi di natura psichica.

Condivido pienamente le giuste riserve del Vaticano per la parte inerente la riproduzione e la pianificazione familiare ( artt.23 e 25) in quanto autorizzando l’accesso ai servizi riproduttivi, favoriscono le limitazioni delle nascite, travisano il concetto responsabile dei rapporti sessuali, non promuovono la procreazione responsabile, adottano metodologie di sterilizzazione, favoriscono l’aborto, introducono l’eutanasia e quindi la negazione al diritto alla vita.

Ma siamo rimasti molto sorpresi dall’incauto agire del Governo Berlusconi.!

Ratificato in maniera inadeguata, approvando in toto la “Convenzione”,senza apportare quelle riserve come avevo “suggerito” usufruendo dell’art.47 nelle Petizioni), il Governo Berlusconi il 20 febbraio 2009 con il disegno di legge n.2121, di fatto ha introdotto con l’art.2, ripeto, l’eutanasia per tutti i disabili , in evidente contrasto con l’art.10 “per l’inalienabile diritto alla vita “, con l’art.15 dove “nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici, e con l’art. 16 dove si è “contro ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso e con l’art.25 lettera f) onde” impedire il rifiuto all’assistenza sanitaria o dei servizi sanitari, nonché di alimenti o liquidi a causa della disabilità”.

Pertanto, a n/s modesto parere, è essenziale, doveroso e non procrastinabile che le Pubbliche Istituzioni adottino opportuna vigilanza al fine di garantire ad ogni persona il diritto a continue e specifiche cure fino al compimento naturale della vita umana. Inoltre potrebbe subentrare la possibilità che tutti i disabili psico-fisici possono correre il rischio di subire violenze, come quel “budget del ricoverato” che se è vero, ripeto, offende la dignità della persona, nega il diritto alla vita e costituisce un crudele abbandono del malato, ancor più grave se disabile in tarda età od agonizzante, come pare succede nelle corsie ospedaliere italiane.

Aspettiamo una risposta dal Sen. Ignazio Marino e dall’On. Leo Luca Orlando, già Presidente di Commissioni Parlamentari “per il Servizio Sanitario Nazionale”il primo e per gli “Errori della Sanità” il secondo.

Aggiungo e suggerisco, per quanti sono lontani dalla vita quotidiana ed indotti ad un concetto restrittivo del “vivere”, una  profonda loro riflessione capace di dare risposte chiare e concrete alle questioni della vita e della morte!

2.) In campo europeo, in breve, l’Associazione “Cristiani per servire” ( la prima Associazione in Europa a richiedere un adeguamento uniforme sulla salute mentale e ne siamo orgogliosi !) ha espresso al Presidente del Parlamento Europeo con Petizione n.146/99 ( pubblicata su Official Journal of European Communitie c. 175/7 del 21.06.1999) e risposta ( 29 maggio 2000 CM/412554 IT doc. PE 290.531) la carenza di una politica sanitaria sull’handicap mentale ed in seguito il disappunto per le politiche sociali adottate in materia di disabilità per le mancate iniziative che dovevano contribuire a garantire un tenore di vita dignitoso ai più deboli sotto il profilo professionale e quello personale.

Vedere sito internet http://europa.eu.int/comm/commissioners/prodi/regcp/registre.cfm?CL=it

La Direttiva Comunitaria concernente l’occupazione derivante dall’art.13 del Trattato UE è vero che permette di promuovere e proteggere i diritti delle persone disabili, ma i malati mentali abbisognano di cure e strutture adeguate, con personale specializzato e non di lavoro fin quando la malattia non si risolve in meglio.

Non parliamo, poi, di quello ”Anno Europeo dedicato ai disabili” e del “modello sociale” preventivato, dal lato economico-sociale che doveva essere “trasportato” nelle leggi degli Stati membri della UE entro il 2003. Ma l’Unione Europea ha attivato quel controllo?

Viene da chiedersi il perché l’Unione Europea, in presenza di poche iniziative, ha considerato una esteriorità quell’Anno Europeo dedicato ai disabili?( vedere nel n/s sito internet i n/s susseguenti interventi).

La approvazione della Costituzione Europea,il cui principio fondamentale è la difesa della dignità dell’uomo, ha posto nel Preambolo Parte 2° comma 3° “la persona al centro dell’azione dell’Unione Europea” considerando la generica disabilità, che non comprende specificatamente l’handicap mentale.

La n/s Associazione con una Petizione rivolta al Parlamento Europeo ha “rivendicato e richiesto”, anche in virtù del principio di sussidiarietà e proporzionalità , una Direttiva Comunitaria necessaria per creare servizi, cure e strutture adeguate per tutti gli Stati membri della UE, in considerazione di una libera circolazione in sicurezza (art.66) delle persone sia in Italia come negli altri Stati membri a fronte dei gravi rischi per i numerosi casi di violenze attuate da persone portatrici di malattie mentali nei confronti di parenti, passanti, emigrati o vicini di abitazione.

Di fronte al diniego di quella Direttiva, abbiamo proposto Ricorso  n.44330/06 alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo di Strasburgo, purtroppo con un esito negativo che ci ha lasciati molto perplessi e dopo .

In data 16 luglio 2009 abbiamo richiesto al Presidente del Parlamento Europeo On.Jerzy Buzek una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria con uguale validità in tutti i 27 Stati UE ed in risposta in data 4 maggio 2010 con prot.A(2010)8749 EN cl mi cominica di ripresentare un sollecito affinchè si possa emanare una Normativa in tal senso.

( Vedere una più ampia esposizione nel sito internet : http://diglander,libero.it/cristianiperservire

3.) In campo italiano, in breve, il problema malattia mentale (ancora una volta “dimenticato” nella legge finanziaria affonda le radici in epoche remote (legge n.36 del 1904), primo provvedimento legislativo organico in materia ,che istituiva il “manicomio”, quale struttura cardine dell’assistenza ai malati mentali. Le esigenze di controllo e di custodia dell’epoca lasciano il malato in balia di una istituzione spersonalizzante e scarsamente terapeutica.

Il secondo periodo avviene con l’approvazione della legge Mariotti nel 1968 che introduceva il ricovero volontario in ospedale psichiatrico ed istituiva i Centri di Igiene Mentale (CIM).

Il terzo periodo si apre con la legge 180/1978, approvata in tutta fretta sotto la spinta minacciosa di un referendum abrogativo, nella convinzione che rimanendo sconfitta la consultazione popolare, il “manicomio”, (che dopo viene chiamato Ospedale Psichiatrico) avrebbe riportato una maggioranza schiacciante.

La legge ha il merito di aver determinato il passaggio dal prevalente interesse custodialistico ad un approccio terapeutico e tolta quella vergogna del secolo trascorso.!.

Ma permangono inadeguati alle necessità gli attuali servizi di diagnosi e cura per i pazienti acuti e cronici e ripropongono gli aspetti peggiori dei vecchi “manicomi”.

La legge 180, priva del Regolamento d’Applicazione, “ordinò”la chiusura degli Ospedali Psichiatrici e la legge 833/1978 ne assorbì il retaggio non modificando nulla, perché in termini pratici la carenza di adeguate strutture è più che evidente e tutt’ora persistente.

Esaminiamo molto velocemente quello che è avvenuto.

Vi è da ricordare che nel 2003 “Anno Europeo dedicato ai disabili”, sempre la n/s Associazione, aveva richiesto nel semestre italiano di Presidenza Europea una Direttiva Comunitaria di maggiori equilibrio tra i diritti dei malati psico-fisici a quelli dei cittadini malati europei, anche, per una garanzia d’incolumità generale.

Premesso che il Testo Unico sulla disabilità ( elettoralmente promesso dal Presidente Berlusconi), nel quale trovino spazio le diverse normative sull’handicap oggi troppo frammentate, non è stato ancora introdotto in Italia e non possiamo dimenticare che sono circa 10 milioni le persone che nel n/s Paese soffrono di disturbi di tipo mentale, nelle maggior parte affidate alla cura delle rispettive famiglie e gli “altri malati” un po’dovunque…!

Nonostante i numerosi appelli e Petizioni della n/s Associazione al Governo ed al Parlamento, questi non hanno ancora predisposto soluzioni efficaci e concrete per aiutare questi “malati” costretti spesso a vivere un’esistenza piena di disagi e con loro le famiglie, con ripercussioni negativi e per la sicurezza sulla n/s società.

La legge n.4/2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” persegue l’obiettivo di riconoscere e tutelare il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici.

Provvedimenti sono stati assunti per estendere la particolare tutela giurisdizionale,come quelli accordati ai disabili vittime di discriminazioni nel contesto lavorativo ed a quelle situazioni in cui il disabile risulti destinatario di trattamenti discriminatori al di fuori del rapporto di lavoro.

La legge n.6/2004 ha introdotto nel n/s Ordinamento la figura dell’Amministratore di Sostegno .Tale norma prevedendo che il beneficiario del provvedimento di tutela conservi la capacità di agire per tutti gli atti diversi da quelli che richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore, puntualmente indicati nel decreto di nomina, cerca di rendere la tutela delle persone non in grado di provvedere pienamente a se stesse più flessibile e vicina alle reali esigenze degli interessati, concretizzando un ulteriore passo verso la piena salvaguardia dei diritti dei disabili.

4.) Per l’ennesima volta l’Associazione “Cristiani per servire” ha richiesto al Parlamento Italiano ed a quello Europeo la possibile formazione di un Fondo Speciale Economico (DOPODINOI) a favore dei malati psico-fisici, amministrato da un Ente pubblico, al quale confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che in eredità andrebbero loro.

Un “cruccio” un grosso interrogativo che assilla, giustamente, le famiglie ed inoltre ritengo necessaria ed urgente l’attivazione e stimolazione della ricerca scientifico-farmacologica sulle malattie mentali.

Ancora una volta desideriamo ripetere che la n/s Associazione non usufruisce, né ha mai chiesto o chiede contributi finanziari occulti o palesi a nessuno, ma solo “spinti” dalle ferme intenzioni di fare il nostro dovere di cristiani e di cittadini.

Pur nella consapevolezza che la strada da percorrere è lunga e che quel poco che è stato fatto finora ancora non soddisfa le necessità dei malati delle loro famiglie e della società, la n/s Associazione ritiene che le misure sopra evidenziate costituiscano un passo significativo, ma non sufficiente, verso il completamento di politiche socio-sanitarie che abbiano veramente a cuore le esigenze dei portatori di handicap.

Ma domandiamo, ancora una volta, all’On. Pier Ferdinando Casini, dove è andato a finire il Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’assistenza psichiatrica sulla malattia mentale, sparito dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005.?

5.) Ed in ultimo, ma non certamente in ordine d’importanza, a commento della “Giornata Nazionale per la salute mentale”celebrata il 4.12.2004 ed indetta con Direttiva ( e non decreto) del 26.6.2004 (Gazz.Uff.n.174 del 27.7.2004) dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, si osa sperare :

1.)      che non sia stata la sintesi del programma del Governo Berlusconi di allora e di oggi per la soluzione di questa realtà sociale, da troppo tempo ignorata ;

2.)      ogni attenzione rivolta alla promozione della vita umana, merita da parte dell’Associazione,un riconoscimento al proponente della Direttiva, al Governo Berlusconi, purché sia utile e pratica.

3.) in quella Direttiva, però, non sono risultati e non ravvisati, comunque, elementi d’urgenza, né programmi o intendimenti per la realizzazione di future strutture volte alla prevenzione, cura e reinserimento sociale dei “malati” e questo ha amareggiato noi, le famiglie e preoccupa tutt’ora l’opinione pubblica”.

4.)      ed ancora ci hanno sorpreso, in quella “Giornata”, e continua a sorprenderci le ispirate proposizioni di soluzioni così povere d’intenti, che contraddicono con la logica e la formazione medico-umanistica, perché occorrono soluzioni concrete e solide;

5.) per la promozione dell’informazione, l’ Associazione “Cristiani per servire” ha richiesto anteriormente al 13.5.2001 e tutt’ora chiede, l’indizione di una Giornata Nazionale di Informazione sul tema malattia mentale, come ipotizza la Commissione Europea in risposta a n/ richiesta del 14.11.2000 prot. n. 15406, trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 1.12.2000 e da questa al Ministero della Sanità. (non certamente valutata) (vedere documentazione nel sito internet dell’Associazione )

6.)      per sensibilizzazione, solidarietà, prevenzione o cultura dell’accettazione dei malati mentali con il concetto di curabilità, sono le Istituzioni che devono presiedere questi valori, ma con mezzi validi quali il legiferare opportunamente, servizi specifici, cure e strutture adeguate e non con il silenzio, disinteresse, rissosità politiche interne od esterne, che emarginano i malati mentali ;

7.) vogliamo aggiungere e rilevare la mancata “difesa”del lato mediamente economico, che costituisce vera emarginazione e vergogna, infatti il “malato” che vive in famiglia percependo, oggi 2010, euro 256,67 al mese (considerato che non tutti godono di euro 480,47 per l’accompagnamento) riesce solo a sopravvivere.!

Queste, in breve, quello che da anni abbiamo apertamente sempre detto, come sopra riportato ( punti 1, 2, 3 e 4 ) ed a commento di quella “Giornata Nazionale per la salute mentale”, che ha avuto un costo economico molto rilevante e non ha portato alcunché al grave ed urgente disagio sociale.

(Ogni tanto, anche se in breve, qualche sassolino dalle scarpe bisogna toglierlo !)

In conclusione di questo n/s dire, molto in succinto, è’ il Parlamento la sede naturale di ogni iniziativa ed è auspicabile che omogeneità d’intenti, mirati a concetti di cui sopra, possano chiudere quella parentesi che si è aperta oltre 32 anni or sono con la chiusura dei “manicomi” senza realizzare strutture alternative.

Bisogna, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri Lei che è saggio, avere la forza di finirla con i discorsi, ( non solo Suoi), Simposi, Conferenze, Convegni, Giornate, manifestazioni esteriori o quant’altro, passando una buona volta a fatti solidi e concreti, prima delle non impossibili elezioni politiche anticipate e non, ripetiamo, inutili parole che non tutelano i diritti dei “malati”, che non aiutano le famiglie e non danno sicurezza a tutti i cittadini.

Il mondo cattolico e della sofferenza, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, aspetta con certosina pazienza! Ma fino a che punto ?

Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire